La manifestazione
La "flotilla di terra" grida ancora, anche da Catania: «L'Italia intervenga contro i rapimenti illegali: tutti liberi»
Lo spagnolo di origini palestinesi Saif Abu Keshiek, sindacalista catalano, e il brasiliano Thiago Avila, pacifista, sono stati arrestati dagli israeliani
La “flotilla di terra” oggi pomeriggio è scesa di nuovo in piazza, davanti alla prefettura, a Catania come in tutti i Paesi europei, per pretendere l’immediato rilascio dei due attivisti rapiti dal governo di Netanyahu: lo spagnolo di origini palestinesi Saif Abu Keshiek, sindacalista catalano, e il brasiliano Thiago Avila, pacifista da due decenni impegnato a sostegno della causa palestinese. Entrambi erano a bordo di una nave italiana, ma, mentre gli tutti gli altri attivisti rapiti nell’abbordaggio di mercoledì notte sono stati rilasciati in Grecia, inclusi i 25 italiani (tra cui il belpassese Dario Chiantello), i due sono stati portati in Israele per essere “interrogati” e già accusati di “terrorismo” il primo, e di “attività illegali” il secondo.
Due pacifisti disarmati, impegnati in una missione non violenta, rapiti, in violazione del diritto del mare, in acque internazionali, in zona Sar greca, dunque europea. I mezzi aerei di Frontex erano in zona - denunciano i Catanesi solidali con il popolo palestinese - eppure non hanno avvertito e non sono intervenuti sebbene all’Ue spetti la sorveglianza e la responsabilità dell’area.
«Una complicità che, reiterata negli anni, ha confermato il governo israeliano nella propria impunità e nella libertà arbitraria di continuare il blocco navale di Gaza, l’occupazione illegittima, il genocidio».
La preoccupazione per la sorte dei due attivisti è grande, tanto più avendo appreso dei maltrattamenti e delle torture fisiche e psicologiche subite dagli arrestati lasciati senza cibo e acqua e molti dei quali, comprese le donne, picchiati.
Gli attivisti temono che Netanyahu voglia usare i due come “pedine diplomatiche” e come “trofei” da esibire agli elettori di destra per vincere le elezioni.
Entrambi, infatti, sono cittadini di Paesi che si sono opposti alle politiche e alle pratiche di distruzione di Israele. Saif Abu Keshiek è cittadino della Spagna di Pedro Sànchez, il leader europeo più esplicito nel denunciare il massacro a Gaza e nel chiedere il riconoscimento dello Stato di Palestina e la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele. Imprigionarlo e accusarlo di “terrorismo” è un attacco diretto alla linea diplomatica di Madrid. Analogo discorso vale per Thiago Avila, il volto della Global Sumud Flotilla, già arrestato nella precedente missione. Thiago è cittadino del Brasile di Lula, il primo capo di Stato ad avere definito genocidio quanto avviene a Gaza e presidente del Paese capofila del Sud globale che si oppone alla violenza guerrafondaia perpetrata dall’imperialismo dell’Occidente. Due da punire in modo esemplare per dimostrare che Israele non si piega alle pressioni di Madrid e di Brasilia.
«L’Italia - gridano i manifestanti - ha il dovere giuridico di intervenire contro questo rapimento illegale, ai sensi degli articoli 92 e 110 dell’Unclos (Nazioni unite sul diritto del mare)». «Non permetteremo - scandiscono - di voltare lo sguardo. Saif e Thiago devono essere liberati e devono tornare dalle compagne e dai compagni per proseguire la missione verso Gaza. Questa è un’esigenza, non una richiesta. La legge è dalla nostra parte.»