Il caso
Sequestro Etnaland, si lavora per la riapertura. Domani all'Ars si parla del destino dei 200 lavoratori
Mentre sembra sbloccarsi l'iter per rispondere alle richieste ambientali, il sindacato Cisal sarà audito per la vicenda dalla V Commissione
L’estate è alle porte ma il più grande parco acquatico del Sud d’Italia, Etnaland, è ancora chiuso. Lo scorso febbraio fece scalpore il provvedimento di sequestro preventivo della struttura per via di varie gravi irregolarità sulla gestione ambientale. Tra queste, la scoperta di una vera e propria discarica in un terreno attiguo. Nelle more del procedimento, la Procura etnea ha quindi dato delle prescrizioni puntuali per correggere le irregolarità e riaprire. Un percorso, partito ad aprile, che non si è ancora concluso. E soprattutto: a “Etnaland”, tra dipendenti diretti e stagionali, lavorano circa 200 persone e, in questi mesi, a tenere accesi i riflettori sul loro destino è stato il sindacato Cisal il cui segretario provinciale, Giovanni Lo Schiavo, verrà audito domattina, alle 11,30, dalla V Commissione dell’Assemblea regionale siciliana proprio per discutere delle «prospettive occupazionali dei lavoratori impiegati».
«Ci siamo fatti carico di questa vicenda su cui c’è stato in questi mesi un silenzio totale. E devo ringraziare il presidente dell’Assemblea regionale Gaetano Galvagno, che abbiamo incontrato nei giorni scorsi, per essersi subito attivato», dice Lo Schiavo. Il sindacalista premette che la loro azione non è in alcun modo collegata ai provvedimenti giudiziari, ma «agiamo solo per la tutela occupazionale, abbiamo grande fiducia nel lavoro della magistratura». Ma sottolinea come, prima dell’incontro con Galvagno, abbiamo registrato un sostanziale silenzio dalle istituzioni. «Abbiamo scritto all’assessore regionale alle attività produttive, Edy Tamajo, ma non abbiamo ricevuto riscontri. E naturalmente anche al sindaco di Belpasso Carlo Caputo, comune in cui si trova il parco di Etnaland, che ci ha risposto che nonostante condivida le preoccupazioni di carattere sociale ed economico per il territorio, non poteva darci aggiornamenti sullo stato dei lavori per la riapertura. Oggi però leggiamo che queste procedure sono a un buon punto. Domani all’Ars vedremo di mettere un primo punto fermo. Questo parco può ancora riaprire in tempo per salvare la stagione».
Lo Schiavo si riferisce alle dichiarazioni di oggi del sindaco Caputo che, dopo l’interrogazione dei giorni scorsi del consigliere comunale di opposizione Mario Pulvirenti, di Forza Italia, riferisce: «Come ente locale, possiamo al momento solo attendere che la proprietà dei parchi adempia alle prescrizioni indicate dalla Procura in merito alla bonifica delle aree e alla dotazione degli impianti di depurazione» e «siamo fiduciosi che si possa presto trovare una soluzione nell’interesse di tutti. Per quanto di nostra conoscenza, la proprietà ha già presentato istanza di autorizzazione ambientale, e la Città
Metropolitana ha richiesto un'integrazione documentale. Siamo fiduciosi che si possa presto trovare una soluzione nell'interesse di tutti». Secondo quanto appreso da "La Sicilia" l’azienda avrebbe già effettuato la quasi totalità dei lavori di bonifica necessari.
Sono quattro i passi stabiliti dal gip Barone per la riapertura. Il primo adempimento è la bonifica integrale del fondo dove veniva seppellita l’immondizia. Il terreno dove erano bruciati i rifiuti è di tipo seminativo e secondo le indagini il parco non risulta «dotato né di adeguati impianti di depurazione né di alcun titolo autorizzativo a livello ambientale: la società risultava in possesso di una semplice autorizzazione allo scarico per la struttura e i bagni (rilasciata dal Comune di Belpasso e scaduta nel 2019)». Per le piscine, invece, è tutta un’altra storia. Gli altri tre adempimenti riguardano la regolarizzazione dei contratti di trasporto e smaltimento dei rifiuti, il completamento dell’impianto per depurare le acque, e infine dotarsi di tutte le autorizzazioni amministrative, ambientali e di sicurezza dei luoghi di lavoro.

