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Palermo

Il barone universitario e il patto col faccendiere dietro la frode europea

La Procura europea smaschera un presunto schema per frodare l’UE e chiede misure cautelari per 17 indagati

02 Aprile 2026, 07:00

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Il barone accademico e il patto col faccendiere dietro la frode europea

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Un baronato accademico costruito per intercettare fondi europei e ingrassare i portafogli. Un sistema che aveva come «teatro della truffa» il dipartimento Stebicef (Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche) dell’Università degli Studi di Palermo. La Procura europea smaschera un presunto schema per frodare l’UE e chiede misure cautelari (fra domiciliari e sospensioni) per 17 indagati. Il regista del meccanismo (ritenuto illecito dai pm europei) è il professore Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento ma soprattutto responsabile scientifico dei due progetti Bythos (sulla trasformazione degli scarti di pesce) e Smiling (cosmetici dagli scarti dell’uva), che sono stati passati ai raggi X dalla guardia di finanza.

La richiesta della Procura europea è stata “parcheggiata” nell’ufficio gip di Palermo per quasi un anno: questo ha di fatto costretto il giudice a rigettare gli arresti per la mancanza di attualità delle esigenze cautelari. Le accuse per gli indagati, a vario titolo, vanno dalla truffa alla corruzione, passando per la turbativa d’asta e il falso materiale. Nelle oltre seicento pagine degli atti giudiziari sono radiografate mail, documentazione e rendicontazioni contabili, ma anche i conti correnti degli indagati.

«L’attività investigativa ha consentito — scrivono i pm della Eppo — di accertare un articolato meccanismo fraudolento promosso, ideato e posto in essere principalmente da Arizza e Antonio Fabbrizio, faccendiere con precedenti penali e di polizia specifici in materia di indebite percezioni di finanziamenti pubblici e, per questa ragione, gestore occulto delle persone giuridiche (le associazioni Progetto Giovani e Più Servizi Sicilia) utilizzate in tali progetti. I quali, attraverso la simulazione di complesse attività scientifiche e il conseguente utilizzo di documentazione non veritiera, hanno indotto in errore i funzionari regionali deputati all’erogazione dei contributi pubblici previsti per la realizzazione di programmi di ricerca e sviluppo, riuscendo così a conseguire illecitamente ingenti contributi pubblici».

Un quadro indiziario — ricostruito grazie alle dichiarazioni di due coraggiosi ricercatori e alle intercettazioni — ritenuto grave dal GIP, ma lontano nel tempo. La Procura europea però ha impugnato l’ordinanza dello scorso febbraio davanti al Riesame. I pm chiedono di ribaltare la decisione del giudice: le udienze si sono svolte e ora il Tribunale dovrà decidere. Arizza e Fabbrizio avrebbero stretto un accordo corruttivo. Da una parte il prof favoriva le associazioni del faccendiere nei bandi e nelle consulenze legate ai progetti. Uno dei "prezzi" dei favori sarebbe stato l’assunzione, con mansioni solo di facciata, di Rosario Arizza: un modo per mascherare le erogazioni di denaro. I militari hanno documentato versamenti per un totale di circa 12.700 euro provenienti dai conti delle associazioni gestite da Fabbrizio. Che il lavoro fosse una mera formalità emerge chiaramente dalle intercettazioni. Il padre minimizza dicendo che il figlio può fare anche solo «fotocopie», ma lo pseudo datore di lavoro fa spallucce: «Per me se non ci va non me ne frega niente».