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l'arresto

Incastrata dalle telecamere mentre sparge benzina: 73enne di Raffadali finisce dietro le sbarre

Sei mesi di inferno: l'ossessione di una nonna-stalker terrorizza un'intera famiglia

Redazione Agrigento

18 Gennaio 2026, 11:43

Carabinieri

Carabinieri

Un vero e proprio “inferno” domestico durato sei mesi, fatto di danneggiamenti, biglietti minatori e il terribile spettro del fuoco. Si è conclusa con l'arresto e il trasferimento in carcere la vicenda che ha visto protagonista una donna di 73 anni di Raffadali, I.L., accusata di stalking ai danni del proprio vicino di casa.

Il provvedimento di custodia cautelare, eseguito dai carabinieri della locale stazione, è stato convalidato dal GIP del Tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, che ha ritenuto il carcere l'unica misura adeguata a proteggere la vittima e la sua famiglia.

L'escalation: dalle pietre alla benzina

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la persecuzione sarebbe iniziata nel giugno scorso. Alla base dei dissidi, una convinzione della donna: era certa che il vicino le avesse danneggiato l'automobile. Da quel sospetto è nata una spirale di violenza crescente.

Il primo episodio documentato risale all'estate scorsa, con il lancio di pietre contro la vettura della vittima. Ma è con l'inizio del 2026 che la situazione è degenerata pericolosamente. Prima un biglietto dal tono inequivocabile: “Se trovo qualcosa fuori posto ti vengo a prendere”, poi il gesto più grave. La donna avrebbe infatti cosparso di benzina sia il portone dell’abitazione dell'uomo, sia l'ingresso della sua attività lavorativa, trasformando il timore in vero e proprio terrore per l'incolumità fisica dell'intero nucleo familiare.

Le indagini e la prova video

A incastrare la 73enne sono state le moderne tecnologie di sorveglianza. I militari dell'Arma hanno infatti acquisito i filmati di una telecamera che avrebbero ripreso l'indagata durante le sue incursioni. A conferma del quadro accusatorio, una perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire il contenitore utilizzato per il liquido infiammabile, con ancora evidenti tracce di benzina al suo interno.

La decisione del GIP: "Solo il carcere può fermarla"

Nonostante la difesa affidata all’avvocato Antonino Gaziano, per la donna si sono aperte le porte del carcere. Nella sua ordinanza, il giudice Micaela Raimondo ha sottolineato la pericolosità della condotta e l'alto rischio di reiterazione del reato, aggravato dal fatto che indagata e vittima vivono a stretto contatto. La vicinanza logistica, unita all'astio accumulato, rendeva impossibile l'applicazione di misure meno afflittive per garantire la serenità e la sicurezza della persona offesa.