×

lo scontro

Grand Stand Arena, l'opposizione contro il Comune: «Palermo usata come deposito dell'usato di Roma»

Il progetto di portare l'impianto alla Favorita per l'amministrazione è un intervento per il quartiere Borgo Nuovo

Antonio Giordano

02 Gennaio 2026, 16:57

Grand Stand Arena, l'opposizione contro il Comune: «Palermo usata come deposito dell'usato di Roma»

Le forze di opposizione in consiglio comunale hanno depositato un'interrogazione indirizzata al sindaco Roberto Lagalla per fare chiarezza sul progetto della Grand Stand Arena. L'operazione prevede il trasferimento a Palermo, all'interno del Parco della Favorita, di una struttura sportiva dismessa dal comune di Roma, per un investimento complessivo superiore ai 6 milioni di euro. I consiglieri contestano la legittimità dell'intervento, evidenziando come la Favorita sia un'area sottoposta a vincoli monumentali e paesaggistici, e sollevano dubbi sulla convenienza economica di acquistare e rimontare un impianto usato, realizzato nel 2018 per scopi temporanei e con una vita utile limitata.

I consiglieri firmatari — Randazzo, Argiroffi, Giaconia, Giambrone, Di Gangi, Franco Miceli, Teresi, Amella, Carmelo Miceli, Arcoleo, Piccione, Mangano, Forello e Giuseppe Miceli — hanno usato toni durissimi, affermando che «Palermo viene trattata come pattumiera d’Italia. Con la "Grand Stand Arena" la città diventa il deposito dell’usato del governo e della Lega. Si tratta di un’operazione che rischia di trasformare Palermo nell’ennesima destinazione finale di strutture dismesse altrove, secondo una logica che nulla ha a che fare con la rigenerazione sociale e molto con una visione coloniale del Mezzogiorno». Secondo l'opposizione, il progetto verrebbe impropriamente ricondotto al Decreto-legge Modello Caivano, che per Palermo individua tassativamente solo il quartiere Borgo Nuovo: «Forzare questo quadro normativo per il Parco della Favorita significa piegare la legge a un’operazione politicamente discutibile».

Gli esponenti della minoranza hanno inoltre sottolineato le criticità tecniche dell'operazione, spiegando che «lo stesso Ragioniere Generale del Comune segnala rischi evidenti»: assenza di un piano economico-finanziario, incertezza sui costi di gestione e mancanza del parere della Soprintendenza. Palermo dovrebbe spendere milioni per un bene di cui non è certificata la convenienza, mentre il Comune è sottoposto a piano di riequilibrio finanziario pluriennale.

Per i consiglieri, questa scelta rifletterebbe una precisa impostazione politica: «Questa logica richiama la visione della Lega e del governo nazionale, che esportano al Sud strutture usate e soluzioni calate dall’alto mentre le vere periferie restano prive di interventi strutturali». Palermo non ha bisogno di diventare la pattumiera d’Italia, chiediamo trasparenza: vogliamo rigenerare davvero le periferie o continuare a usare la città come deposito dell’usato del potere centrale?