l'anniversario
Mafia, i quarant'anni del Maxiprocesso a Palermo: per il sindaco Lagalla «Un atto di riscatto» Meloni: «Lo Stato non arretra»
Il ricordo e il documentario di Pasquale Scimeca a Palazzo Bonocore
Palermo celebra il quarantesimo anniversario dell'apertura del Maxiprocesso, l'evento giudiziario che il 10 febbraio 1986 riscrisse la storia della lotta alla criminalità organizzata. Il sindaco Roberto Lagalla ha voluto sottolineare l'importanza del quarantennale definendolo «un passaggio che ha segnato una svolta epocale nella storia di Palermo, della Sicilia e dell’intero Paese». Secondo il primo cittadino, il dibattimento «dimostrò, per la prima volta in modo chiaro e inequivocabile, che Cosa nostra poteva essere indagata, compresa e colpita come un’organizzazione criminale unitaria».
Lagalla ha rivolto un pensiero commosso ai protagonisti di quella stagione, ricordando che il processo fu possibile solo «grazie alla straordinaria capacità investigativa, al rigore giuridico e al coraggio civile di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino», insieme a tanti magistrati, forze dell’ordine, collaboratori e servitori dello Stato che hanno pagato anche con la vita il loro impegno nella lotta alla mafia. Tra questi, il ricordo è andato anche a Ninni Cassarà, autore del rapporto da cui ebbe origine l'inchiesta.
Il sindaco ha poi evidenziato la portata sociale dell'evento: «Il maxi processo non fu solo un evento giudiziario, ma un atto di riscatto collettivo. Rappresentò la risposta dello Stato a chi pensava che la violenza e l’intimidazione potessero soffocare per sempre la libertà e la dignità di questa città». Da quel momento, ha proseguito Lagalla, «Palermo ha iniziato un lento ma profondo cambiamento culturale, fondato sulla legalità, sulla partecipazione e sulla responsabilità civile».
Proprio per trasmettere questa memoria alle nuove generazioni, a Palazzo Bonocore è stato proiettato in anteprima il documentario "Il Maxiprocesso" del regista Pasquale Scimeca. L'opera condensa 1.400 ore di registrazioni in una sintesi di cinquanta minuti dedicata alle scuole. «Giordano insegna ai giovani due cose: la dirittura morale e il rispetto delle regole», ha spiegato Scimeca riferendosi ad Alfonso Giordano, il presidente che portò a termine il giudizio di primo grado che contava 475 imputati.
In conclusione, Lagalla ha ribadito la necessità di mantenere vivo il ricordo di quegli anni: «Ricordare oggi quel passaggio storico significa rinnovare un impegno: custodire la memoria di chi ha sacrificato tutto per la giustizia e continuare, ogni giorno, a costruire una città libera dalle mafie, più giusta e più consapevole del proprio futuro». Al lancio del documentario, finanziato dall'Unione Europea e da Legacoop Sicilia, hanno partecipato anche il presidente del tribunale Piergiorgio Morosini e Stefano Giordano, figlio del magistrato Alfonso.