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“Un solo fendente” per "quelle foto" e la morte di uno studente: cosa sappiamo davvero dell’omicidio di Youssef

L’indagato ammette la sua rabbia per degli scatti fotografici. L'arma del delitto portata a scuola da casa e ispezione ministeriale

Laura Mendola

17 Gennaio 2026, 17:08

“Un solo fendente”, il silenzio in un bagno di scuola: cosa sappiamo davvero dell’omicidio di Youssef

Pochi secondi, tanti sono bastati per consumare la tragedia della gelosia tra adolescenti all'interno di una scuola superiore a La Spezia. A morire è stato Abanoub Youssef, 18 anni, italiano di origini egiziane, colpito da un coetaneo con “un solo fendente” capace di lacerare organi vitali. L'arma, un coltello da cucina, sarebbe stata portata da casa. L'indagato, Atif Zouhair, 19 anni, ha detto ai magistrati di averlo colpito “per delle foto” scambiate con la ragazza che frequenta. Su quella frase si sta misurando l'indagine, che valuta l'ipotesi di premeditazione.

Il fatto: i minuti che hanno cambiato tutto

La sequenza di rabbia e rancore si svolge la mattina di venerdì all'istituto professionale Einaudi–Chiodo di La Spezia. Il diverbio tra i due giovani inizia nel bagno della scuola durante l'intervallo. Poi un solo colpo, inferto con una lama di oltre 20 centimetri. Il fendente diventa letale perché provoca lesioni interne e un'emorragia massiva. Un docente prova a tamponare la ferita sino all'arrivo dei soccorsi. Youssef viene trasportato all'ospedale Sant'Andrea e operato, ma in serata — intorno alle 20:00 — l'Asl comunica il decesso.

Le parole dell'indagato: “L'ho colpito per quelle fotografie”

Nell'interrogatorio di convalida, Atif Zouhair ammette il gesto e indica il presunto movente: “Non doveva fare quello che ha fatto. Scambiare quelle foto con la ragazza che frequento”. Una versione che collima con le prime dichiarazioni raccolte dagli inquirenti. Il giovane viene arrestato con l'accusa di omicidio e trasferito in carcere. Gli atti sono al momento secretati, fanno sapere dalla Procura, che intende valutare l'aggravante della premeditazione alla luce dell'arma introdotta a scuola.

Il presunto movente e il nodo delle “foto”: tra social e vecchie immagini

Amici e familiari della vittima sostengono che Abanoub “non stava sui social” o, quanto meno, non in modo tale da pubblicare immagini recenti: l'unica foto menzionata sarebbe “vecchissima”, scattata quando Abanoub e la ragazza — conosciuta fin da bambini — erano piccoli. Dunque non un post pubblicato di recente, ma una vecchia immagine girata in chat o riemersa in un contesto che resta da chiarire.

Qualche compagno riferisce di una gelosia coltivata nel tempo, altri di messaggi e screzi nelle ore precedenti con l'avviso “domani ti aggiusto io”. Gli inquirenti hanno un compito chiaro: stabilire se esistano contenuti digitali, data e contenuto delle immagini, eventuali provocazioni e la reale incidenza dei social in un litigio esploso dal vivo e degenerato in omicidio.

L'arma portata da casa e l'ombra della premeditazione

La lama — descritta come un coltello da cucina con manico scuro — non appartiene alla dotazione della scuola. Più fonti convergono sul fatto che l'indagato se la sarebbe portata da casa, elemento che spinge la Procura a considerare l'aggravante della premeditazione. Questo non significa che una pianificazione completa sia già provata: il diritto penale richiede di dimostrare la volontà di preparare l'azione e non soltanto la disponibilità dello strumento. Ma la scelta di uscire di casa con un'arma idonea a offendere, e di introdurla all'interno di un istituto, pesa.

La scuola, la città, lo Stato: la risposta immediata

La morte di Abanoub scuote La Spezia. La sera stessa, gli studenti organizzano un corteo silenzioso nel centro storico. Il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale della Liguria dispone un'ispezione all'istituto Einaudi–Chiodo per acquisire atti, verificare procedure, ricostruire eventuali segnalazioni precedenti su comportamenti a rischio e sull'ingresso di oggetti vietati. È un passaggio amministrativo importante: non cerca colpe penali, ma valuta cosa non ha funzionato e come ridurre il rischio in futuro.