Sociale
Un nuovo sguardo su San Cristoforo: la mostra fotografica che cambia le prospettive sul pregiudizio
"Si muove la città" è il progetto curato da Caritas insieme ai giovani del quartiere e visibile da oggi al Museo diocesano di Catania
«Decenni di pregiudizio hanno trasformato San Cristoforo in un luogo di problemi e bruttezza. E questo non è vero. Noi vogliamo superare questo limite dello sguardo». A dirlo è don Nuccio Puglisi, direttore della Caritas diocesana di Catania, che così sintetizza il senso del progetto "Si muove la città – Sguardi sul quartiere San Cristoforo". Foto in giro per il quartiere, fatte dai più giovani - abitanti, volontari e studenti - per svelare complessità, bellezza e generatività di un quartiere altrimenti condannato da una narrazione unilaterale e indirizzata a evidenziare gli aspetti di degrado dei luoghi, difficoltà economiche degli abitanti e persistenza di fenomeni di illegalità. Vicoli, monumenti storici, aree abbandonate e altre rifiorite, momenti di quotidianità e tracce di una vitalità straordinaria che, sono stati svelati stamattina al Museo Diocesano. La mostra sarà visitabile da oggi fino al 12 febbraio, dalle 9 alle 18.

La mostra fotografica è promossa dalla Caritas Diocesana di Catania nell'ambito del progetto nazionale "Percorsi di speranza" di Caritas Italiana che ha cpoinvolto 14 Città Metropolitane. La mostra è stata realizzata con la collaborazione scientifica del dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Catania, con il coordinamento del professor Carlo Colloca che si occupa di sociologia urbana presso DSPS-UNICT, e col prezioso contributo di una rete di associazioni del territorio, a partire da Assieme per San Cristoforo «realtà nata ormai un anno fa aggregando decine di associazioni, col contributo del Cantiere per Catania», ha ricordato Colloca. A presentare la mostra monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania, Valeria Pisasale, commissario arcivescovile della Confraternita Maria Santissima del Soccorso (ente gestore della Caritas), don Nuccio Puglisi, direttore della Caritas Diocesana. Presente, inoltre, anche l'assessora ai Servizi Sociali del Comune, Serena Sporto, oltre a decine di operatori, volontari, parroci e abitanti del quartiere.
«All'indomani della conclusione dell'anno giubilare - dichiara l'arcivescovo Renna - è bello vedere realizzati questi percorsi di speranza che fanno muovere la città non verso un futuro indefinito ma nel presente perché sono già abitati da persone che si sono incontrate, che hanno trovato la nostra attenzione, che si sono sentite ascoltate. E oggi ne apprezziamo anche la narrazione con le parole e con le immagini che sentiamo appartenere alla nostra città, alla nostra vita ecclesiale. Non sono degli estranei solo perché li vediamo in foto, ma sono accanto a noi. L'immagine ci dà l'opportunità di fermarci e fermarsi significa riflettere». Un focus dell'arcivescovo anche sul video reportage, presentato nel corso della mattinata, che restituisce il percorso del progetto attraverso il racconto dei protagonisti e di un ospite speciale: «In una testimonianza ha parlato Leo Gullotta, nato nel quartiere Fortino di Catania, un luogo molto popolare, e dopo decenni ricorda ancora la ricchezza di umanità che ha ricevuto. In questi quartieri noi scopriamo la bellezza delle relazioni, di chi si fida degli altri, di chi cerca ciò che è essenziale e ci spinge a basare la nostra vita su ciò che è essenziale. A questo ci spinge l'amore di Cristo, a questo ci conduce una speranza che vuole essere di tutti».

Il percorso si è articolato su due canali fondamentali, come illustrato da Valeria Pisasale: «La mostra di oggi emerge da un lavoro di progettazione e di costruzione di relazioni che prosegue ormai da oltre un anno. Abbiamo coinvolto oltre sessanta persone, tra abitanti, volontari, ricercatori, professionisti, attraverso i laboratori partecipativi che hanno permesso di costruire una vera e propria comunità di progetto coinvolgendo tutti gli attori del territorio che hanno sviluppato bisogni, riflessioni e prospettive sul quartiere". Parallelamente è stato attivato il workshop di fotografia partecipativa per under 35, condotto da "fotografi professionisti dello studio Visualazer, che ha sviluppato nei giovani partecipanti capacità narrative, tecniche visive e sensibilità sociale: il risultato è questa mostra, che restituisce uno sguardo inedito su San Cristoforo».
"Si muove la città" è quindi una mostra che si traduce come una dichiarazione di intenti: anche le periferie si muovono, e queste fotografie vogliono ridisegnare la dignità di luoghi e persone, illustrare il potenziale racchiuso anche nei contesti più difficili. Allo stesso tempo declina per immagini la rivendicazione del diritto alla bellezza, alla dignità, alla narrazione da parte di chi abita i margini. È la dimostrazione che la fotografia partecipata può diventare strumento di cittadinanza attiva, di riscatto, di costruzione di memoria collettiva. Un processo compiuto con il contributo del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali e del CdL Magistrale in Politiche e Servizi Sociali: «Questo progetto – precisa il prof. Carlo Colloca – sta consentendo, in sinergia con attori sociali e cittadini, di condurre un’analisi sociologica sul quartiere di San Cristoforo, e aree limitrofe, dalla quale emerge che il bisogno di casa, a Catania, continua ad essere una questione sociale. La vulnerabilità abitativa sta assumendo tinte e dimensioni nuove rispetto al passato. La molteplicità di attori coinvolti (ad esempio giovani coppie e anziani autoctoni, ma anche cittadini stranieri regolarmente residenti), la varietà di tipologie di interventi e la complessità nell'identificare il bisogno rendono necessario l'introduzione di un nuovo paradigma delle politiche abitative».
La mostra "Si muove la città" è stata resa possibile grazie al contributo e al lavoro corale di numerosi soggetti: Assieme, per San Cristoforo, Associazione Cappuccini Catania, Cantiere per Catania, Centro Astalli Catania, Comunità Sant'Egidio, Parrocchia Sacratissimo Cuore di Gesù dei Cappuccini, Ufficio Comunicazioni sociali dell'Arcidiocesi di Catania.