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Ballarò

Accerchiati e minacciati, dopo Falsomiele a Palermo poliziotti ancora nel mirino

Inseguimento, fuga dopo l’alt e l’incidente, con le volanti circondate dalla folla un copione che richiama quanto accaduto qualche settimana fa a Falsomiele, con otto poliziotti feriti

09 Ottobre 2026, 08:29

Accerchiati e minacciati, dopo Falsomiele a Palermo poliziotti ancora nel mirino

Non è soltanto un inseguimento finito contro un altro scooter. La notte di Ballarò restituisce ancora una volta l’immagine di una Palermo nella quale un controllo di polizia può trasformarsi, nel giro di pochi minuti, in una situazione di forte tensione. E dove, accanto alla fuga di chi non si ferma all’alt, compare un altro elemento che preoccupa: la reazione di una parte dei residenti nei confronti degli agenti, forze dell'ordine che rappresentano lo Stato.

La ricostruzione della notte parte da un controllo della polizia. Una volante ha intimato l’alt a due giovani che viaggiavano a bordo di un Honda Sh. I due, invece di fermarsi, hanno accelerato e gli agenti si sono messi all’inseguimento. Una fuga tra le strade della città che si è conclusa, almeno per la volante, in via Porta di Castro, nel cuore della zona di Ballarò. Qui la pattuglia si è scontrata con un altro ciclomotore che stava percorrendo la strada contromano. I due giovani che erano a bordo sono rimasti feriti e sono stati soccorsi dal personale del 118, quindi trasportati al pronto soccorso dell’ospedale Civico. I ragazzi inseguiti, invece, sono riusciti a far perdere le proprie tracce. È a questo punto che la vicenda assume un’altra dimensione. Attorno agli agenti si è formato un gruppo di residenti. La volante coinvolta nell’incidente si è trovata circondata e la situazione ha richiesto l’intervento immediato dei rinforzi. Sono arrivate altre pattuglie della polizia, ma anche equipaggi dei carabinieri e della Guardia di finanza. Un dispositivo interforze necessario per evitare che l’episodio degenerasse ulteriormente e per riportare la situazione sotto controllo. Il dato che emerge è dunque quello di una doppia emergenza: da una parte il fenomeno delle fughe ai controlli, dall’altra la difficoltà, in alcune zone della città, di garantire agli operatori delle forze dell’ordine le condizioni necessarie per svolgere il proprio lavoro senza diventare a loro volta bersaglio di tensioni e contestazioni.

Il precedente più recente e più grave porta a Falsomiele. Solo poche settimane fa, nel quartiere della periferia sud, un intervento della polizia per fermare alcuni motociclisti impegnati in una gara clandestina si trasformò in un’aggressione contro gli agenti. Decine di residenti scesero in strada e gli operatori vennero accerchiati: il bilancio fu di otto poliziotti feriti e due volanti danneggiate. Per riportare la situazione alla normalità fu necessario l’arrivo di numerosi rinforzi, compresi carabinieri e reparto mobile. La risposta dello Stato arrivò pochi giorni dopo. A Falsomiele e nella vicina Bonagia scattarono controlli straordinari, con perquisizioni, posti di blocco e strade chiuse. Un primo blitz venne seguito, a distanza di una settimana, da un’altra imponente operazione interforze: circa 200 uomini di polizia, carabinieri e Guardia di finanza furono impegnati nel controllo del territorio. Identificazioni, verifiche sui veicoli, perquisizioni, sequestri di droga e controlli sulle attività commerciali furono il segnale concreto di una presenza rafforzata dello Stato dopo l’aggressione agli agenti .È proprio questo precedente a rendere più significativo quanto accaduto a Ballarò. Non significa sovrapporre episodi diversi né attribuire automaticamente ai residenti responsabilità che dovranno essere eventualmente accertate.

Ma il filo conduttore è evidente: in entrambi i casi un intervento nato da un controllo di polizia rischia di trasformarsi in una questione di ordine pubblico. Ed è su questo punto che si misura la capacità di una città di garantire sicurezza e legalità