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Il ruolo della donna nel clan

Clan Mazzei, la figlia del padrino ordina il pestaggio: «Sicuro che l'hanno picchiato?»

Le telecamere della polizia hanno immortalato anche le consegne dei soldi della droga

10 Giugno 2026, 05:37

14:24

Clan Mazzei, la figlia del padrino ordina il pestaggi: «Sicuro che l'hanno picchiato?»

La mafia resta una realtà patriarcale. L’emancipazione femminile all’interno delle organizzazioni criminali è semplicemente una forzatura per arginare i vuoti di potere provocati da arresti e condanne. Le donne sono la cerniera fra boss detenuti e colonnelli operativi. Diventano messaggere o postine a seconda dei casi. Ma nelle emergenze possono diventare anche cape. Madrine. Fare le veci, in tutto e per tutto, di mariti, padri, fratelli e pure figli. Questo è un po’ lo scenario in cui si muove Simona Concetta Mazzei, arrestata nel blitz dello scorso lunedì “Onda nuova”. Le intercettazioni sono il cuore delle indagini condotte dalla squadra mobile. E sarebbero la prova del coinvolgimento della donna con un ruolo specifico all’interno del sodalizio. Ruolo quello di Simona Mazzei - madre di Filippo e Cristian Intravaia e zia di Santo e Matteo Mazzei, nonché figlia del capomafia Santo ‘u carcagnusu e sorella del boss Nuccio - che per il gip non è assolutamente ascrivibile a una semplice posizione genitoriale. Anche perché dalle telecamere piazzate dalla polizia al Traforo (via Belfiore) si nota l’indagata ricevere una consistente somma di denaro da parte di uno dei gestori dello spaccio. La signora Mazzei, moglie di Gioacchino Intravaia, due anni fa interviene in relazione al pestaggio di una persona che avrebbe avuto una discussione col figlio Filippo Intravaia. La donna avrebbe avuto «il potere di ordinare l’aggressione ad affiliati al clan al fine di evitare che provvedessero i figli o i nipoti». Simona Mazzei discute con Carmelo Grasso “Charlie” al quale chiede conferma che il responsabile sia stato debitamente punito («ma è sicuro che l’hanno picchiato?») e viene fuori il nome di Angelo “Veleno”, che nella malavita sarebbe il nickname di Angelo Di Mauro del clan Puntina. Nel clan Mazzei vige la legge della violenza. La figlia del padrino ordina anche il pestaggio di Francesco Agatino Grasso, figlio di Carmelo “Charlie”. Il giovane, già coinvolto in un tentato omicidio, avrebbe cominciato a spacciare assieme a Simone Gagliano, fratello di Pietro “il puffo”, personaggio vicino al clan Cappello. Ma il particolare più inquietante è l’indicazione che il giovane diffonde tramite i social di essersi avvicinato ad Andrea Calabretta, fra i più forti trafficanti di via Capo Passero e legato anche lui ai Cappello. Alla fine però del pestaggio di Francesco Grasso si sarebbe occupato direttamente il figlio Filippo Intravaia. Ma questa è un’altra storia. Che racconteremo.

La. Dis.