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Palermo, la bacchettata del presidente del Tar agli uffici pubblici: «Pubbliche amministrazioni inefficienti e non pagano i debiti»
All'inaugurazione dell'anno giudiziario il discorso di Salvatore Veneziano
La pubblica amministrazione siciliana è inefficiente, incapace di pagare i propri debiti se non sollecitata dalla giustizia amministrativa, opaca quando è il momento di dare accesso ai documenti. Il giudizio, temperato dal linguaggio delle cerimonie giuridiche, lo dà il presidente del Tribunale amministrativo regionale di Palermo Salvatore Veneziano durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario che si tiene a palazzo Benso. Nel corso della sua relazione Veneziano ha raccontato lo stato della giustizia amministrativa in Sicilia, disegnando una mappa dei motivi su cui si ricorre di più al Tar.
Il presidente Veneziano parla di come si comportano le pubbliche amministrazioni siciliane nei confronti dei cittadini verso la fine della sua relazione. Precisa di parlare dal suo punto di vista, quello di chi esamina i numeri e i contenuti del contenzioso che si sviluppa tra cittadini e amministrazioni, per poi trarre le sue conclusioni parlando di una percezione «non positiva» del lavoro degli uffici pubblici. Veneziano segue la traccia scritta del suo discorso per definire la pubblica amministrazione siciliana come «caratterizzata da un alto grado di inefficienza, incapace di onorare oltre che le proprie obbligazioni anche gli elementari doveri procedimentali», ma è parlando a braccio che spiega meglio cosa ci sia dietro il linguaggio giuridico: «Siamo di fronte a un'amministrazione pubblica che non risponde di debiti a cui deve fare fronte».
Segnali contrastanti arrivano anche dai ricorsi sugli appalti, a cui Veneziano dedica una parte specifica del suo intervento. Aumentano di poco le impugnative di procedure di affidamento e le richieste di revisione di prezzi, ma restano fermi i contenziosi su autorizzazioni e concessioni: questo fenomeno è spiegato da Veneziano con l'innalzamento delle soglie minime per gli affidamenti senza gare pubbliche. La stranezza, prosegue il presidente del Tar palermitano, è che manchino all'appello i ricorsi su procedure e progetti di grande dimensione, che dunque non dovrebbero rientrare in questo calo: «Viene da chiedersi - dice Veneziano - se manchi l'indizione di nuove procedure di gara o se le nuove regole introdotte dal nuovo codice dei contratti abbiano anche prodotto una deflazione del contenzioso».
Dall'analisi di altri dati su ricorsi e impugnative il presidente del Tar costruisce poi una mappa dei maggiori motivi di conflitto. Nel 2025 i ricorsi depositati al Tar di Palermo sono stati 2.612, una crescita di 795 rispetto all'anno precedente. Il grosso di questi ricorsi in più riguarda l'istruzione e gli insegnanti, con 639 ricorsi in più rispetto all'anno prima. Su questi ricorsi domina il tema della carta docente, il cui diritto per i docenti precari è stato riconosciuto in una sentenza e su cui è in corso quindi una pioggia di ricorsi per ottenere gli arretrati. Procedure in cui finisce sempre per avere torto il ministero dell'Istruzione che dunque si trova sempre a dover pagare, tanto che il presidente del Tar ha fornito alla procura della Corte dei conti alcune sentenze campione «per le eventuali iniziative che fossero ritenute di competenza».
Altri ricorsi in gran numero sono quelli che riguardano l'edilizia, 225 in totale: anche se in lieve diminuzione rispetto all'anno prima quello degli immobili rimane uno dei motivi storicamente più frequenti per rivolgersi al Tar siciliano. I ricorsi per il silenzio della pubblica amministrazione e quelli per i concorsi contano rispettivamente 181 casi e 115 casi, mentre il totale per gli appalti arriva a 100 ricorsi complessivi.