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Rifiuti speciali, fanghi e studi sui venti: la battaglia sui progetti del termovalorizzatore di Bellolampo

Le carte della conferenza dei servizi

13 Settembre 2026, 07:00

Rifiuti speciali, fanghi e studi sui venti: la battaglia sui progetti del termovalorizzatore di Bellolampo

Gli studi sull'aria intorno a Bellolampo, la catena dei rifiuti che arriveranno, l'inserimento di fasi transitorie. Intorno al progetto di termovalorizzatore di Palermo, uno dei due grandi impianti voluti dalla Regione come spina dorsale del sistema di smaltimento di rifiuti siciliano, imperversa una battaglia fatta di carte, documenti, analisi e considerazioni formali. Il teatro è la conferenza dei servizi che si sta svolgendo in questi giorni sull'impianto palermitano e su quello gemello di Catania, di cui i Progetti di fattibilità tecnico economico sono stati presentati lo scorso maggio. Ma per ciascuno degli impianti stanno arrivando le obiezioni specifiche di associazioni ed enti interessati, che nel caso di Bellolampo sono firmate dal Comune e da Legambiente.

Nella relazione presentata in conferenza dei servizi dal Comune la parte da padrone la fa l'analisi dei flussi di traffico per l'impianto, ma spulciando tra le carte emerge anche un'altra lacuna indicata dall'amministrazione, quella dello studio dei venti nella zona di Bellolampo. Aspetto importante per un impianto i cui fumi potrebbero essere spinti sulla città, e su cui, si legge nella relazione del Comune, non si capisce con quale criterio i progettisti del Tmv abbiano scelto le centraline di rilevamento. Lo studio infatti sarebbe stato condotto sui dati delle stazioni dell'aeroporto di Punta Raisi, di quella di Uditore e di quella di Monreale Vigna D'Api appartenenti al Sias Regionale. Non sarebbero state prese in considerazione altre centraline come quella di Capaci appartenente all' Arpa, che nel 2012, in occasione di un incendio proprio a Bellolampo, registrò una grossa componente di venti da nordovest sull'area. Per questo, e per l'assenza di una rosa dei venti del sito di Bellolampo, il Comune conclude che lo studio meteo è da considerarsi «non esaustivo».

Altri problemi sono stati evidenziati dalla Commissione tecnico scientifica che valuta i progetti, e riguardano la catena di approvvigionamento del Tmv palermitano, che a regime dovrebbe bruciare 300mila tonnellate di rifiuti l'anno. Con il divieto assoluto fissato dalla legge di bruciare rifiuti indifferenziati così come escono dai cassonetti, prima di arrivare a Bellolampo l'immondizia dovrà essere trattata in uno dei 16 centri regionali di selezione, recupero e raffinazione che trasformano i rifiuti urbani. Il carburante dipende, in altre parole, dall'esistenza di questi centri, e per questo la Cts ha chiesto un cronoprogramma della loro entrata a regime: il rischio è infatti che il Tmv resti a secco di rifiuti trattati.

Un problema che ha spinto i progettisti a inserire, nelle integrazioni, la possibilità di incenerire rifiuti speciali e fanghi per una fase transitoria. Ma proprio questa possibilità ha trovato la dura opposizione di Legambiente, secondo cui queste variazioni non erano contenute nei documenti alla base della procedura di Valutazione di impatto ambientale. Questo ha «evidenti refluenze - scrive l'associazione in una memoria - sul piano dei processi di lavorazione, sugli impatti ambientali e sanitari, questioni dirimenti su cui si continua a procedere a vista». Il progetto, in altre parole, sarebbe già cambiato nel corso della procedura, che quindi per gli ambientalisti dovrebbe essere sospesa.