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Le carte

Caso Invitalia e Tari non pagata a Palermo, ci fu la telefonata per il “condono”

Non si spegne la polemica sul presunto tentativo di un dirigente di esentare dal pagamento della tassa

20 Febbraio 2026, 07:00

08:20

Caso Invitalia e Tari non pagata a Palermo, ci fu la telefonata per il “condono”

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, Massimo Rizzuto telefonò al responsabile Tari durante il sopralluogo di accertamento della tassa in capo a Invitalia spa, sostenendo la legittimità dell’esenzione. Risposta: no. L’Invitalia story non finisce, anzi si arricchisce di nuovi dettagli e carte. Spunta la relazione di una delle figure chiave, appunto il responsabile del servizio Tari Fabrizio La Malfa, sull’accaduto, quel 3 giugno 2025, quando il dirigente di nomina fiduciaria Massimo Rizzuto avrebbe tentato di “salvare” Invitalia spa da un accertamento sulla tassa dei rifiuti relativa all’occupazione della sede ai Cantieri culturali alla Zisa. Lo attestano il verbale dei tecnici dell’area Tributi e la nota del ragioniere generale Bohuslav Basile. Basile aveva suggerito anche l’immediato esposto a procura e Anac. Notabene: pagare la Tari per Invitalia significherebbe sanzioni al 200 per cento, come previsto per gli evasori totali.

A parlare della telefonata erano stati solo i funzionari verbalizzanti, eccola: Rizzuto - scrive La Malfa - «comunicava che l’occupazione era stata concessa dal marzo 2025 a seguito di protocollo di intesa con l’amministrazione, per progetti finanziabili con fondi extracomunali, e pertanto riteneva applicabile l’esenzione. Lo scrivente precisava che nessuna esenzione poteva essere riconosciuta non essendo contemplata dal vigente regolamento». La Malfa consigliò anche di «riferire ai rappresentanti della società l’eventuale esistenza di locali già occupati in capo alla Città metropolitana (Palazzo delle Ferrovie) ai fini di non incorrere in omessa dichiarazione».

Era seguita, si sa, un’alluvione di carteggi finita nel pentolone della “guerra dei tributi”, che vede su trincee contrapposte la direzione generale, guidata da Eugenio Ceglia e, dall’altra parte, lo stesso La Malfa con la capo area Maria Mandalà, autrice dell’ordine di sopralluogo nei locali precedentemente occupati da Invitalia, nell’ex Palazzo delle Ferrovie di via Roma, poi dirottato alla Zisa per cambio domicilio. I due, è noto anche questo, sono finiti nel mirino del procedimento disciplinare in seguito alla vicenda della contestazione dei collaboratori amministrativi e dei sistemi informativi destinati a mansioni superiori ai Tributi, verso i criteri di progressione verticale adottati dal Comune, che secondo loro li avrebbero penalizzati. Nella circostanza, La Malfa e Mandalà avevano firmato una nota che avvertiva dei riflessi negativi connessi alla minacciata astensione dalle mansioni superiori de facto, decisive, secondo i dirigenti, per non inceppare la macchina tributaria. La nota era stata firmata anche da Marilena Sireci, responsabile del contenzioso, che però non era stata coinvolta nel procedimento disciplinare concluso con la “condanna” rispettiva a sette e tre giorni di sospensione senza retribuzione per Mandalà e La Malfa. Anche Rizzuto ha evitato il procedimento, suscitando le contestazioni delle difese dei due dirigenti nel “processino”.

Nello stesso calderone, le varie risposte via via pervenute. Ceglia ha rilevato la mancanza di presupposti per l’azione disciplinare, rimarcando la presenza di Rizzuto sul posto in qualità di responsabile del partenariato pubblico privato. Il dg ha scritto anche che Rizzuto avrebbe esibito ai funzionari il titolo di occupazione, una concessione gratuita cui si accompagna il protocollo di intesa con Invitalia e una direttiva sindacale del 2023. La carta di comodato è venuta fuori dopo che il capo area del Patrimonio, Luigi Galatioto, aveva cercato invano un titolo, facendo sorgere dubbi sulla possibile occupazione abusiva da parte di Invitalia.