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l'emergenza

Sicilia produce energia in abbondanza ma paga bollette d'oro: 7 proposte di Confindustria

Come il marginal pricing e l'Ets penalizzano famiglie e imprese. Le soluzioni per rimediare

05 Luglio 2026, 11:18

11:20

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La Sicilia oggi genera circa 3 GW di fotovoltaico e 2,7-2,8 GW di eolico. In molte fasce orarie immette in rete più energia di quanta ne assorba. Eppure famiglie e imprese pagano tariffe allineate alla media nazionale, senza trarre vantaggio dalla produzione locale.

Nelle ore di surplus il prezzo zonale scende a zero o in territorio negativo — come accaduto il 14 aprile, il 27 aprile e il 5 maggio 2024 — mentre le bollette restano attestate attorno a 130 euro per megawattora.

“Il dibattito aperto in questi giorni sul prezzo zonale dell'energia per la Sicilia tocca un nervo scoperto del sistema produttivo dell'isola — commenta Diego Bivona, presidente di Confindustria Sicilia —. Apprezziamo l’iniziativa del presidente della Regione Schifani che ha sollevato la questione del prezzo zonale, come possibile rimedio al caro energia”.

La task force energia di Confindustria Sicilia ha messo a punto sette proposte per sanare questa contraddizione. Le misure sono raccolte in un position paper, in coerenza con le istanze che Confindustria ha presentato alla Commissione europea negli incontri di Bruxelles dell'8 e 9 giugno 2026 e nell’ambito della consultazione pubblica sui benchmark ETS 2026-2030.

I perché del “caso Sicilia”

L’anomalia non risiede nel mercato elettrico regionale, bensì nel meccanismo di formazione del prezzo. L’elettricità è prezzata tramite il cosiddetto marginal pricing: il valore lo determina l’impianto più costoso chiamato a produrre in quella specifica ora, di norma una centrale a gas. Tali centrali pagano le quote ETS — il sistema europeo di scambio delle emissioni di CO₂ — per ogni tonnellata emessa, riversando tale onere nell’offerta. Per le regole del mercato, quel prezzo si applica a tutti i produttori, inclusi fotovoltaico ed eolico che non sostengono costi ETS.

Tra il 2021 e il 2024 questo meccanismo ha generato 8,5 miliardi di euro di extra-costi per famiglie e imprese italiane.

Nel 2025 il prezzo medio in Italia è stato di 115 euro/MWh, contro 61 in Francia, 65 in Spagna e 40 nell’area scandinava.

Il prezzo zonale può essere una risposta necessaria, ma resta parziale. Se introdotto senza adeguati correttivi rischia un effetto paradossale: di giorno, con il fotovoltaico al massimo, i consumatori siciliani pagherebbero meno; la sera, quando l’energia solare viene meno e il prezzo marginale è fissato da centrali a gas locali meno efficienti e da interconnessioni insufficienti con il continente, pagherebbero di più — talvolta 20-30 euro/MWh oltre la media nazionale. Le aziende attive h24 vedrebbero il maggior esborso serale superare i risparmi diurni. È quindi imprescindibile introdurre i prezzi zonali con una fase sperimentale, per prevenire effetti collaterali e distorsioni.

La correzione della rotta

La contraddizione fra produzione locale e costi in bolletta può essere risolta con un mix di interventi. La soluzione strutturale, come indica il position paper, è disaccoppiare il prezzo dell’elettricità siciliana dal costo marginale del gas, prima di attivare il prezzo zonale. Gli strumenti sono già disponibili: i PPA, contratti pluriennali a prezzo fisso tra produttori rinnovabili e consumatori industriali, che mettono al riparo entrambe le parti dalla volatilità del mercato spot e dal trasferimento del costo ETS; e l’Energy Release, già operativo, che consente alle imprese energivore di acquistare energia rinnovabile a circa 65 euro/MWh per tre anni. Solo in queste condizioni il prezzo zonale genererebbe benefici netti in tutte le ore della giornata.

Il controsenso che viene dal mare

L’ETS marittimo, in vigore da gennaio 2024, ha determinato il raddoppio dei costi del trasporto via mare. Per un’isola che affida oltre il 90% dei flussi di merci alla navigazione si tratta di un freno competitivo: da ottobre 2025 ad aprile 2026 la tratta Catania–Livorno è passata da 18 a 36 euro per metro lineare (occupato dai container), mentre Palermo–Napoli da 15 a 27 euro. Oggi circa il 50% del prezzo di un biglietto per il trasporto merci marittimo è imputabile all'ETS. L’impatto si propaga su tutte le filiere, dall’agroalimentare alla chimica, dai materiali da costruzione all’export manifatturiero.

Le sette proposte di Confindustria Sicilia

Stabilizzare il prezzo delle quote ETS con un corridoio minimo-massimo.

Escludere dalle aste gli operatori puramente finanziari.

Congelare i benchmark ai livelli 2025 in attesa della revisione della Direttiva prevista a luglio.

Mantenere le quote gratuite fino alla piena operatività del meccanismo di aggiustamento alle frontiere (CBAM).

Correggere le asimmetrie nelle compensazioni dei costi indiretti tra Italia, Germania e Francia.

Attivare PPA standardizzati ed estendere l’Energy Release prima di introdurre il prezzo zonale.

Esentare le isole dall’ETS marittimo e reinvestire i proventi delle aste nei territori industriali del Mezzogiorno.

“Queste sono le proposte che la task force energia ha elaborato nel position paper sul prezzo zonale dell’energia e sulla revisione del sistema ETS. È una serie di interventi concreti per abbassare il costo dell’energia per imprese e famiglie siciliane”.

«Il tema dell'energia in Sicilia è troppo complesso e troppo importante per essere affrontato un pezzo alla volta», ha dichiarato Diego Bivona, presidente di Confindustria Sicilia. «Il prezzo zonale, l'ETS, il costo dell'insularità, il mercato del marginal pricing sono facce dello stesso problema. La nostra task force ha lavorato per mesi per tenerli insieme e proporre soluzioni concrete che porteremo ai tavoli istituzionali».