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L'omicidio del piccolo Claudio Domino, quarant’anni senza verità

Era il 7 ottobre 1986 quando un uomo in moto sparò al bimbo di soli undici anni in via Fattori. Decenni di indagini non hanno mai svelato il nome del killer, con la mafia che negò il delitto

07 Ottobre 2026, 10:47

L'omicidio del piccolo Claudio Domino, quarant’anni senza verità

"Ehi tu, vieni qui!", il bambino di 11 anni, che sta giocando per strada con un amico non lontano dal negozio dei suoi genitori, obbedisce, si avvicina a quell'uomo su una grossa moto e il volto coperto da un casco integrale, che non gli lascia il tempo di fare niente e gli spara un unico colpo di pistola alla testa, prima di scappare. A terra, in via Fattori, a San Lorenzo, intorno alle 20.50 di quel 7 ottobre 1986, resta il corpo di Claudio Domino. Oggi, a distanza di esattamente 40 anni, quella via porta il nome del ragazzino, ma del suo assassino e del movente che ha determinato un delitto così ignobile non si sa nulla. Eppure quello di Claudio non è un omicidio come gli altri, non solo perché la vittima è del tutto innocente, ma perché avviene in piena "pax mafiosa", quel cessate il fuoco imposto dal boss Totò Riina durante la celebrazione del Maxiprocesso.

Tante le piste battute per cercare di dare giustizia al piccolo - cosa che i suoi genitori, Graziella Accetta e Ninni Domino, continuano a reclamare - da quelle più "semplici" (una vendetta contro la famiglia, che peraltro si era aggiudicata l'appalto per la pulizia dell'aula bunker proprio durante il Maxi, o il bimbo testimone di qualcosa che non avrebbe dovuto vedere) a quelle molto più complesse, in cui sarebbero coinvolti persino i Servizi deviati, come se quel corpicino colpito con un solo proiettile 7,65 steso al suolo si trovasse in uno scacchiere molto più ampio e in una trama che andrebbe ben oltre i confini di San Lorenzo.

La prima inchiesta sul delitto fu archiviata nel 1990 e, nel 2021, in seguito anche alla protesta della madre del bambino, che presidiò per giorni il palazzo di giustizia, il fascicolo fu riaperto. La Procura vagliò tutte le ipotesi, dalle più semplici alle più complesse, e ritenne che non ci fossero elementi per individuare il killer. La famiglia Domino, assistita dall'avvocato Antonio Ingroia, si oppose, ma il gip decise di archiviare, peraltro proprio il giorno dell'anniversario dell'omicidio: il 7 ottobre dell'anno scorso.

Per il "tribunale" di Cosa nostra, invece, ad ammazzare Claudio sarebbe stato Salvatore Graffagnino, che aveva un bar vicino alla cartoleria dei Domino a San Lorenzo, ma che si sarebbe occupato soprattutto di smerciare droga. Il 5 dicembre 1986 - due mesi dopo l'omicidio del bambino - di lui si persero le tracce. Una delle tante vittime di lupara bianca di quegli anni e c'è una sentenza definitiva a carico di diversi boss che lo sancisce. La stessa sentenza ipotizza che il bambino avesse visto qualcosa sui traffici di Graffagnino che quindi lo avrebbe eliminato e poi sarebbe stato a sua volta punito dai mafiosi. C'è solo un problema: mentre Claudio Domino veniva freddato con quel colpo di pistola, Graffagnino era davanti al suo bar.

In quattro decenni, con tanti boss che si sono pentiti, non è mai venuta fuori la verità sul caso. Qualcuno ha indicato i Servizi e in particolare Giovanni Aiello, ormai morto e più noto come "faccia da mostro", ed è una pista che la famiglia crede si possa e si debba ancora battere (per i pm le indagini anche su questo fronte non hanno portato a nulla). Aiello, secondo alcuni collaboratori, avrebbe commesso molti omicidi in Sicilia, partecipando anche alle stragi, e avrebbe ucciso pure un bambino. Delitti che poi sarebbero stati addossati ai mafiosi.

Sta di fatto che Cosa nostra si dissociò formalmente dall'uccisione di Domino proprio durante il Maxiprocesso e per bocca di Giovanni Bontate, fratello di Stefano, il "principe di Villagrazia", che usò il "noi" per prendere le distanze. Un pronome col quale confermava l'esistenza dell'organizzazione criminale, Cosa nostra appunto, che tutti avevano invece negato fino a quel momento.