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Studenti stranieri, boom negli istituti del centro di Palermo: tre alunni su quattro non hanno la cittadinanza italiana

La mozione dell’opposizione in Consiglio per bloccare il tetto del 30 per cento proposto da Giorgia Meloni

24 Settembre 2026, 07:00

Studenti stranieri, boom negli istituti del centro di Palermo: tre alunni su quattro non hanno la cittadinanza italiana

Molti alunni stranieri nei quartieri del centro ma pochissimi, ben al di sotto della media nazionale, nel resto della città e nella provincia. La proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di un provvedimento per tenere sotto il 30 per cento la quota di studenti stranieri nelle classi, per non fare «sentire in un angolo i bambini italiani in minoranza», ha avuto eco fin nelle aule di Palazzo delle Aquile, dove l’opposizione ha presentato ieri una mozione per chiedere esprimere la propria contrarietà all'introduzione di un limite alla presenza nelle classi basato sulla cittadinanza. Se però la norma pensata da Meloni entrasse subito in vigore, l'impatto sarebbe molto diverso a seconda delle zone della provincia palermitana, con grossi cambi di classe i quartieri come la Kalsa, l'Albergheria e la Noce, e una situazione del tutto immutata nel resto della città.

Per farsi un'idea di cosa succederebbe se davvero fosse introdotto un tetto del 30 per cento si possono guardare i dati diffusi sul portale open data del ministero dell'Istruzione. Secondo quei numeri in provincia di Palermo gli studenti dell'anno scolastico 2024/2025 erano in totale 134.274, di cui 4.317 di stranieri. Il numero assoluto è il più alto della Sicilia a causa della grandezza della provincia e della metropoli palermitana, ma in percentuale si tratta del 3,11 per cento di stranieri sul totale, ben al di sotto della media siciliana del 4,57 per cento e di quella nazionale del 12 per cento. Stesse medie si trovano se si scende nel dettaglio della città, dove gli stranieri sono il 4,1 per cento alle elementari, il 3,8 per cento alle medie e il 3 per cento alle superiori. In generale, quindi, una presenza molto contenuta di cittadini non italiani.

Gli alunni stranieri però non sono distribuiti in modo uguale. Il centro storico infatti vede il 49 per cento di studenti non italiani, con 13 plessi in cui la percentuale varia dal 33 per cento dell'I.c. Manzoni nel quartiere Noce, in cui su un totale di 54 alunni 18 sono stranieri, al Madre Teresa di Calcutta di via Fiume, dove 104 alunni su 166 hanno cittadinanza non italiana, il 62,6 per cento del totale. Il plesso più numeroso è il Perez alle spalle della Stazione Centrale, con 314 alunni di cui 180 stranieri, il 57 per cento. Tutti luoghi dove la legge Meloni, se entrasse in vigore, falcerebbe le classi distribuendo gli alunni in altri istituti.

Proprio dalla constatazione che la presenza di stranieri nelle scuole cittadine è contenuta ma concentrata in alcuni quartieri prende le mosse la mozione dei consiglieri di opposizione, la cui prima firmataria è Mariangela Di Gangi del Pd. «Troviamo grave - si legge nella nota che accompagna la mozione - che bambini e bambine possano diventare terreno di contrapposizione politica e che la loro cittadinanza venga utilizzata per costruire una distinzione tra chi dovrebbe sentirsi a casa nella scuola italiana e chi, superata una certa percentuale, rischia di essere rappresentato come una presenza da contenere».

La richiesta contenuta nella mozione è di non considerare i bambini «un problema solo per il raggiungimento di una percentuale»: dove esistono problemi con la lingua italiana, i consiglieri chiedono che siano superati con l'insegnamento dell'italiano, la mediazione culturale, un aggiustamento degli organici e maggiori risorse. La mozione chiede al consiglio di esprimere «contrarietà all'introduzione di un limite alla presenza nelle classi fondato sulla cittadinanza degli alunni e delle alunne», di non procedere in nessun modo all'introduzione del limite e di garantire che «nessun bambino e nessuna bambina possa essere allontanato dalla scuola del quartiere in cui vive per il solo raggiungimento di una percentuale». Le opposizioni concludono con la richiesta di trasmettere la mozione alla presidenza del Consiglio dei ministri.