Cantieri navali di Palermo
Nel "processo amianto" condanne per due dirigenti Fincantieri, la Fiom: "Sentenza fondamentale"
Il sindacato: "Gli operai sono stati costretti a lavorare per decenni con l’amianto senza alcuna protezione e informazione sulla sua pericolosità"
Francesco Foti della Fiom con il legale Fabio Lanfranca
“Processo amianto”: per la Fiom Palermo ha un significato di grande rilievo la sentenza della terza sezione della Corte di Appello di Palermo che ieri ha condannato i dirigenti dello stabilimento palermitano di Fincantieri, Giuseppe Cortesi, a due anni di reclusione, e Antonino Cipponeri, al risarcimento dei danni, in uno stralcio del processo di rinvio della Cassazione, che aveva annullato le precedenti assoluzioni.
Il processo infatti ha avuto un iter molto travagliato. Gli imputati erano stati condannati in primo grado, in due distinti processi poi riuniti in appello, per aver cagionato la morte di 50 operai, non avendo adottato alcuna forma di protezione per evitare ai propri dipendenti l’inalazione di polveri di amianto, materiale estremamente pericoloso per la salute umana, massicciamente utilizzato nel Cantiere Navale di Palermo nelle lavorazioni di riparazione e trasformazione navale per le sue proprietà ignifughe e per il costo contenuto.
La seconda sezione della Corte di Appello aveva ribaltato le pronunce di condanna di entrambi gli imputati, ritenendo cessata l’esposizione ad amianto presso lo stabilimento Fincantieri di Palermo all’inizio degli anni ’80, nonostante numerosissime testimonianze rese da operai del Cantiere Navale e la ricostruzione effettuata dai periti attestasse il copioso impiego dell’amianto a Palermo almeno fino alla metà degli anni ’90.
Oggi, dopo la decisione della Cassazione che ha ritenuto errata l’assoluzione, arriva la pronuncia di condanna della Corte di Appello di Palermo.
Per l’avvocato Fabio Lanfranca, che nel processo assiste la Fiom e i familiari di un lavoratore morto per asbestosi, “si è impedito il processo di revisionismo storico volto a minimizzare le gravissime responsabilità di Fincantieri per la strage di operai avvenuta nel cantiere navale di Palermo. Non è affatto vero che a Palermo l’amianto non venisse più utilizzato a partire dagli anni Ottanta”. L’avvocato Lanfranca, che aveva fatto ricorso in Cassazione contro la pronuncia di assoluzione, con il conseguente ritorno in Corte d’Appello, aggiunge: “abbiamo ottenuto giustizia per chi non c’è più ed è importante che si sia ristabilita la verità storica dei fatti”.
“Una sentenza che ci dà ragione” - aggiungono Francesco Foti, segretario generale della Fiom Palermo e Sicilia, con Serafino Biondo, Rsu e Rls Fincantieri e Marco Biondo, segretario organizzativo Fiom Palermo e Rsu Fincantieri - “non è stata la sfortuna ad uccidere gli operai del cantiere navale di Palermo ma il fatto che sono stati costretti a lavorare per decenni con l’amianto senza alcuna protezione e informazione sulla sua pericolosità. Incredibile che si sia arrivati ad affermare che l’amianto non c’era più e che era cessato ogni pericolo: è veramente un grande risultato, che non riporta in vita gli operai morti ma dà a loro e a tanti altri giustizia”.