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Il ricordo

Quell'uomo d'aria alto due metri, Cinisi piange Nino La Placa

Il "gigante buono", campione del lancio del peso e figura amata tra record, passioni e ricordi. L'amico Francesco Bozzi: "Gli dedicherò un libro".

22 Luglio 2026, 19:47

Quell'uomo d'aria alto due metri, Cinisi piange Nino La Placa

Nella tradizione ebraica dell'Europa orientale, il termine yiddish Luftmensch (letteralmente "uomo d'aria") indicava una persona sognatrice, distante dalle preoccupazioni materiali e celebrata per la sua ricchezza spirituale.

Nino La Placa, 58 anni e quasi due metri di altezza, probabilmente, era proprio un Luftmensch: un uomo sospeso a mezz'aria, che sembrava non appartenere a un luogo preciso e che, proprio per questo, apparteneva un po' a tutti. Se n'è andato in una caldissima giornata di questo torrido fine luglio, in punta di piedi, proprio come aveva vissuto.

A Cinisi nessuno dimenticherà Nino. Il buon Nino. Il "gigante buono", un'espressione forse abusata, ma che mai come in questo caso racconta davvero la persona che era.

Fin dalle prime ore del mattino era facile incontrarlo lungo il corso principale del paese, nei pressi del semaforo all'incrocio che conduce verso il centro e il mare. Era una presenza discreta, uno di quei volti che finiscono per diventare parte della memoria di una comunità.

Nino era una di quelle persone che tutti conoscevano e salutavano con affetto, da Cinisi a Terrasini. La sua presenza era familiare, il suo carattere aperto e generoso lo rendeva benvoluto da chiunque lo incontrasse. Aveva il dono di avvicinare le persone con semplicità: un sorriso, una battuta, una chiacchierata erano il suo modo naturale di stare al mondo. Amava discutere di politica, commentare i fatti del giorno e confrontarsi sulla vita del paese, sempre con passione, rispetto e quella spontaneità che era il tratto più autentico della sua personalità.

Ma c'era anche un altro Nino, quello che indossava la tuta da atleta e trasformava la sua straordinaria forza fisica in risultati di assoluto prestigio. Nella pedana del lancio del peso ha scritto alcune delle pagine più belle della sua storia sportiva, portando con orgoglio il nome della sua terra di origine in tutta Italia. Nel 2013 conquistò il titolo di Campione Italiano Master SM45, stabilendo anche il nuovo record italiano con la misura di 16,37 metri. Più volte campione regionale (tra i suoi primati personali spiccano i 18,79 m nel peso e 51,56 m nel disco), raggiunse inoltre uno straordinario quarto posto ai Campionati Italiani Assoluti. Successi che raccontano il talento, la determinazione e il sacrificio dell'atleta, ma che non hanno mai cambiato la semplicità dell'uomo.

Francesco Bozzi, scrittore e storico autore di Fiorello, amico di Nino fin da ragazzo, lo ricorda così: «Ci sono persone che diventano personaggi senza averne mai l’ambizione. Nino era una di queste. La sua imponenza fisica contrastava con una gentilezza disarmante, con quel sorriso che arrivava prima delle parole. Oggi se ne va una persona speciale, ma resta il privilegio di averlo conosciuto e di poter continuare a raccontarlo. Per questo il mio prossimo libro sarà dedicato a lui: un modo per dire grazie a un uomo che merita di essere ricordato per sempre».

Qualche anno fa, dopo uno dei suoi trionfi sportivi, Nino La Placa in un'intervista disse: «Dedico questa vittoria a me stesso, per i sacrifici che ho fatto. E, a differenza di Fabrizio Miccoli, la voglio dedicare anche a Giovanni Falcone». Se ne è andato così Nino, con il suo sorriso sincero, la sua umanità e quella spontaneità che lo rendeva unico.