Antimafia
Stragi di mafia e commemorazioni, 46 anni fa moriva Gaetano Costa
L’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia rende omaggio a Ninni Cassarà, Roberto Antiochia e Gaetano Costa, caduti per mano mafiosa nella tragica data del 6 agosto
Il 6 agosto è il giorno in cui fu ucciso, tre anni prima di Cassarà e Antiochia, il procuratore, Gaetano Costa. Era il 1980, in via Cavour a Palermo, poco dopo le 19.30, Costa veniva affiancato e freddato da sei colpi di pistola mentre sfogliava alcuni libri su una bancarella. Aveva 64 anni. Aveva rinunciato all'uso dell'auto blindata e della scorta per tutelare l'incolumità degli agenti che lo avrebbero scortato. Era sua la firma sulla convalida dei mandati di cattura contro il boss Rosario Spatola e altri 54 affiliati del potente clan Spatola-Inzerillo-Gambino.
Costa fu tra i primissimi magistrati a intuire la metamorfosi dell'organizzazione criminale, penetrando nei meccanismi del riciclaggio dei proventi del traffico internazionale di stupefacenti e nelle infiltrazioni socio-economiche, gettando le basi di un metodo investigativo patrimoniale che avrebbe poi ispirato l'azione del pool antimafia. A quarantasei anni da quella tragica esecuzione, la città di Palermo e le istituzioni nazionali rinnovano oggi il proprio omaggio alla sua memoria. Nella giornata di oggi, 6 agosto, la Fondazione Gaetano Costa unitamente ai familiari del magistrato e alle autorità civili e militari si ritrova nel luogo dell'attentato in via Cavour per la deposizione solenne di una corona d'alloro, esattamente alla stessa ora in cui si consumò l'agguato. La ricorrenza vede la partecipazione partecipe di rappresentanti dello Stato, magistrati e associazioni di legalità, uniti nel sottolineare l'attualità del suo rigore etico e la necessità di preservare una testimonianza fondamentale nella lotta contro la criminalità organizzata.
Il 6 agosto rappresenta una data "profondamente significativa nella storia della lotta alla mafia e della Repubblica". Lo sottolinea l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia rendendo omaggio a tre vittime di Cosa Nostra. Il vice questore aggiunto Ninni Cassarà e l’agente della scorta Roberto Antiochia vennero assassinati da Cosa Nostra il 6 agosto 1985 mentre rientravano presso l’abitazione del dirigente al termine di una giornata di lavoro. Cinque anni prima in quella stessa giornata venne ucciso il procuratore Gaetano Costa, «per la fermezza, l’indipendenza e il rigore con cui esercitò la funzione requirente, rifiutando ogni compromesso con il potere mafioso». Ninni Cassarà «fu uno dei più brillanti investigatori della Polizia di Stato e offrì un contributo decisivo alle indagini che avrebbero consentito di colpire l'organizzazione mafiosa con il maxiprocesso - ricorda l’Anfp- Al suo fianco cadde Roberto Antiochia, giovane poliziotto che, pur non essendo destinato stabilmente a Palermo, scelse volontariamente di affiancare Cassarà, offrendo un esempio altissimo di coraggio, lealtà e senso del dovere. La memoria del sacrificio di Cassarà, Antiochia e Costa «non può ridursi a una ricorrenza formale», ma rappresenta «un patrimonio civile che richiama tutti al rispetto dei principi costituzionali di legalità, imparzialità, uguaglianza e tutela dei diritti fondamentali», sottolinea il segretario Enzo Letizia. Ricordarli significa «riaffermare che il contrasto alla criminalità organizzata si fonda sulla professionalità, sul coraggio e sulla piena fedeltà ai valori costituzionali».
«Ci sono uomini dello Stato che hanno scelto di servire le istituzioni fino alle estreme conseguenze, consapevoli dei rischi ma determinati a non arretrare di fronte alla violenza mafiosa. Nel ricordare gli anniversari dell’assassinio del Procuratore Gaetano Costa, del vicequestore Ninni Cassarà e dell’agente della polizia Roberto Antiochia, rendiamo omaggio a tre servitori dello Stato che, con coraggio, competenza e senso del dovere, hanno segnato una stagione decisiva nella lotta a Cosa Nostra». Lo scrive sui social la presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo.
«Gaetano Costa - aggiunge la presidente Colosimo - interpretò il ruolo del magistrato con assoluta indipendenza e rigore. Firmò personalmente importanti provvedimenti nei confronti di esponenti mafiosi, scegliendo di non piegarsi all’isolamento e alle intimidazioni. La sua fermezza dimostrò che la giustizia non può conoscere compromessi quando sono in gioco la legalità e la credibilità dello Stato».
«Ninni Cassarà - ricorda Chiara Colosimo - fu tra i più straordinari investigatori della polizia. Il suo lavoro, sviluppato in stretta collaborazione con Giovanni Falcone e con il pool antimafia, contribuì alla realizzazione del rapporto 'Greco + 161', uno dei pilastri investigativi che rese possibile il maxiprocesso a Cosa Nostra, e alle indagini dell’operazione Pizza Connection, che portarono alla luce i legami internazionali del traffico di stupefacenti gestito dalla mafia siciliana. Accanto - continua la presidente dell’Antimafia - a lui cadde Roberto Antiochia, giovane agente che, pur trasferito a Roma, scelse volontariamente di tornare a Palermo per garantire la sicurezza del suo dirigente. Morì nel tentativo di proteggerlo, incarnando i più alti valori del servizio, della lealtà e del sacrificio. La memoria del loro esempio non appartiene soltanto al passato: è un impegno che continua a guidare le istituzioni nel difendere la legalità, rafforzare la giustizia e contrastare ogni forma di criminalità organizzata».
"Oggi Palermo si raccoglie nel ricordo di due uomini che hanno scelto di non arretrare davanti alla mafia - dichiara il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla - il giudice Gaetano Costa e il vice questore Ninni Cassarà. Le loro storie appartengono a stagioni diverse della stessa battaglia, ma sono unite da un identico tratto: il coraggio di restare fedeli al proprio dovere quando farlo significava mettere a rischio la propria vita.
Ricordarli non significa soltanto celebrare due eroi. Significa interrogare la nostra coscienza civile. La mafia non ha cercato soltanto di uccidere delle persone: ha tentato di cancellare l’idea stessa che lo Stato potesse essere libero, credibile e più forte della paura. Non ci è riuscita, perché il loro esempio ha continuato a generare responsabilità, impegno e speranza.
Il mio pensiero va anche a chi è stato assassinato insieme a Ninni Cassarà, l’agente Roberto Antiochia, che gli era accanto fino all’ultimo istante, e a tutte le donne e gli uomini che hanno condiviso il peso della lotta contro Cosa Nostra, spesso nel silenzio e lontano dai riflettori. Ogni nome spezzato dalla violenza mafiosa è una parte della storia della nostra città e della nostra democrazia.
A noi spetta il compito più difficile: fare in modo che la memoria non diventi un rito. La memoria è autentica solo se sa trasformarsi in scelte quotidiane, in educazione alla legalità, in istituzioni credibili, in una comunità che non accetta compromessi con l’illegalità e non lascia mai soli coloro che difendono il bene comune.
Palermo onora oggi Gaetano Costa e Ninni Cassarà con gratitudine e rispetto. Ma il modo più vero per essere all’altezza del loro sacrificio è continuare a costruire una città in cui la libertà non sia un privilegio conquistato da pochi, bensì un diritto garantito a tutti. È questo il significato più profondo della loro eredità, ed è l’impegno che, come sindaco, rinnovo davanti alla città".
«Nel giorno dell’anniversario del loro assassinio, vogliamo rendere omaggio al magistrato Gaetano Costa, al vice questore Ninni Cassarà e all’agente di scorta Roberto Antiochia. È nostro obbligo morale mantenere viva la memoria di questi servitori dello Stato, uccisi barbaramente nelle estati del 1980 e del 1985. Il loro sacrificio continua a rappresentare una delle pagine più alte del coraggio e del senso dello Stato nella lotta alla mafia». Lo afferma il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.
«Custodiamo - aggiunge il governatore - l’esempio che ci hanno lasciato rinnovando ogni giorno l’impegno delle istituzioni nel contrasto a ogni forma di criminalità organizzata e promuovendo i valori della legalità tra le nuove generazioni».
“Oggi ricordiamo il Procuratore della Repubblica Gaetano Costa, il Vicequestore della Polizia di Stato Ninni Cassarà e l'agente della Polizia di Stato Roberto Antiochia, uccisi dalla mafia per il loro instancabile impegno al servizio dello Stato e della legalità. Tre servitori dello Stato che hanno scelto di contrastare con coraggio e determinazione la criminalità organizzata, pagando con la vita la fedeltà ai valori della giustizia e delle istituzioni”, lo dichiara Raoul Russo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Nazionale Antimafia.
“Il loro esempio, così come quello di tutti coloro che hanno perso la vita nella lotta alla criminalità organizzata, continua a rappresentare un punto di riferimento per quanti credono in una Sicilia libera dal potere mafioso. Ricordarne il sacrificio non è soltanto un dovere della memoria, ma un impegno concreto a sostenere ogni giorno la cultura della legalità, il rispetto delle regole e il contrasto a ogni forma di criminalità organizzata”, conclude Russo.