La sentenza
«Dipendenti "retrocessi" illegittimamente», stangata da oltre 200mila euro per il Comune di Palermo
Gli incarichi erano stati revocati dall’amministrazione nel 2018, nel 2020 i primi ricorsi, arrivati a una ventina
Rimossi dall’incarico illegittimamente, ora il giudice del lavoro dà ragione a una ventina di dipendenti del Comune ai quali riconosce una cifra che, complessivamente, si aggira intorno ai 200 mila euro. Ai quali vanno aggiunte le spese legali (circa tremila ciascuno), interessi e rivalutazione.
La vicenda riguarda le cosiddette posizioni organizzative, incarichi per dirigere uffici e unità operative che non rientrano però nelle figure dirigenziali. Gli incarichi erano stati revocati dall’amministrazione nel 2018, nel 2020 i primi ricorsi da parte degli interessati. Inizialmente quattro, tutti vinti, poi il numero è salito a ottanta. Un numero esiguo è stato chiuso transattivamente, con un accordo fra dipendente e amministrazione. Qualche sentenza ha dato torto ai lavoratori. Ma la maggior parte è andata avanti e ora arriva la sentenza per una ventina, alcuni dei quali assistiti per conto della Fp Cgil Palermo dagli avvocati Pietro Vizzini e Giovanna Corrao, dello studio legale Vizzini & Partner.
La sezione lavoro del Tribunale di Palermo ha riconosciuto ai lavoratori la retribuzione di posizione per il periodo che va dal primo gennaio 2018 al 30 maggio 2019, data in cui gli incarichi sarebbero comunque cessati con il nuovo contratto che ha introdotto le figure delle elevate qualificazioni. Per ciascuno si tratta di circa 10 mila euro lordi, a cui vanno aggiunti interessi e rivalutazione. A breve sono attesi i pronunciamenti per gli altri ricorrenti.
“La sentenza rende giustizia a questi lavoratori ma continuiamo a rimanere perplessi sulla gestione del contenzioso da parte del Comune di Palermo – dichiarano il segretario generale Fp Cgil Palermo Andrea Gattuso e il responsabile enti locali per la Fp Cgil Palermo Saverio Cipriano – Inizialmente, era stata proposta una bozza di accordo tra gli uffici e i ricorrenti che prevedeva cifre inferiori. Ma l’amministrazione non ha accettato questa conciliazione. E oggi il Comune paga per intero la cifra che poteva essere sin dall’inizio ridotta. Un aggravio di spesa ai danni delle casse del Comune e della collettività, per aver rifiutato un compromesso con i lavoratori, che anche il sindacato avrebbe agevolato. Il Comune avrebbe potuto evitare maggiori spese per le spese processuali, interessi e rivalutazioni”.