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I consigli dei diplomati

Palermo, dai “centisti” istruzioni per l’uso delle superiori

Tra ansie e motivazioni, chi "debutta" e chi ci è già passato

16 Settembre 2026, 07:00

Palermo, dai “centisti” istruzioni per l’uso delle superiori

La scuola è ufficialmente iniziata, ma per chi varca per la prima volta i cancelli delle superiori, arrivano i preziosi consigli di chi quel percorso lo ha appena concluso con il massimo dei voti. I “centisti” della maturità 2026 invitano i nuovi studenti a studiare con costanza, ma soprattutto a non trasformare la scuola in una corsa al voto. Dietro quei 100 ci sono infatti cinque anni di impegno, ma anche ansie, confronti e fragilità.

Il primo consiglio arriva da Giovanni Onorato, studente della V E dell’Umberto I: «Il mio consiglio è di non focalizzarsi solo sulla scuola. Io stesso l’ho fatto ma con il tempo ho capito l’importanza di ritagliarsi uno spazio per sé». A fargli eco è Chiara Rosa Zerilli, indirizzo classico del Campus Gonzaga, per la quale la parola che riassume i suoi cinque anni è «cambiamento». Il risultato, spiega, deve nascere dalla soddisfazione personale e non dal bisogno di dimostrare qualcosa agli altri: «Inseguire un voto per rispondere alle aspettative altrui aumenterà soltanto l'ansia e i sensi di colpa». Un ulteriore consiglio è costruire un metodo di studio efficace e proprio. Gaetano Tinnirello, dello stesso istituto, invita a «mettersi in gioco», a non vivere per il risultato accademico ma per la crescita umana.

Anche Federica Ocello, già studentessa della V A del De Cosmi, parla di costanza e ascolto in classe, ma aggiunge un consiglio meno legato ai libri: «Quando qualcosa non va, bisogna parlarne con gli insegnanti, che sono nostri alleati». Lo dice partendo dalla propria esperienza: durante il quarto anno ha infatti attraversato un periodo di forte demotivazione, e il confronto con i professori l'ha aiutata a ripartire.

Emerge così un tema che va oltre la maturità: una generazione più sensibile perché maggiormente esposta alle aspettative della società e dei familiari, ma soprattutto al confronto costante mediante i social. A confermarlo sono anche gli adulti. Per Claudia Contino, dirigente dell’Umberto I, «i social hanno sovraesposto i ragazzi, ma il loro valore va ben oltre il voto». Al De Cosmi, il professor Antonio Caravello nota come la valutazione sia diventata sempre più «un modo per misurarsi con se stessi e con gli altri», mentre la professoressa Nicoletta Giganti, del Gonzaga, sintetizza il messaggio: «Tu non sei il tuo voto. La valutazione dovrebbe servire a capire cosa migliorare, non a definire una persona». È forse questa la prima istruzione d'uso per chi comincia: impegnarsi senza confondere il risultato con la propria identità. Perché, come raccontano i centisti, alla fine dei cinque anni ciò che resta non è soltanto un numero, ma il percorso che ha contribuito a rendere adulti.