La sentenza
Mondello, perché il Cga lascia la spiaggia a Italo Belga fino a settembre: mancanze della Regione e spirito del provvedimento prefettizio
Secondo i giudici amministrativi la Regione non ha programmato correttamente il cambio di gestione della spiaggia più famosa di Palermo
Italo Belga resta a Mondello. Lo ha deciso il Cga in un'ordinanza pubblicata ieri che mette la parola fine, almeno per quest'estate, a una vicenda che ha tenuto impegnate per quasi un anno istituzioni e gente comune della città. La quale ha assistito a colpi di scena che sembravano ora lasciare la spiaggia alla libera fruizione, ora al ritorno della storica concessionaria. Ieri finalmente la conclusione: Italo Belga continuerà a gestire i servizi balneari sulla spiaggia più famosa di Palermo.
L'ordinanza con cui il Cga ha tagliato di netto il nodo ingarbugliato di ricorsi, appelli e provvedimenti che riguardano la concessione a Italo Belga, difesa dagli avvocati Calogero Marino, Carlo Comandè e Andrea Ciulla, inizia facendo un riassunto delle puntate precedenti, dal provvedimento di revoca deciso dalla Regione per presunte violazioni delle norme da parte della società al ricorso al Tar che diede ragione all'assessorato al Territorio, fino all'appello al Cga e alla decisione del suo presidente di sospendere la revoca e riammettere la società sul litorale.
Poi gli argomenti. Tolti quelli più amministrativi e procedurali, il Cga ha costruito la sua argomentazione per ridare la spiaggia a Italo Belga su due nuclei. Il primo riguarda il caos nella gestione delle concessioni, un punto su cui il Cga non risparmia fendenti all'assessorato al Territorio. Il quale, sostengono i giudici amministrativi, aveva a un certo punto la possibilità di decidere se continuare a gestire la spiaggia attraverso la concessione a pubblici o privati, o se lasciarla a libero accesso. Scelta insindacabile dell'ente, precisano i giudici. Ma una volta deciso che la spiaggia si doveva continuare a gestire attraverso concessioni, l'amministrazione regionale era ed è tenuta a prendere ogni iniziativa per attuare in modo corretto proprio il modello scelto. Cosa che, ed è qui che il Cga si dilunga, secondo i giudici amministrativi la Regione non avrebbe fatto. Anzi, dice il Cga, l'assessorato al Territorio non ha programmato l'attività di gestione della spiaggia in vista dell'interruzione del rapporto con Italo Belga, non ha garantito la continuità del servizio nella stagione balneare in arrivo, non ha predisposto strumenti per la gestione delle aree pubbliche. Così come non è bastato il bando per l'assegnazione di 13 lotti, visto che i nuovi concessionari dovevano essere già pronti quando Italo Belga se ne fosse andata dalla spiaggia.
Per questo, il Cga accoglie fino al 30 settembre gli appelli cautelari di Italo Belga per la sospensione della revoca della concessione. Gli stessi giudici amministrativi scrivono che se nel frattempo l'assessorato concludesse il procedimento per l'assegnazione ad altri gestori, allora si potrebbero modificare le cose.
Il secondo nucleo di argomentazioni riguarda la prevenzione collaborativa, ovvero il provvedimento deciso dal prefetto su Italo Belga. Nella stessa ordinanza il Cga scrive di avere tenuto ampiamente conto del fatto che Italo Belga non è stata destinataria di un'interdittiva antimafia, che solo il Prefetto può emettere, ma appunto della misura della prevenzione collaborativa, che piuttosto che inibire l'attività della società «ne presuppone la continuazione, costituendone normativamente garanzia di liceità e legalità». Proprio il provvedimento della prefettura, in altre parole, è garanzia che la Italo Belga non lavori nell'illegalità.
Fino a qui la sentenza. A reagire ieri sono stati tutti i principali attori coinvolti in questa storia. A cominciare da Italo Belga: «La società prende atto che, mentre altrove si è preferito alimentare un clima di conflitto, ha scelto di difendere le proprie ragioni nelle sedi competenti, con rispetto per le istituzioni e per la città».
Ismaele La Vardera, che di Italo Belga è stato il più fiero e visibile avversario: «Siamo la terra del Gattopardo e oggi anche i giudici del Cga l’hanno dimostrato. Con la loro decisione non hanno fatto altro che non dare la possibilità a Palermo ed a tutta la Sicilia di cambiare».
L'assessore regionale al Territorio Giusi Savarino: «Ci rimettiamo alla decisione del Cga sulla questione Mondello, anche se personalmente non la condivido, noi avevamo seguito un iter rigoroso e predisposto un’alternativa valida per la gestione della spiaggia più bella del capoluogo siciliano».
Il presidente della Regione Renato Schifani: «Le sentenze si rispettano, indipendentemente dal fatto che possano essere condivise o meno. È un principio che ho sempre sostenuto, già in occasione della decisione di primo grado, e che confermo anche oggi». Per il momento è la parola fine, almeno sul campo della battaglia giudiziaria.

