la riqualificazione
Stadio Barbera di Palermo, è il giorno del “dentro o fuori”: la partecipazione a Euro2032 si decide all’ultimo minuto
Riprende stamattina in unico appello, fissato per le 9, il dibattito consiliare. Il racconto della lunga notte
Concessione. Concessioni, al plurale, con ampie deleghe alla giunta, per sbloccare sul filo della ghigliottina del tempo la questione stadio, nella lunga notte - ma prima l’interminabile giorno - di sala Martorana. Notte di conciliaboli ed emendamenti a lungo oscuri, di affannose corse e di misteri per gli stessi inquilini dell’aula. Che, a lungo, non toccano letteralmente palla, con una facile iperbole calcistica. Al posto delle sedute, una interminabile capigruppo a singhiozzo che è in realtà un’aula intera che attende. Balla così, il sì sull’orlo dell’abisso, alla convenzione tra Palermo Fc e Comune. La carta, prodromo essenziale per aspirare a Euro 2032. Lunga è la notte, e non porta Consiglio fino alle ore piccole.
Questione da 300 milioni per il rifacimento dello stadio. Concessioni spifferate eppure blindate già in mattinata da un’agenzia di stampa alla quale l’amministrazione affida il laconico riferimento a un «intesa tra il sindaco Roberto Lagalla e Alberto Galassi, membro del cda del City Football Group, proprietario del club». Un’intesa che ha dato corpo a un mega emendamento capace, secondo il sindaco, di mettere d’accordo tutti. Magari non proprio tutti, visto che il consiglio comunale, che si è riunito alle 12, poi avrebbe dovuto rifarlo alle 18 e poi ancora alle 21 - ma per altre ore ancora l’aula è deserta - non conosce fino a notte il contenuto dell’intesa. Concessioni, legate alla convenzione novantennale, come la libertà commerciale nelle aree del parcheggio che ha preso il posto della negata area dell’ex campo nomadi: il «campo bianco», a sud dello stadio, capace di 439 posti auto senza molestare la Riserva di Monte Pellegrino. Ancora concessioni, stavolta, per quanto timide e diluite nel tempo rispetto alle richieste, anche alle opposizioni: tra le altre, il controllo periodico del Piano economico finanziario, per mano della giunta. Trafelato, il segretario generale Raimondo Liotta, costretto agli straordinari per far quadrare la regolarità tecnica di una proposta delibera ancora una volta geneticamente modificata. Va avanti, Liotta, che qualche ora prima aveva reagito con indignata preoccupazione alla lettera con la quale l’ad del Palermo, Giovanni Gardini, aveva annunciato il ritiro dall’affare stadio per lo «stravolgimento determinato dai rilievi e dalle modifiche», appunto, apportate dal segretario generale e dal capo della Ragioneria generale. I due dirigenti hanno scritto a questore e prefetto per segnalare l’individuazione delle loro persone come «erronei responsabili dell’eventuale mancata realizzazione». Pericolosa, secondo loro. E non solo, a leggere le parole di vicinanza scritte dal vicesindaco Brigida Alaimo. Tra i corridoi c’è pure l’esperto del sindaco, Carlo Amenta, già guida storica del modico ma simbolicamente denso azionariato popolare del club - si è dimesso prima di accettare l'incarico - che ha appianato per Lagalla uno dei nodi più controversi, cioè la congruità di importo e indicizzazione del canone da 800mila euro annui a collaudi fatti. Cifra considerata modesta dalla Ragioneria generale.
Concessioni, ma pure barriere invalicabili. Aggirabili, magari. Lo scoglio è quello possente dei tributi locali, la cui esenzione era stata data per scontata dal club. Ma che scontata non è. La ricetta proposta, trasfusa nel parere firmato da Liotta, è il rinvio della modifica sul punto agevolazioni Imu e Cup, da affidarsi successivamente al Consiglio.