il caso spartacus
Esclusa dal concorso perché non iscritta a un albo inesistente: la Regione Siciliana condannata per "colpa grave"
La "burocrazia creativa" è illegittima: 15mila euro di risarcimento alla candidata esclusa ingiustamente
Chiedere un requisito impossibile da soddisfare per escludere un candidato non è solo una svista burocratica, ma una "colpa grave" che obbliga l’Amministrazione a risarcire il danno. Lo ha sancito il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana chiudendo un contenzioso durato oltre dieci anni legato al famigerato "Progetto Spartacus".
L'Assessorato regionale della Famiglia e del Lavoro è stato condannato a risarcire con 15.000 euro (oltre interessi) una professionista agrigentina, C.D.C., ingiustamente estromessa da una selezione pubblica per esperti in politiche attive del lavoro. La vicenda, emblematica di una certa "burocrazia creativa", risale al 2013. La candidata, difesa dagli avvocati Girolamo Rubino e Calogero Marino, era stata esclusa perché non iscritta all’Albo regionale degli operatori della formazione professionale. Peccato che, all'epoca, quell'albo non fosse mai stato istituito: un paradosso giuridico che ha visto l'Amministrazione pretendere l'iscrizione a un registro inesistente.
Nonostante l’evidenza dell’errore, la Regione aveva respinto ogni istanza di riesame e il Tar, in prima istanza, aveva persino confermato l'operato pubblico. È servita la tenacia della ricorrente e la strategia dei suoi legali per ribaltare il verdetto. Se già nel 2019 il Cga aveva accertato l'illegittimità dell'esclusione, la vera battaglia si è giocata sul piano del ristoro economico.
Il Tar aveva inizialmente negato il risarcimento, sostenendo che il "Progetto Spartacus" non fosse mai decollato a causa dei rilievi della Corte dei Conti, rendendo il danno "non effettivo". Il Cga ha però smontato questa tesi: l'azione amministrativa ha violato i principi di legalità, imparzialità e correttezza. Secondo i giudici, la responsabilità della Pubblica Amministrazione è scattata nel momento in cui ha calpestato le regole elementari della selezione pubblica.