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Paternò, la relazione sullo scioglimento: «Amministrazione asservita ai clan mafiosi»

Dai debiti fuori bilancio ai buoni Covid alla criminalità: ecco come il Viminale ha smontato il sistema

02 Gennaio 2026, 00:21

Paternò, la relazione sullo scioglimento: «Amministrazione asservita ai clan mafiosi»

Cinquantadue pagine per spiegare i motivi per cui il ministro Matteo Piantedosi ha proposto lo scioglimento per mafia del Comune di Paternò. Cinquantadue pagine che prendono in esame i diversi settori dell’Ente, concentrandosi sulle deleghe ricoperte dagli ex amministratori Turi Comis e Pietro Cirino e sull’ex sindaco Nino Naso.

Lo spaccato descritto è terrificante. Parole che, in alcuni passaggi, pesano come macigni: «I contenuti delle relazioni, prefettizia e della commissione d’indagine - si legge - hanno evidenziato la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti tra componenti dell’amministrazione locale ed esponenti della criminalità organizzata di tipo mafioso».

Molte pagine della relazione sono riservate all’operazione “Athena”, attività antimafia condotta dai carabinieri di Paternò che ha visto coinvolti anche l’ex sindaco Naso, l’ex assessore Comis, l’assessore della prima Giunta Naso, Pietro Cirino, il capo della criminalità organizzata Vincenzo Morabito e l’esponente mafioso Natale Benvenga, accusati di voto di scambio politico‑mafioso. VMorabito e Benvenga, nel procedimento in primo grado, in abbreviato, sono stati condannati; per il sindaco Naso e per Comis si attende la prima udienza, nel procedimento con giudizio immediato; ha scelto invece il rito ordinario Pietro Cirino.

Andando alla relazione il primo elemento che emerge è l’evasione continua dal pagamento delle tasse di Tari e Imu del sindaco Nino Naso dal 2012. Il primo cittadino ha avanzato la richiesta di mettersi in regola, solo dopo l’arrivo dei commissari, nel gennaio 2025. Evasori anche diversi consiglieri comunali di maggioranza e opposizione.

Nella relazione si fanno anche i nomi del presidente del Consiglio, Marco Tripoli, e dell’ex vicesindaco della prima Giunta Naso, Ezio Mannino. Con loro anche altri consiglieri, con i nomi non specificati. «Almeno in alcuni settori - si legge nella relazione - l’agire amministrativo è stato sviato dal fine pubblico a vantaggio anche di interessi di soggetti vicini, contigui, o intranei ad organizzazioni criminali con conseguente snaturamento e distorsione delle funzioni di servizio e della rappresentanza politico‑amministrativa».

In questo contesto, dicono ancora i commissari, l’apparato burocratico non sarebbe stato un baluardo concreto all’illegalità, con una quasi totale assenza di controlli preventivi antimafia. Irregolarità, dicono i commissari, sono state riscontrate anche in tema di appalti e affidamenti concessi sia in somma urgenza che no. Nel mirino finisce in particolare una società incaricata del servizio di cura dei cani randagi con il Comune che tra il 2017 e il 2024 ha riconosciuto diversi debiti fuori bilancio, per una somma di oltre 330mila euro. E poi i contributi economici del periodo Covid concessi a persone vicine a famiglie mafiose. Dito puntato anche contro «l’elevato numero di commissione consiliari» che ha determinato un aumento dei costi per l’Ente. E poi l’organizzazione della festa di S. Barbara e il settore dello sviluppo economico.