gli arresti
Non solo Can Yaman, chi sono gli altri protagonisti dell’inchiesta turca che scuote spettacolo e business
Tra club iconici e hotel di lusso, l’indagine della procura di Istanbul travolge volti noti: al centro i locali Klein Phonix e l’Hotel Bebek. In carcere il produttore Muzaffer Yıldırım, mentre nuove perquisizioni ridisegnano la mappa della movida
L’indagine della Procura di Istanbul su uso e facilitazione di sostanze stupefacenti (e, in alcuni filoni, favoreggiamento della prostituzione) è esplosa nel cuore della movida, toccando personaggi dello spettacolo, tra cui Can Yaman, l'attore che ha dato il volto a Sandokan, dell’imprenditoria e del mondo influencer. Due luoghi-simbolo emergono sopra tutti: il club Klein Phonix e l’iconico Hotel Bebek, scrigno dell’alta società affacciato sull’acqua. Al centro della bufera, il produttore e proprietario dell’hotel, Muzaffer Yıldırım, in custodia cautelare da inizio gennaio. Le immagini dei controlli e i nomi dei fermati hanno incendiato le timeline, ma dietro lo shock si muove una rete di date, atti e numeri che meritano di essere messi in fila con precisione.
Tra la notte del 5 gennaio 2026 e il 7 gennaio 2026, a seconda delle ricostruzioni, Muzaffer Yıldırım viene fermato e poi sottoposto a misura cautelare insieme ad altri 18 indagati, per un totale di 19 arresti nel filone che tocca l’Hotel Bebek. La data del 7 gennaio è indicata da diverse testate turche; la testata italiana che ha rilanciato il caso segnala invece il 5 gennaio come giorno di ingresso in carcere. La discrepanza è in parte spiegata dai diversi momenti tra fermo, convalida e custodia.
All’alba del 10 gennaio 2026, circa 200 unità della Jandarma eseguono una nuova perquisizione all’Hotel Bebek, proseguendo le attività di sequestro e raccolta prove. In parallelo, gli agenti della polizia si concentrano sul Klein Phonix, club tra i più frequentati della megalopoli.
In questo arco temporale, sono numerosi i nomi circolati tra fermi, interrogatori, rilascio e, in alcuni casi, arresto. Spiccano l’attrice Selen Görgüzel, la ex presentatrice Nilüfer Batur Tokgöz, l’imprenditore dei media Burak Altındağ, la showgirl Ceyda Ersoy (nota come una delle “Ciciş Kardeşler”), e il manager alberghiero Arif Altınbulak. Parte dei coinvolti viene rilasciata dopo gli atti di rito; altri rimangono sottoposti a misure. In un’operazione precedente, erano finiti sotto esame anche volti televisivi come l’attore Doğukan Güngör. Il quadro, come sempre in queste fasi, è dinamico: posizioni giuridiche e imputazioni possono evolvere con gli esiti delle analisi tossicologiche e con gli atti della procura.
I luoghi-simbolo: Klein Phonix e Hotel Bebek
Il Klein Phonix è un marchio radicato nella night culture di Istanbul: line-up internazionali, estetica industrial, un pubblico trasversale che va dal creativo al finanziere. Non è il primo locale ad essere finito sotto i riflettori in un Paese dove la regolazione della vita notturna e la moralità pubblica sono temi di periodica frizione politica. La perquisizione odierna non equivale a una condanna per il club, ma segna un punto di non ritorno nella percezione mediatica: un locale-icona associato, nelle carte dell’indagine, al capitolo “facilitazione dell’uso di stupefacenti”. Saranno i riscontri, non i sospetti, a chiarire la portata.
L’Hotel Bebek, invece, gioca in un’altra categoria: mito della tradizione alberghiera turca, terrazze panoramiche e clientela high profile tra artisti, imprenditori e ospiti internazionali. La figura di Muzaffer Yıldırım — produttore e proprietario della struttura — incarna la doppia vocazione: hospitality di lusso e network culturale. Secondo gli atti citati dalla stampa, le contestazioni a suo carico riguardano l’ipotesi di “party privati con tolleranza verso l’uso di droghe” e, in alcuni filoni paralleli, l’ombra di attività illecite legate a festini riservati. Accuse da verificare punto per punto nelle sedi opportune.
Chi è Muzaffer Yıldırım: il profilo dell’uomo al centro del ciclone
Il nome di Muzaffer Yıldırım non è nuovo agli addetti ai lavori. Imprenditore legato all’intrattenimento e alla produzione, con un portafoglio che negli anni ha incrociato club e progetti hospitality, Yıldırım ha consolidato la sua immagine all’interno di un ecosistema — quello della nightlife di Istanbul — capace di muovere milioni e di attrarre investimenti legati a turismo, eventi e media.
Le cronache turche riportano che, nel corso delle perquisizioni domiciliari, sarebbero stati rinvenuti materiali riferibili a giochi d’azzardo privati destinati a “clienti speciali”. Anche qui, il condizionale è d’obbligo: gli esiti giudiziari potranno confermare o smentire come quei reperti si incastrino nel quadro dell’accusa principale.
I personaggi: tra interrogatori, rilasci e misure cautelari
La cronologia degli ultimi giorni ha visto alternarsi foto segnaletiche, ingressi scaglionati in tribunale e rilasci. Oltre a Muzaffer Yıldırım, il quadro comprende: l’attrice Selen Görgüzel, la ex conduttrice Nilüfer Batur Tokgöz e altre figure femminili fermate in un’operazione presso l’Hotel Bebek; il general manager Arif Altınbulak, legato alla gestione della struttura; l’influencer Burak Altındağ e la showgirl Ceyda Ersoy, entrambi nell’elenco degli arrestati; l’attore Doğukan Güngör, ascoltato in precedenza e poi rimesso in libertà, così come altri volti dello spettacolo.Molti nomi restano tecnicamente “indagati” e non “imputati”, e la presunzione di innocenza rimane intatta fino a eventuale sentenza definitiva.
La geografia del divertimento sotto esame
Dalla costa chic di Bebek ai magazzini di Karaköy, la movida istanbulita degli ultimi 10 anni ha alimentato un ecosistema che vale centinaia di milioni tra turismo, ristorazione, clubbing e produzioni. L’Hotel Bebek si colloca nel quadrante “heritage” — cocktail bar storici, affacci, design — mentre il Klein Phonix incarna la linea “club culture” — sound system, DJ internazionali, programmazione fino all’alba. Due lati della stessa medaglia: l’inchiesta tocca la loro funzione sociale più che l’estetica, interroga i controlli interni, la due diligence sugli ospiti e la gestione dei rischi (security, privacy, procedure anti-abuso). Il messaggio implicito agli operatori è chiaro: per la Procura non esistono “zone franche” nella nightlife.