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Tributi

L’Imu fa boom a Palermo, 13 milioni più del previsto

I maggiori incassi provenienti dall’imposta si attestano a quasi 48 milioni contro i 35 comunicati in bilancio si riapre il confronto sull’aumento dell’addizionale Irpef. Cresce anche il gettito della tassa di soggiorno

16 Febbraio 2026, 07:00

08:59

L’Imu fa boom a Palermo, 13 milioni più del previsto

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Più soldi dalle tasse, quasi 13 milioni dall’Imu, più argomenti (o motivi di scontro) nella caccia alla soluzione dell’enigma dell’addizionale Irpef in procinto di aumentare. Il fulmine a ciel sereno, sereno si fa per dire, è di quelli che lo rischiara di più. Oppure lo incendia, di polemiche già ampiamente emerse nell’ultima seduta di consiglio comunale. Le entrate tributarie da versamenti Imu fanno boom e crescono come lievito di un buon 40 per cento sulle previsioni.

Il dato, che spalanca prepotentemente la questione già aperta dell’addizionale Irpef da votare il consiglio con la caccia a fonti finanziarie capaci di sterilizzare la stangata fiscale per i cittadini. Così la determina dirigenziale n. 19368 del 22 dicembre scorso adesso ha il conforto e la polpa dei numeri alla virgola: l’importo definitivamente accertato degli incassi da Imu è per il 2025 di 47 milioni 518mila 635 euro e 21 centesimi, con un incremento di 12 milioni e gli stessi decimali della somma effettivamente riscossa, in più rispetto alla previsione di 35 milioni di euro. Insomma, praticamente 13 milioni in più.

All’Imu in ascesa libera si aggiunge anche il maggiore introito garantito dalla tassa di soggiorno, che si attesta, alla data del 12 febbraio, sugli 11 milioni di euro a fronte di un dato di bilancio comunicato di 10,2 milioni. Soltanto nel settembre sorso, la Ragioneria generale aveva consgnato alla città stime di 7,5 milioni in più di entrate tributarie rispetto alla stessa porzione del 2024.

Proprio la tassa di soggiorno era stata, nel corso dell’ultima, bizzarra, seduta di consiglio, al centro degli interventi dell’opposizione e delle spallucce della maggioranza e di fonti interne all’amministrazione, che giudicano le maggiori somme garantite dalla tassa insufficienti a parare il colpo dell’aumento Irpef. Così, a Carmelo Miceli, leader siciliano di Progetto Civico Italia e consigliere del gruppo misto, e a Ugo Forello di Oso, aveva ribattuto Dario Chinnici, capogruppo del partito vicino al sindaco Roberto Lagalla. Ora, questi quasi 13 milioni di Imu in più potrebbero far cambiare prospettiva.

La strada annunciata dal sindaco, con il colpo di scena di cui abbiamo raccontato, cioè la richiesta al presidente Giulio Tantillo di temporeggiare nell’approvazione della delibera che fisserebbe l’aliquota dell’addizionale all’1,404 per cento con un aumento dello 0,374 per cento. Una richiesta su una proposta di delibera portata in aula in via “doverosa”, poiché - e questo l’amministrazione lo ha anche detto e ammesso - per sterilizzare la percentuale aggiuntiva, quale che sia la maniera, bisogna comunque aumentare l’Irpef. Lo comanda l’Accordo Stato-città, la cui disarmonia testuale con il Piano di riequilibrio è il vero problema della giunta Lagalla.

Il sindaco ha infatti chiesto il rinvio perché sarebbero in arrivo “importanti novità” nell’interlocuzione con il Ministero dell’Economia che ha come scopo la modifica del patti con lo Stato: un dialogo che ha come termine ultimo il 28 di questo mese, e che Lagalla aveva annunciato già nelle ultime ore del 2025, quando il ragioniere generale Paolo Bohuslav Basile aveva rimarcato l’urgenza di procedere all’aumento dell’addizionale comunale. La “pena” in caso di inadempienza è la perdita pro quota dei denari garantiti dal patto con Roma, che in tutto vale 180 milioni di euro.

Alcuni bene informati suggeriscono che “le importanti novità” potrebbero essere rese note già nella giornata di oggi, resta da capire se l’Imu della provvidenza cambierà le carte, e le strategie, in tavola.