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La storia

Da Gaza a Palermo, sei borse di studio per studenti palestinesi: «Qui ricominciamo a vivere»

L’Università di Palermo accoglie i primi due giovani arrivati dalla Striscia grazie a un progetto con Crui e ministeri. Il rettore Midiri: «Lavoriamo a residenze universitarie per studenti stranieri»

22 Maggio 2026, 15:04

15:10

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Da Gaza a Palermo, con in mano una borsa di studio e la speranza di un futuro diverso. Per Yousef Asqool, 31 anni, e Kholoud Abudaqqa, 23, l'arrivo nel capoluogo siciliano rappresenta molto più di un trasferimento universitario: è l'inizio di una nuova possibilità di vita, dopo mesi di attesa e dopo aver lasciato alle spalle una terra devastata dalla guerra.

I due studenti palestinesi sono stati accolti questa mattina a Palazzo Steri dal rettore dell'Università di Palermo, Massimo Midiri. Fanno parte dei sei giovani beneficiari di un programma di borse di studio promosso dall'ateneo palermitano in collaborazione con la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e il ministero dell'Università e della ricerca. Altri quattro studenti arriveranno nei prossimi mesi, non appena otterranno il visto.

Yousef frequenterà la laurea magistrale in Tourism System and Hospitality Management, mentre Kholoud sarà iscritta alla triennale in Scienze della natura e dell'ambiente. Entrambi inizieranno nei prossimi giorni un percorso di lingua italiana per stranieri e potranno già avvicinarsi alle attività didattiche, in attesa dell'avvio ufficiale del nuovo anno accademico a settembre.

“A Gaza si sente solo il sapore della morte”

Dietro questo traguardo ci sono storie segnate dal conflitto. I due giovani provengono da Gaza, dove la guerra ha distrutto undici università e dove continuare a studiare è diventato quasi impossibile. Le lezioni, quando si riesce, si svolgono online, tra interruzioni, paura e mancanza di condizioni minime di sicurezza.

Yousef era stato ammesso al corso già lo scorso luglio, ma solo poche settimane fa è riuscito a ottenere il lasciapassare per raggiungere l'Italia. Le sue parole raccontano il peso di una quotidianità segnata dalla violenza: nella sua città, dice, “si assapora solo il sapore della morte”. I familiari sono ancora a Gaza: tre fratelli, tre sorelle. Il padre è morto sei anni fa. “Dovunque vai non sei al sicuro – racconta -. La morte passa attorno a te, sempre. Sirene, spari, droni, missili, grida di persone e bambini che chiedono aiuto. A Gaza si va a dormire senza sapere se ci si sveglierà vivi l'indomani.”

Anche per Kholoud Palermo è il luogo da cui ripartire. “Voglio ricominciare qui tutto da capo, con una nuova vita”, spiega. Ma il pensiero resta inevitabilmente rivolto alla sua famiglia, che vive ancora nella Striscia: i genitori, due sorelle e due fratelli.

Accoglienza e alloggio

Per i primi mesi, Kholoud sarà ospitata in una stanza messa a disposizione dal convento della Gancia, mentre Yousef alloggerà in un'abitazione privata. Le borse di studio previste dall'Università di Palermo ammontano a circa 10 mila euro per ciascuno studente e rappresentano un sostegno concreto per consentire ai giovani di iniziare il loro percorso accademico in città.

Il progetto dell'Università di Palermo

Il rettore Massimo Midiri ha sottolineato il valore umano e istituzionale dell'iniziativa, che si inserisce in un percorso più ampio di solidarietà e inclusione. “Da Palermo parte un nuovo percorso di pace e solidarietà verso gli studenti palestinesi di Gaza, sottraendoli a un inferno”, ha affermato.

Midiri ha inoltre annunciato che l'ateneo sta lavorando alla creazione di residenze universitarie dedicate agli studenti stranieri, indipendenti dal sistema Ersu. Un progetto che punta a rafforzare la capacità di accoglienza dell'università e a trasformare Palermo in un punto di riferimento per chi fugge da contesti di guerra e privazione.

Studiare come atto di resistenza

In una Gaza dove le università sono state rase al suolo e il diritto allo studio è messo ogni giorno sotto assedio, l'arrivo di questi studenti a Palermo assume un significato che va oltre la formazione accademica. È un gesto concreto di cooperazione, ma anche un messaggio politico e culturale: difendere il sapere, l'istruzione e il futuro come strumenti di pace.

Per Yousef e Kholoud, oggi, Palermo non è solo una città universitaria. È il luogo in cui tornare a immaginare il domani.