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il retroscena

Lo scontro fra rampolli di mafia: «Massacrato durante l’aperitivo»

Nelle carte del blitz che ha azzerato la cosca Mazzei i dettagli della rissa avvenuta due anni fa al Caffè Europa

10 Giugno 2026, 06:44

06:50

Lo scontro fra rampolli di mafia: «Massacrato durante l’aperitivo»

Due anni fa, il 24 marzo 2024 per l’esattezza, è avvenuta una rissa durante l’ora dell’aperitivo al Caffè Europa. Il locale è stato danneggiato e alcuni clienti del rinomato bar di corso Italia sono rimasti feriti loro malgrado.

Ma chi era il bersaglio di quella violenza? La Sicilia ha rivelato che il bersaglio del pestaggio sarebbe stato un rampollo di una nota famiglia mafiosa. Dalle carte dell’operazione che ieri ha azzerato il clan Mazzei è possibile rivelare il nome di vittima e carnefice. Entrambi solo figli d’arte di famiglie mafiose.

Facciamo ordine. I poliziotti della squadra mobile hanno avviato le indagini concentrandosi sulla figura di Filippo Popolo, che sarebbe non solo un affiliato dei “carcagnusi” ma anche un trafficante di droga. Gli investigatori hanno attivato le cimici. E così hanno scoperto che Popolo sarebbe stato testimone di un diverbio «avvenuto - annota il gip Luigi Barone nell’ordinanza - in una discoteca del porto (nei locali della Vecchia Dogana, ndr) a seguito del quale Cristian Marletta Intravaia veniva picchiato al Caffè Europa da Pietro Catanzaro».

Questo passaggio degli atti dell’inchiesta “Onda Nuova” quindi ha permesso di mettere insieme i tasselli della spedizione punitiva. Pietro Catanzaro è il figlio del boss dei Cappello, Giovanni ‘u milanisi. Il giovane recentemente è stato arrestato per l’omicidio di Salvatore Privitera, trovato carbonizzato nelle campagne di Carlentini lo scorso gennaio. Cristian Marletta Intravaia, figlio di Simona Mazzei e nipote di Santo ‘u carcagnusu, è ritenuto uno dei reggenti della famiglia mafiosa di Cosa Nostra.

Uno degli arrestati del blitz, precisamente Francesco Agatino Grasso (che poi sarà pestato a sua volta qualche mese dopo) si sarebbe mosso in difesa di Marletta Intravaia. Il giovane non avrebbe esitato a presentarsi armato a casa di Catanzaro al Villaggio Campo di Mare. È lui stesso a raccontarlo non sapendo di essere ascoltato dai detective della squadra mobile: «Quando hanno picchiato mio cugino Cristian, vedi che io me ne sono andato al campo di mare da solo, dal figlio di "milanese". Ci sono arrivato nella stalla! (Simula bussare alla porta) "chi è?" "Sono Charlie, apri!" Erano 14 là dentro, tutti con le "cose"... appena mi apriva, io sono pazzo psicopatico vita, ne ammazzavo 5, 10 in un colpo, subito! Li tiravo tutti e 5 qua, deve morire... tipo Rambo, solo!». Insomma la sceneggiatura di un film.

Per mettere pace fra i due clan, al solito sono dovuti intervenire i vecchi boss. In questo caso il cappelloto Piero Guerrera “pummaroru”. È ancora Francesco Grasso a rilevare questo particolare: «Compare, te lo devo fare raccontare da chi te lo devo fare raccontare! Poi gli ha detto chi glielo ha detto "lo sapete che siete tutti salvi perché Piero "pummaroru", "se eravate di un'altra famiglia!" a me lo sai come mi rispettano?». Ma quello di cui parlano i mafiosi non c’entra proprio nulla col rispetto.