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Il bilancio

Il tesoro dei beni confiscati a Palermo, tra assegnazioni e fallimenti

Trent'anni dalla legge sulla destinazione sociale degli immobili tolti ai clan. Va avanti il bando del Comune, le associazioni: «Sistema dispersivo»

07 Marzo 2026, 06:15

06:20

Il tesoro dei beni confiscati a Palermo, tra assegnazioni e fallimenti

La villa confiscata di Ciaculli che ospita il Centro Emmaus

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In città il patrimonio dei beni confiscati alla mafia resta uno dei più consistenti d’Italia. Secondo i dati del Comune aggiornati al 31 gennaio, sono 1.094 gli immobili trasferiti al patrimonio comunale, tra appartamenti, ville, locali commerciali, magazzini e terreni. Una parte viene destinata a progetti sociali o istituzionali, mentre molti vengono utilizzati per l’emergenza abitativa.

«Stiamo concludendo il bando per l’assegnazione di circa 200 beni al terzo settore - spiega l’assessora al Patrimonio Brigida Alaimo – molti vengono subito destinati all’emergenza abitativa, ma ci sono anche terreni e locali commerciali. L’obiettivo è rimetterli rapidamente in circolo, anche per contenere i costi di gestione». Il bando si chiuderà a giugno ma l’amministrazione è pronta a riaprirlo: «Negli ultimi due anni abbiamo assegnato circa un centinaio di beni e continueremo. Sono arrivati nuovi immobili e ci sono cinque strutture di grandi dimensioni inserite in programmi di recupero collegati al Pnrr». Non mancano però le critiche. «Serve una gestione non improvvisata – osserva Emilio Miceli, presidente del Centro studi Pio La Torreil patrimonio è enorme ma il sistema va rivitalizzato. Il vero nodo riguarda le imprese confiscate: circa il 94% non sopravvive». «A trent’anni dalla legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati - afferma la consigliera Pd Mariangela Di Gangi - diverse ville inserite nel bando non hanno ricevuto proposte progettuali. È un paradosso per la città simbolo della lotta alla mafia». Il problema riguarderebbe soprattutto gli immobili che richiedono interventi costosi: «La concessione minima di sei anni ha scoraggiato il terzo settore. Con durate più lunghe, fino a 18 anni come previsto dal regolamento, molti progetti sarebbero sostenibili». La consigliera denuncia anche ritardi nelle graduatorie: «A oltre un anno dalla scadenza del bando non sono state pubblicate quelle per uffici e magazzini. Senza certezze sui tempi di assegnazione molte associazioni rischiano di perdere finanziamenti importanti».