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Riforma delle Prime Comunioni a Palermo, no della Curia ai "corsi intensivi". La lettera di Lagalla a Lorefice
Confimprese chiede una mediazione per tutelare l'occupazione
Nessun passo indietro sulla riforma dell'iniziazione cristiana e secco rifiuto a qualsiasi ipotesi di percorsi abbreviati per anticipare i sacramenti. L’Arcidiocesi di Palermo ha preso una posizione netta attraverso una nota ufficiale, rispondendo alle sollecitazioni giunte dal comparto economico cittadino che chiedeva di comprimere i tempi per consentire la celebrazione delle Prime Comunioni già nel 2027. La riforma avviata dall'Arcivescovo Corrado Lorefice prevde infatti un cammino più lungo ed unificato che unisce i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima.
«Comprendiamo le fragilità e le sofferenze del tessuto produttivo locale, fatto di piccoli imprenditori, lavoratori e padri di famiglia che vivono con fatica questo tempo storico — sottolinea la Curia —. Tuttavia, la proposta che è stata fatta circolare attraverso i social da alcune organizzazioni di categoria di comprimere il cammino di fede in "corsi intensivi di catechismo" per poter celebrare le prime comunioni già nel 2027, appare indifferente e addirittura contraddittoria rispetto alla natura stessa della riforma così faticosamente e meticolosamente costruita: una simile riduzione, infatti, priverebbe i nostri bambini del tempo necessario per fare un’autentica esperienza di maturazione individuale e comunitaria, snaturando e svuotando il senso stesso del Progetto». L'Arcidiocesi ha ribadito con forza il valore spirituale della scelta: «Sin dalle loro origini evangeliche, i sacramenti non sono in alcun modo legati alle consuetudini di natura squisitamente commerciale che, nel corso del tempo, si sono sovrapposte alle fondamenta religiose di questi passaggi decisivi del cammino di fede cristiana. È preciso compito della Chiesa tutelarne la natura intrinseca. Su questa inderogabile responsabilità la Chiesa di Palermo non intende arretrare, pur confermandosi sempre come una casa dalle porte aperte, in ascolto delle fatiche di chi vive e lavora nella nostra Città, che certamente possono essere affrontate ad altri livelli e valutando soluzioni che coinvolgano altri aspetti della vita comunitaria, in un percorso di confronto tra tutte le istituzioni a cui l'Arcidiocesi si dichiara sin d’ora disponibile a partecipare».
Sulla vicenda era intervenuto direttamente il Sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, inviando una lettera aperta a Monsignor Lorefice dopo aver ascoltato una delegazione di operatori guidata da Confimprese. Pur premettendo di non voler «in alcun modo interferire con le autonome e motivate decisioni della Chiesa palermitana», il primo cittadino ha richiamato l'attenzione della Curia sulle «difficoltà economiche ed occupazionali insorte a seguito della modificata cadenza temporale», confidando che la sensibilità pastorale dell'Arcivescovo potesse «trovare la via più appropriata per mitigare una giustificata ansia».
Proprio a seguito del passaggio istituzionale di Lagalla, Confimprese Palermo ed il Comitato Fede Economia e Comunità hanno deciso di sospendere il sit-in di protesta inizialmente programmato davanti al Palazzo Arcivescovile. «La sospensione del sit-in vuole essere un atto di rispetto nei confronti dell’intervento del Sindaco e un modo per lasciare lo spazio necessario perché possa avviarsi un dialogo con la Curia — ha chiarito il presidente di Confimprese Palermo, Giovanni Felice —. La questione tuttavia non è chiusa. Qualora il confronto non dovesse aprirsi, riprenderemo le nostre iniziative per mantenere aperta la discussione sulla ripresa delle celebrazioni nel 2027».