il caso
Pubblicità, la lite su 450 manifesti “morosi”: l'esposto alla Corte dei conti e il nuovo avviso di demolizione
La vicenda del passaggio di proprietà dei poster sparsi in varie zone della città
Esposto alla Procura della Corte dei conti per «ravvisare un eventuale danno erariale da due milioni di euro». Condimento che è già piatto forte di una lunga controversia su 450 impianti pubblicitari destinati alla rimozione (mai avvenuta) che oggi - dopo un ricorso al Tar e i dinieghi del Comune su una volturazione di proprietà, causa morosità sul Cup - possono essere considerati «abusivi», come si legge nella nota di riscontro del Suap. L’esposto è del consigliere M5s Antonino Randazzo, che ha anche presentato interrogazione, raccogliendo riscontro pure dal comando dei vigili urbani.
Quattrocentocinquanta: tanti, tantissimi, alcuni inscheletriti, e in tutta la città, a tappeto. La vicenda prende avvio agli sgoccioli del 2021 dalla nota della Sicilia Affissioni in liquidazione, che comunica al Comune il passaggio delle installazioni ad altra società, Fastcom. A quella data, i titoli di concessione della Sicilia Affissioni sarebbero decaduti e la Fastcom fa richiesta per la volturazione. Il Suap non procede, per la semplice ragione che - scrivono il dirigente Gaetano Parrotta, la capo area Rosa Vicari e l’assessore alle Attività produttive Giuliano Forzinetti citando il commissario ad acta competente - mancano diverse annualità di canone Cup. E «il pagamento integrale di tutte le annualità arretrate costituisce condizione necessaria per la volturazione». Ne nasce un contenzioso al Tar, in corso, ma la conclusione degli uffici non muta: niente subentro e giochi riaperti, con «l’indizione di una nuova gara e/o la stipula di un protocollo d’intesa con le ditte che manifesteranno disponibilità, al fine di provvedere alla rimozione degli impianti pubblicitari abusivi». Nella comunicazione alla procura contabile, l’esponente pentastellato chiede conto pure al Comune, per «inerzia amministrativa, non avendo proceduto né alla rimozione di ufficio né all’esecuzione in danno», e per «colpa grave nell’omissione degli atti obbligatori di recupero coattivo e nella mancata accettazione di proposte di rimozione a costo zero».
Il comandante Angelo Colucciello è anche più prodigo di chiarimenti, scrivendo di un «esposto delle associazioni Apas e Apes nel luglio 2022, accolto dal tribunale, che diffidò la ditta da ulteriori affissioni» sulla scorta di una perizia giurata che provava che alcuni degli spazi, anche di grandi dimensioni, continuavano a essere utilizzati. Poi Colucciello informa dell’«avvio di procedimenti del Suap finalizzati alle rimozioni» nei confronti delle concessionarie storiche Damir e Alessi, a seguito di «controlli su 14 poster Alessi trasformati da impianti fissi in led a messaggio variabile, due poster di Damir e Alessi presso Villa Deliella per la stessa ragione e nonostante il parere negativo della Soprintendenza». Ancora, sulla trasformazione di 11 impianti Damir del tipo pallina-orologio e, infine, sempre per trasformazione in led, su un poster di Damir davanti alla clinica Villa Eleonora, verbalizzato dopo le numerose segnalazioni di automobilisti in quanto fonte di disturbo visivo e distrazione».