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Mondello, l'esposto di Controcorrente alla Corte europea: «La spiaggia è in regime di monopolio, l'Italia rischia una condanna»

La replica dei balneari: «In Sicilia stabilimenti solo sull'otto per cento della costa»

16 Luglio 2026, 07:00

Mondello, l'esposto di Controcorrente alla Corte europea: «La spiaggia è in regime di monopolio, l'Italia rischia una condanna»

La concessione balneare di Mondello diventa un caso europeo. Dopo che tribunali amministrativi, uffici della burocrazia regionale e giornali e televisioni si sono occupati della storica presenza della Immobiliare Italo Belga sulla spiaggia palermitana il nuovo colpo arriva da un vecchio avversario della società, il deputato regionale e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera. Il quale firma un esposto presentato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo insieme a Sonia Alfano, Filippo Occhipinti, Igor Gelarda, Giulia Argiroffi e Simona Bonomo, denunciando l'esistenza proprio a Mondello di quello che sarebbe un «monopolio privato» che sottrae il litorale alla libera fruizione.

Davanti alla Cedu verrà dunque discussa la concessione della Italo Belga, per quanto né nel ricorso né nel comunicato con cui La Vardera lo ha annunciato compaia mai il nome della società. Questo perché la Corte agisce sulle violazioni di diritti compiute dagli Stati e non dai privati, e proprio sulle presunte violazioni commesse dallo Stato nelle sue varie articolazioni ruota l'esposto, presentato formalmente dallo studio legale Giordano e Partners. Il quale riprende lì dove la vicenda aveva trovato una pausa per quanto momentanea, ovvero la decisione del Cga che ha di fatto ridato le chiavi di Mondello a Italo Belga. I giudici amministrativi avevano stabilito che la misura della collaborazione preventiva antimafia, decisa dal Prefetto quando iniziarono a circolare le notizie su presunte infiltrazioni di parenti di boss nella società, è di per sé una garanzia di pulizia dell'operato della società. Ma il ricorso di La Vardera rifiuta questa impostazione, ribaltandola: nelle mani del Cga, è la denuncia alla Corte Europea, lo strumento di prevenzione antimafia è convertito in «titolo di prosecuzione del privilegio, nonostante gli elementi sintomatici di rischio accertati».

Ma nel ricorso è proprio l'impostazione del procedimento amministrativo a essere messa in discussione. Il Cga aveva scritto che l'interesse collettivo era il «convitato di pietra» della vicenda. Eppure, è la denuncia di Controcorrente, la revoca della concessione a Italo Belga è stata discussa tra la società, la Regione e la giustizia amministrativa, senza che a Controcorrente né a nessun altro sia stato concesso di costituirsi parte civile, dato che la stessa legge italiana non lo consente.

Tra gli altri problemi sollevati nell'esposto, e che per i firmatari potrebbero portare a una condanna all'Italia, anche quello per cui le concessioni demaniali continuerebbero a «essere prorogate in assenza di evidenze pubbliche e procedure competitive».

La risposta a Controcorrente arriva dall'associazione dei balneari siciliani, che sottolinea: «Contrariamente a quanto potrebbe sembrare leggendo certi toni da monopolio, in Sicilia su circa 1.800 chilometri di costa le strutture balneari occupano solo l’8 per cento del totale, Italo Belga inclusa. Parlare quindi di monopolio inviolabile sulla spiaggia ignora volutamente la dimensione reale del fenomeno. Dire - concludono i balneari - che la Cedu condannerebbe l’Italia come se tutte le concessioni siciliane fossero illegittime significa ignorare che la Regione Siciliana ha già adeguato il proprio sistema alle indicazioni europee».