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il retroscena

“Operazione Risolutezza Assoluta”: come la rete segreta di Washington ha portato alla cattura di Nicolás Maduro

Droni invisibili, mappe millimetriche, una casa “fantasma” per le prove generali: dentro il blitz che ha rovesciato gli equilibri in Venezuela, mentre gli Stati Uniti rivendicano il ruolo guida nella transizione

Redazione La Sicilia

03 Gennaio 2026, 22:56

04 Gennaio 2026, 00:05

“Operazione Risolutezza Assoluta”: come la rete segreta di Washington ha portato alla cattura di Nicolás Maduro

La luce si spegne a Caracas, quartieri interi piombano nel buio. A sud della città, tra colline e palazzi addossati, il rotore di un elicottero taglia l’aria a pochi metri dal suolo. Una squadra in assetto notturno scivola oltre il perimetro di un complesso residenziale: porte sfondate, scale, corridoi, un tentativo di rifugio verso la “panic room” sventato in pochi secondi. Alle spalle, invisibile a occhio nudo ma onnipresente sugli schermi dei comandanti, un flusso di coordinate, intercettazioni, immagini termiche: l’orchestra di un’operazione che, secondo fonti militari e di intelligence, ha richiesto mesi di preparazione e il contributo sincronizzato di Cia, Nsa, Nga, Cyber Command e Space Command.

È il cuore di “Operation Absolute Resolve” — “Operazione Risolutezza Assoluta” — culminata all’alba di sabato 3 gennaio 2026 con la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, poi imbarcati sulla nave d’assalto anfibio USS Iwo Jima e avviati verso gli Stati Uniti, dove il leader bolivariano dovrà rispondere a capi d’imputazione per narcoterrorismo e traffico di cocaina formalizzati al Southern District of New York. Il presidente americano Donald Trump ha seguito la missione in tempo reale da Mar-a-Lago e, poche ore dopo, ha annunciato l’intenzione di “gestire temporaneamente il Venezuela” e “vendere il suo petrolio”, promessa che accende inevitabilmente una disputa di diritto internazionale e geopolitica destinata a durare.

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Il quadro: un’azione “multi-dominio” senza precedenti recenti

Nelle ore successive, i dettagli affiorano in una conferenza congiunta a Mar-a-Lago con il capo degli Stati Maggiori riuniti, il generale Dan Caine: in cielo hanno operato “più di 150 velivoli” lanciati da “20 basi e piattaforme” attraverso l’emisfero occidentale; tra questi F-35, F-22, F/A-18, B-1B, aerei da guerra elettronica EA-18G e “numerosi droni”, oltre al ponte elicotteri di forze speciali che ha consegnato il team di cattura all’obiettivo. Nessuna perdita di asset, due militari statunitensi feriti, un elicottero danneggiato ma rientrato. Il quadro, confermato da diverse testate specializzate, somiglia al manuale di una operazione congiunta multi-dominio: potenza aerea per sopprimere difese, effetti cibernetici e spaziali per accecare sensori e comunicazioni, ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) per leggere il terreno metro per metro, forze d’assalto rapide per l’“apprehension”.

L’intelligence invisibile: Cia, Nsa, Nga

Dietro il “colpo di mano” notturno c’è la lente lunga della comunità di intelligence. La Cia — secondo ricostruzioni convergenti — ha mantenuto un assetto umano vicino a Maduro e una piccola squadra sul terreno fin da agosto 2025, con il compito di confermare pattern di vita e finestre di vulnerabilità. La Nsa ha fornito geolocalizzazione e allerta indicatori per leggere movimenti militari e attivazioni radar, mentre la National Geospatial-Intelligence Agency ha costruito un mapping dettagliato delle aree sensibili, traducendo in coordinate e layer aggiornati ciò che le forze speciali avrebbero poi trovato sul posto. È la parte meno spettacolare e più decisiva dell’operazione: trasformare l’ecosistema urbano di Caracas in una mappa interattiva che, al momento X, riduca l’imprevisto a fattore marginale.

Il “fantasma” di cemento: la casa replica per l’addestramento

Uno dei tasselli più rivelatori riguarda l’addestramento della Delta Force su una replica del rifugio di Maduro. Secondo fonti aperte, i commandos hanno ripetuto il percorso in una “mock house” realizzata sui rilievi disponibili: ingressi, varchi, punti ciechi, scale e “safe room”. Un approccio mutuato da precedenti operazioni ad altissimo valore, dal blitz contro Osama bin Laden a Abbottabad fino all’assalto nel nord della Siria contro il leader dell’ISIS nel 2022. Quando la squadra tocca il suolo, il margine di sorpresa non è più nella pianta dell’edificio ma nel fattore umano: il numero di guardie, la loro tenuta psicologica, l’eventuale reazione delle difese esterne. Anche qui, gli analisti sottolineano che l’addestramento “su misura” è costato mesi, coerente con una pianificazione avviata ben prima delle ultime tensioni diplomatiche.

Droni “invisibili” e occhi dal cielo: l’ombra dell’RQ‑170

Nelle ore del blitz, fotografi e spotter a Roosevelt Roads (Ceiba, Porto Rico) registrano movimenti intensi. Tra i frame discussi figura l’avvistamento — raro e per questo significativo — di un RQ-170 Sentinel, il drone stealth impiegato dagli Stati Uniti per missioni ISR a rischio elevato. Nessuna conferma ufficiale collega direttamente quell’RQ-170 a “Risolutezza Assoluta”, ma la presenza documentata del velivolo nell’area, dopo settimane di indiscrezioni, rafforza l’ipotesi di sorveglianza persistente a bassissima osservabilità su Caracas e sui nodi anti‑aerei venezuelani. Lo scopo: garantire consapevolezza situazionale in tempo reale e guidare con precisione l’ingresso/uscita degli elicotteri d’assalto.

Il fattore meteo e la “finestra” operativa

Lo stesso Trump ha indicato nel meteo la variabile che ha ritardato l’azione di “quattro giorni”. La missione è partita quando la copertura nuvolosa e i venti hanno offerto un corridoio favorevole: visibilità sufficiente per i piloti, margini accettabili per i sensori. Secondo i militari, gli elicotteri hanno percorso tratti “radenti” sulla superficie del mare prima di virare verso l’interno, coperti da scorte ad ala fissa — una manovra classica per minimizzare l’esposizione ai radar a bassa quota e sfruttare la saturazione creata in precedenza contro la difesa IADS di Caracas.

La componentistica cyber e spaziale: “spegnere” la città

Mentre sui social venezuelani si rincorrono testimonianze su blackout e apparecchi a bassissima quota, dalle fonti ufficiali filtra che Cyber Command e Space Command hanno prodotto “effetti non cinetici” contro le reti e i sistemi di sorveglianza avversari. Il generale Caine non ha fornito particolari tecnici; è verosimile però che, insieme agli strike elettronici e cinetici, siano state introdotte interruzioni mirate a comunicazioni e sensori, così da “sporcare” il quadro tattico del comando venezuelano nelle due ore cruciali dell’operazione. Nsa avrebbe garantito indicatori e avvisi sull’attivazione di radar e movimenti di truppe, consentendo ai planner di adeguare le rotte in corsa.

Le basi, la proiezione, il ruolo di Porto Rico

Il ritorno alla piena operatività del sedime di Roosevelt Roads in Porto Rico tra settembre e ottobre 2025 aveva già segnalato un cambio di passo: atterraggi e decolli di F‑35B, MV‑22, CH‑53, attività di pista e taxiway rifunzionalizzate. A posteriori, è difficile non leggere quella massa critica come un dispositivo di teatro che ha reso possibile il ponte aereo verso la costa venezuelana in tempi strettissimi e con ridondanza di asset. Le immagini diffuse da DVIDS e le inchieste di settore delineano il quadro di una postazione avanzata proiettata a meno di 500 miglia dalla costa di La Guaira.

Dalla pista al tribunale: l’incriminazione a New York

Quasi in parallelo al blitz, la ministra della Giustizia Pam Bondi annuncia che Maduro e Flores sono stati incriminati a New York per narcoterrorismo, cospirazione per importazione di cocaina e armi da guerra, un’estensione e un consolidamento di capi formulati negli anni precedenti. L’operazione assume così un doppio profilo: militare e giudiziario. Sul piano interno statunitense si apre un fronte di discussione — bipartisan — sull’assenza di previa autorizzazione del Congresso agli strike, mentre sul piano internazionale si affollano le reazioni: condanne di governi alleati di Caracas, plausi dell’opposizione venezuelana in esilio, proteste e manifestazioni nelle comunità della diaspora.

La narrazione di Caracas: “aggressione militare”

Dal lato venezuelano, il governo denuncia una “gravissima aggressione militare” americana su Caracas e negli stati di Miranda, Aragua, La Guaira. Delcy Rodríguez chiede pubblicamente una “prova in vita” del presidente e della consorte, mentre i media di Stato alternano immagini di danni infrastrutturali a messaggi di mobilitazione. La narrativa ufficiale insiste su sovranità violata e su un presunto tentativo di controllo delle risorse petrolifere.

Il confronto con i precedenti storici

Gli analisti militari avvicinano il caso Maduro a precedenti come la cattura di Manuel Noriega (1989-1990) o gli arresti di Saddam Hussein (2003) e di capi jihadisti negli ultimi 20 anni. La peculiarità del 2026 è lo spettro degli effetti non cinetici impiegati in combinazione con piattaforme stealth e un’architettura ISR in grado di sostenere un’operazione in una megalopoli densamente difesa senza aprire un conflitto convenzionale su vasta scala. In questa cornice rientra anche l’addestramento su repliche dei bersagli e l’uso — con prudenza comunicativa — di asset come l’RQ‑170.

Il nodo aereo “di supporto”: piattaforme C2 e collegamenti

Sebbene le autorità non abbiano pubblicato l’elenco completo delle piattaforme, oltre a caccia, bombardieri, droni ed elicotteri, è ragionevole includere nel dispositivo aeromobili di comando e comunicazioni — i cosiddetti “flying C2” — e supporti di collegamento come i BACN (E‑11A), concepiti per “stendere” una rete tra unità diverse e ambienti complessi. Gli aerei C‑40 (versioni B/C) della US Air Force, progettati per garantire connessioni sicure a leadership civili e militari, svolgono in genere missioni di supporto e trasporto ad alta intensità comunicativa; non c’è al momento conferma pubblica del loro impiego diretto nella notte del blitz, ma le loro capacità di comunicazioni criptate e VTC in volo li rendono plausibili in scenari di regia politico‑militare distribuita. È un dettaglio tecnico, ma cruciale per comprendere come si “governa” un’operazione così ampia in tempo reale.

La dimensione legale e politica: autorizzazioni, transizione, petrolio

Sul piano giuridico, l’azione apre interrogativi: la War Powers Resolution e la prassi costituzionale sull’uso della forza all’estero, la giurisdizione dei tribunali federali sui reati contestati, la custodia di un capo di Stato straniero in carica, le conseguenze per gli accordi bilaterali e multilaterali. Sul piano politico, le dichiarazioni di Trump — “gestiremo il Venezuela”, “venderemo il suo petrolio” — spostano l’asse del dibattito mondiale oltre l’operazione in sé, toccando temi di regime change e sovranità economica che evocano paragoni con l’Iraq del 2003. Una parte del Congresso ha chiesto spiegazioni sull’assenza di consultazione preventiva, mentre i partner regionali osservano con cautela, fra solidarietà con la popolazione e timori di escalation.