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Termovalorizzatori

Il Tar Sicilia rimanda al mittente il ricorso della società dei Leonardi contro il Piano regionale rifiuti. La sentenza: «Non era autorizzata»

Il governatore Schifani esulta: «È la prima decisione che ci da ragione, attendiamo con fiducia le prossime valutazioni dei giudici»

Luisa Santangelo

05 Gennaio 2026, 16:16

06 Gennaio 2026, 16:42

Svelati i termovalorizzatori di Palermo e Catania. «Entro il 2026 l'avvio dei lavori»

Il termovalorizzatore che sorgerà a Bellolampo, Palermo

Il Tar della Sicilia ha dichiarato inammissibile l’impugnazione presentata dalla società Gesac srl, attualmente in amministrazione giudiziaria, contro il Piano di gestione dei rifiuti della Regione Siciliana, che contempla tra l’altro la costruzione dei termovalorizzatori di Palermo e Catania. Per i giudici amministrativi di Palermo, nella decisione di non ammettere il ricorso ha avuto un ruolo proprio l'elemento del sequestro cui è sottoposta l'azienda della galassia della famiglia Leonardi di Lentini. La scelta di dare mandato a un avvocato per difendere gli interessi della società è stata data, scrivono i magistrati, dall'amministrazione giudiziaria «in assenza di una preventiva autorizzazione del giudice delegato». Cioè senza che il tribunale di Catania avesse dato il suo via libera (arrivato successivamente).

La società Gesac aveva chiesto l'annullamento dell'ordinanza del Commissario straordinario per i rifiuti Renato Schifani, con la quale si aggiornava il Piano regionale di gestione dei rifiuti (stralcio rifiuti urbani). Si tratta, cioè, del documento all'interno del quale sono stati inseriti i termoutilizzatori di Catania e Palermo come soluzione a uno dei peggiori mali che affliggono la Sicilia: la gestione dell'immondizia e lo strapotere delle discariche private.

La contestazione dell'impresa nasce da un fatto: la ditta aveva presentato l'istanza per il rilascio della Paur, l'autorizzazione regionale unica, al progetto di una discarica per rifiuti non pericolosi da realizzarsi in contrada Scalpello nel Comune di Lentini. Ventuno ettari e 2.752.538 metri cubi di immondizia da potere abbancare. Una discarica non inserita nel piano regionale e, quindi, di fatto esclusa dalle previsioni sui flussi di spazzatura in Sicilia. Da qui la decisione di impugnare il Piano e tutti gli atti a esso collegati.

La Gesac, sequestrata nell'ambito del processo Mazzetta sicula - che ipotizza un giro di corruzione nella gestione dell'immondizia con al centro la famiglia Leonardi -, aveva chiamato in giudizio la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell'Ambiente, la presidenza della Regione Siciliana, il commissario straordinario nonché gli assessorati regionali dell'Energia e del Territorio e ambiente.

«È la prima sentenza che respinge un ricorso contro il Piano rifiuti» – commenta il presidente della Regione Siciliana e commissario straordinario, Renato Schifani –. Altri procedimenti sono ancora pendenti, ma attendiamo con fiducia le decisioni dei giudici, certi di avere sempre operato nel rispetto delle regole e nell’interesse della collettività. Il percorso è ormai tracciato e andiamo avanti convinti che la realizzazione dei termovalorizzatori consentirà una gestione più efficiente dei rifiuti: meno discariche, minori costi e maggiori livelli di igiene, con un miglioramento concreto della qualità della vita dei siciliani».

«Per quanto la ricorrente nel presente giudizio non abbia dato notizia di essere sottoposta alla misura dell’amministrazione giudiziaria, tale circostanza è pacifica ed è emersa in corso di causa», scrivono i giudici del Tar di Palermo. Ne consegue, aggiungono i magistrati, che «l’amministratore giudiziario esercita i propri poteri in qualità di ausiliario del giudice penale delegato nell’ambito dei procedimenti aventi a oggetto le misure di prevenzione, essendo altresì soggetto, nell’esercizio delle proprie funzioni, al potere di vigilanza del presidente della Corte d’Appello».

La decisione di fare ricorso al Tar contro un atto amministrativo regionale è, sottolineano i giudici, un fatto di «straordinaria amministrazione». E, come tale, andava autorizzato dal giudice a cui l'amministratore giudiziario deve rispondere. E questo anche quando l'amministratore giudiziario e l'amministratore delegato della società sono la stessa persona. Non vale, dice il Tar di Palermo, che il giudice abbia successivamente autorizzato l'amministratore a stare in giudizio. Perché quell'autorizzazione mancava nel momento in cui il ricorso è stato proposto, rendendolo nullo

Come ha già sottolineato il presidente della Regione: questo ricorso non è l'unico a pendere sul Piano rifiuti della Sicilia e, per osmosi, sui termovalorizzatori di Palermo e Catania. Il percorso degli inceneritori, intanto, va avanti. Proprio alla fine dell'anno il governatore ha presentato i render dei due impianti.