i numeri
Quote rosa al 40 per cento, via alla riforma: nella provincia di Palermo ci saranno 30 donne in più nelle giunte in pochi anni
Come cambieranno le amministrazioni comunali per mettersi in linea con la nuova legge sulla parità di genere
La parità di genere nelle amministrazioni locali resta un obiettivo ancora lontano nei principali comuni della provincia di Palermo, in cui la quantità di donne nelle principali giunte è irrisoria. L’approvazione all’Ars del ddl enti locali introduce l’obbligo del 40 per cento di "quote rosa" nei componenti delle squadre di assessori dei comuni sopra i 3mila abitanti, in una realtà in cui i numeri attuali raccontano ancora forti squilibri, soprattutto nei centri più popolosi. Un divario che, alla luce della nuova norma regionale che si adegua a quella nazionale, impone un cambio di passo già a partire dalle prossime tornate elettorali.
Attualmente sono solamente 17 le donne in giunta nei primi dieci comuni per popolazione tra capoluogo e provincia, su 73 membri totali, tra sindaci ed assessori. Per allineare complessivamente la situazione alla nuova norma del ddl enti locali ne servirebbero almeno altre 12 per arrivare a 29, quindi al 40 per cento, considerando un totale unitario, mentre all’interno dei singoli comuni la disparità è ancora più evidente.
Tra gli 82 comuni della provincia, poco più della metà sarà interessata dalla norma, ossia 46. A Palermo, e nei nove centri più popolosi della provincia, la situazione di divario di genere è al momento impietosa. La giunta del capoluogo comprende oltre al sindaco Lagalla dieci assessori: tra di loro sono presenti solo due donne. Secondo la nuova legge, al rinnovo della giunta dovrebbero essere almeno quattro. A Bagheria, secondo centro per grandezza in provincia, una sola assessora su una giunta di sette (otto considerando il sindaco, Filippo Tripoli). Stessa situazione a Carini e Partinico, mentre Monreale si adegua a Palermo. Tra questi cinque comuni, solo uno – Carini – andrà alle elezioni nella primavera del 2026, per Palermo e Partinico il rinnovo è previsto l’anno prossimo mentre per Bagheria e Monreale si dovrà aspettare addirittura il 2029.
Al contrario, al diminuire della popolazione, il divario diminuisce considerando anche la dimensione delle giunte comunali. Sotto i 30mila abitanti infatti, la legge prevede una giunta compreso il sindaco di 6 componenti. Tra Misilmeri, Termini Imerese, Villabate, Cefalù e Terrasini sono 10 le donne in carica – tra cui la sindaca Maria Terranova di Termini, al suo primo mandato e unica donna in carica tra tutti e dieci comuni – su 30 membri totali, numeri superiori rispetto ai cinque comuni più popolosi con sole 7 donne su 42. Anche in percentuale, la differenza è evidente: 30 per cento contro il 17 per cento dei primi cinque centri in della provincia con oltre 30mila abitanti.
Proprio tra i più piccoli però ci sono i rinnovi più prossimi: in primavera andranno al voto Misilmeri, Termini Imerese e Villabate, in autunno Terrasini e nel 2027 Cefalù, quindi la situazione potrebbe cambiare. Quest’ultimo comune inoltre, è l’unico tra i primi dieci con più abitanti che rispetta attualmente la nuova norma sulle quote rosa: la giunta del primo cittadino Daniele Tumminello conta infatti 3 donne su 5 (40 per cento considerando anche il sindaco nel totale). Poco meno di una ventina di donne, invece, si aggiungeranno nei restanti 36 Comuni più piccoli.
Quante nomine servirebbero quindi, per allinearsi alla nuova norma del ddl? Mancano oltre trenta donne: arriveranno per legge, nel giro di pochi anni.