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Processo Cupola 2.0, la sentenza in appello: assolto Vincenzo Ganci, confermate le condanne per i boss di Pagliarelli

Disposti i risarcimenti a comuni e associazioni antiracket

20 Luglio 2026, 19:03

19:11

Processo Cupola 2.0, la sentenza in appello: assolto Vincenzo Ganci, confermate le condanne per i boss di Pagliarelli

Si chiude con un clamoroso ribaltamento di giudizio un importante capitolo del processo nato dall'operazione antimafia "Cupola 2.0". Dopo essere stato condannato sia in primo che in secondo grado, Vincenzo Ganci è stato assolto dai giudici della Corte d’appello di Palermo dalle accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione.

Il verdetto arriva a seguito della decisione della Corte di Cassazione, che aveva precedentemente annullato la condanna disponendo un rinvio. Ganci, dipendente comunale ed ex candidato alle elezioni amministrative, era stato arrestato nel dicembre del 2019 con l'accusa di essere inserito all'interno della famiglia mafiosa di Misilmeri e di aver tentato di estorcere denaro a un commerciante del mercato locale. Contestazioni che gli erano valse una condanna a 8 anni e 8 mesi di reclusione nei primi due gradi di giudizio. Oggi la Corte d’appello, in una diversa composizione, ha ribaltato la decisione pronunciando l'assoluzione e disponendo l'immediata revoca della misura cautelare. Un provvedimento accolto con forza dai suoi legali, gli avvocati Raffaele Bonsignore e Antonio Gargano, i quali hanno sottolineato come il loro assistito abbia «scontato ingiustamente 5 anni e 6 mesi di reclusione».

Se per Ganci il processo si è concluso con un'assoluzione, i giudici della terza sezione penale della Corte d’appello hanno invece blindato l'impianto accusatorio per le figure di vertice della ricostituita Cupola. È stata infatti confermata la condanna a 21 anni di reclusione per Settimo Mineo, lo storico capo del mandamento di Pagliarelli che aveva presieduto la cruciale riunione della commissione provinciale di Cosa Nostra. Resta ferma a 11 anni e 4 mesi anche la condanna per Massimo Mulè, ritenuto il boss di Porta Nuova, così come sono state confermate le pene per Michele Rubino (10 anni e 8 mesi) e Giovanni Salvatore Migliore (8 anni e 8 mesi).

La Corte ha invece concesso lievi riduzioni di pena ad altri due imputati: la condanna per Maurizio Crinò è scesa da 9 anni e 4 mesi a 8 anni, mentre quella per Domenico Nocilla è stata rideterminata in 9 anni rispetto ai 9 anni e 8 mesi del precedente giudizio.

Tutti gli imputati condannati saranno inoltre tenuti a risarcire i danni alle numerose parti civili che si erano costituite nel procedimento per schierarsi contro i clan. Tra queste figurano i Comuni di Misilmeri, Villabate e Ficarazzi, insieme a una fitta rete di sigle antiracket e associazioni di categoria, tra cui il Centro Pio La Torre, Addiopizzo, Confcommercio Palermo, Sicindustria, Sos Impresa, Confartigianato, la Rete per la legalità e l'Associazione per la lotta contro le illegalità.