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Capaci 34 anni dopo: Colosimo, Schifani e “Generazione 57”, la lotta alla mafia tra cultura e legge

Dal modello Falcone al piano "Liberi di scegliere": cultura, bellezza e indagini sul denaro per spezzare l'eredità mafiosa e investire sui giovani

22 Maggio 2026, 18:52

19:00

Chiara Cosimo

La presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo

«Quello che ho capito dal 23 maggio di tre anni fa, quando sono diventata presidente della Commissione, è che la bellezza e la cultura sono fondamentali per fare la lotta alla mafia». È con queste parole, durante l’incontro «La cultura della rinascita e l’impegno nel presente: 57 parole nuove», che Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha tracciato il filo conduttore di una giornata dedicata al 34° anniversario della strage di Capaci e al 40° del maxiprocesso di Cosa Nostra.

«Spesso ce lo dimentichiamo», ha proseguito, «ma la vera rinascita di una città non può che passare dai musei, dai giovani, dalla consapevolezza che il lavoro delle forze dell’ordine contro la mafia è possibile grazie alla mobilitazione popolare». Un messaggio diretto rivolto anche alle nuove generazioni, che partecipano al percorso «Generazione 57» organizzato dal Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in collaborazione con l’Agenzia italiana per la gioventù.

Il modello Falcone e il “seguire il denaro”

Nel corso della conferenza, Colosimo ha sottolineato il retaggio di Giovanni Falcone nelle indagini moderne sulla criminalità organizzata. «Mettere insieme le indagini tradizionali con il ‘seguire il denaro’, questo lampo di genio di Giovanni Falcone, è ancora in tutto il mondo il modo in cui si fanno le indagini sulla criminalità organizzata. È così che si stana la mafia. È un’eredità di cui dobbiamo andare particolarmente orgogliosi», ha spiegato.

La presidente ha poi affrontato il tema mafia e appalti, annunciando un lavoro specifico della Commissione: «Se la mafia negli appalti ha una sua rilevanza anche nella strage di Capaci? Stiamo lavorando su questo e, una volta terminato il lavoro, faremo una relazione».

«C’è però una certezza, che viene dai documenti che ho desecretato», ha aggiunto, «ossia che Giovanni Falcone si occupasse di appalti e questo è evidente nelle carte, nei discorsi, nelle interviste pubbliche. La criminalità organizzata, allora come oggi, ha due gambe principali: il traffico di droga e l’utilizzo di appalti, per lo più pubblici, per fare soldi e infiltrarsi nella pubblica amministrazione».

La proposta di legge “Liberi di scegliere”

A Palermo, nello stesso giorno, si è tenuto il convegno «Liberi di scegliere», con la presentazione della proposta di legge bipartisan omonima nata dal lavoro di Colosimo e della Commissione Antimafia. Il testo, di cui è relatrice la segretaria di Presidenza della Camera Carolina Varchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Giustizia, approderà il 25 maggio in aula alla Camera.

«Nessun bambino deve essere condannato dal contesto in cui nasce, soprattutto quando è segnato da dinamiche criminali e mafiose», ha dichiarato Varchi. «Spezzare la trasmissione ereditaria della cultura mafiosa è il cuore di questa proposta. La norma mette al centro il superiore interesse del minore, offrendo un’alternativa concreta di scuola, lavoro ed educazione alla legalità».

«Non basta sottrarre i ragazzi al rischio», ha proseguito, «occorre accompagnarli verso un futuro possibile, costruito su regole, responsabilità e dignità. Se la mafia si trasmette come un’eredità, lo Stato deve essere lo strumento per interromperla: non si eredita il destino, ma si sceglie la libertà. Il progetto – ha concluso – si rivolge anche ai familiari che dimostrano una reale volontà di allontanarsi dall’ambiente criminoso, con percorsi di supporto e reinserimento. Spezzare davvero la catena significa intervenire sull’intero contesto, non solo sui singoli».

Schifani, la Regione e “Generazione 57”

Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha preso parte alla presentazione della mostra «Il Segno della Rinascita – Gli Uffizi a Palermo», realizzata dal Museo del Presente in collaborazione con la Galleria degli Uffizi di Firenze, che riporta opere danneggiate nella strage di via dei Georgofili del 1993.

«È una gioia vedere questa iniziativa del museo del presente», ha detto, ricordando che la Regione ha sottoscritto una convenzione per permettere ai giovani di visitare il museo a spese della Regione. «Abbiamo vissuto momenti terribili, con il terrore che la mafia potesse colpire il cuore simbolico del Paese», ha aggiunto. «Lo Stato ha reagito con la legge, con il carcere duro, con l’inasprimento dei sequestri. Abbiamo colpito la mafia nel suo patrimonio, ovvero i suoi interessi. Ho sempre affermato che se le forze politiche si dividono nel contrasto alla mafia sbagliano, ma finora questo non è mai avvenuto».

Schifani ha sottolineato come la lotta alla mafia richieda una rivoluzione culturale: «La mafia si combatte con una rivoluzione culturale dei siciliani. È per questo che abbiamo voluto approvare il percorso ‘Liberi di scegliere’, che utilizzerà fondi per permettere ai figli di famiglie delinquenziali di uscire da un contesto che altrimenti potrebbe determinare il loro futuro».

A margine, il governatore ha ribadito che «la mafia ha cambiato fisionomia, si dà a racket e intimidazioni nei confronti dei commercianti. Sta a noi dare l’esempio ai giovani, offrendo percorsi educativi che li facciano uscire da famiglie criminali. La mafia non è stata sconfitta, ma si può affrontare con lucidità e con gli strumenti adatti».

Il percorso “57 parole nuove” e il ruolo dei giovani

Il percorso «57 giorni, 57 parole buone, 57 storie», promosso dalla Fondazione Falcone e battezzato “Generazione 57”, trasforma parole, luoghi e storie in strumenti di bellezza, design sociale ed educazione civile. Il riferimento ai 57 giorni che separano la morte di Giovanni Falcone da quella di Paolo Borsellino è un omaggio simbolico e un invito a una memoria attiva.

«La lotta alla mafia è impegno quotidiano, di ogni cittadino italiano perbene che, tramite le scelte, decide di fare la cosa giusta», ha sottolineato Federica Celestini Campanari, presidente dell’Agenzia italiana per la gioventù. «Le istituzioni sono fatte di persone che cercano di dare il buon esempio, anche rischiando. Questo è quello che deve arrivare ai giovani».