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la cerimonia

I funerali di Contrada, l'ex collega: «La sua vita rovinata dai calunniatori». In chiesa nessun poliziotto oggi in servizio

L'ex dirigente della polizia di Stato ed ex numero tre del Sisde è deceduto a 95 anni, giovedì scorso. Oggi le esequie a Palermo

16 Marzo 2026, 12:10

13:19

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Oggi, nella chiesa di San Tommaso D’Aquino, i funerali di Bruno Contrada, dirigente della polizia di Stato ed ex numero tre del Sisde, deceduto a 95 anni, giovedì scorso a Palermo. Un centinaio di persone, tra cui vecchi colleghi e familiari, hanno partecipato alle esequie. La cerimonia è iniziata con la lettura di un passo del Libro della Sapienza che dice: «Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio». Un brano per ricordare un personaggio molto controverso. 

La fotografia di Bruno Contrada in divisa, da poliziotto, con il berretto e le stellette bene in vista, con la sciabola e un’altra fotografia in bianco e nero, con il berretto da bersagliere, sono state sistemate sul feretro dell’ex 007.

Considerato un investigatore di razza negli anni 80, Contrada è stato poi condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. La condanna fu poi revocata dalla Corte europea di giustizia e all’ex funzionario, dopo il verdetto radiato dalla polizia, fu riconosciuto un risarcimento per ingiusta detenzione. Nessun esponente della polizia attualmente in servizio ha partecipato alle esequie. Presenti i figli Antonio e Guido.

«La sua vita è stata rovinata da qualche calunniatore. Se dopo la morte, come ci dice la nostra religione, c'è qualcosa, Bruno Contrada è sicuramente nel Giardino dei Giusti». Difende, commosso, l’innocenza del collega, Roberto Scotto, ex dirigente generale della polizia di Stato intervenuto al funerale dell’ex capo della Mobile di Palermo deceduto giovedì scorso. Della polizia, in cui per anni Contrada ha prestato servizio, ci sono solo ex. Troppo controversa la figura di un uomo considerato da chi con lui ha lavorato «un servitore dello Stato», da altri un funzionario infedele.

Scotto ha definito calunnie le accuse che hanno portato alla condanna a 10 anni di Contrada per concorso esterno in associazione mafiosa. «In lui c'era una superiorità ma si faceva amare perché era genuino e umile», ha ricordato. Alle esequie è voluto intervenire anche don Franco, cappellano militare che ha conosciuto l’ex poliziotto durante la detenzione a Forte Boccea. Il sacerdote ha voluto leggere dei brani di una preghiera scritta da Contrada in carcere. «Dio dai agli uomini fragili un soffio della tua giustizia infinita - aveva scritto - affinché si illumini la loro mente, perché noi innocenti possiamo essere assolti e i colpevoli possano avere una pena adeguata: avremo la tua giustizia, ma fa che anche che su questa terra la giustizia umana si compia nel frattempo».