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il caso

Carini, la gita negata ai bambini disabili

La vicenda denunciata dopo alcuni episodi in provincia in cui minori con autismo sono stati esclusi: «Senza l’operatore igienico personale impossibile la loro partecipazione»

20 Febbraio 2026, 08:24

Carini, la gita negata ai bambini disabili

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«Senza l’operatore igienico personale i bambini con disabilità gravi non possono partecipare alle gite». La vicenda viene denunciata a Carini, dopo alcuni episodi in cui minori affetti da autismo sono stati esclusi dalle uscite didattiche: a rilanciare l’emergenza è Giovanni Gallina, referente del comitato CittadinanzaAttiva, che denuncia una situazione definita «una ferita per la comunità e per il principio stesso di inclusione».

Attualmente alcuni istituti hanno sostituito la figura professionale con i collaboratori scolastici, i quali sono responsabili dell’assistenza di base e dell’aiuto dei servizi igienici degli studenti disabili, eccetto quelli gravi: inoltre, sottolinea Gallina, «per uscire in gita il collaboratore non può essere obbligato con un ordine di servizio a partecipare a gite o viaggi d’istruzione». Al centro della questione quindi c’è l’assenza dell’operatore igienico-personale durante le attività fuori dagli istituti scolastici: senza questa figura specializzata, molti alunni con disabilità non possono ricevere l’assistenza necessaria. «Il collaboratore scolastico – spiega il referente di CittadinanzaAttiva - pur svolgendo un ruolo fondamentale, non ha le competenze specifiche necessarie per garantire supporto adeguato in questi contesti. Il risultato è che alcuni bambini restano esclusi». Dall’inizio dell’anno scolastico insieme al Comitato Oip Carini Gallina, raccogliendo le richieste di numerosi genitori, ha portato avanti un’azione per garantire il servizio negli istituti: alcuni risultati hanno permesso agli studenti di avere il supporto necessario ma, sottolinea, «persistono situazioni scoperte che non possono essere ignorate».

Un recente episodio ha riacceso il dibattito sulle responsabilità durante le attività extrascolastiche. È stato segnalato il caso di una bambina con disabilità che, durante le lezioni, riceve assistenza da un collaboratore scolastico. Tuttavia, in occasione delle uscite didattiche, lo stesso collaboratore, non essendo formalmente autorizzato a lasciare il proprio incarico, non ha potuto accompagnarla.

«Questo vincolo organizzativo ha creato un vuoto assistenziale proprio nel momento della gita – spiega Gallina - per consentire comunque la partecipazione della studentessa, la scuola avrebbe autorizzato la presenza di un assistente igienico-personale esterno. Una decisione motivata dalla volontà di garantire inclusione, ma che ha sollevato interrogativi sulle procedure adottate e sulla ripartizione delle responsabilità».

Difficoltà analoghe si erano verificate l’anno scorso, quando un ragazzo disabile della terza media stava per essere escluso dal viaggio: «È partito solo grazie alla tenacia della madre – sottolinea il referente del comitato – ma solo dopo diverse lotte: sono difficoltà che si incontrano ogni anno, come se quando si propone un viaggio non si sapesse della presenza di questi ragazzi. Tutto dovrebbe essere progettato tutto in funzione di loro, invece la realtà è diversa».