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Roma, si chiude la Porta Santa: si conclude il Giubileo della Speranza. Oltre 70mila agenti per la sicurezza

Sono 33 milioni di pellegrini accolti nella Capitale e più di 70mila operatori delle forze dell’ordine impegnati nella sicurezza. Il questore Massucci: «Un’eredità importante per il futuro».

Laura Mendola

06 Gennaio 2026, 07:40

07:42

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Con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro prevista tra qualche ora, Roma archivia ufficialmente il Giubileo. Un gesto solenne, carico di simbolismo, che segna la fine dell’Anno Santo ma anche il bilancio di un evento che ha coinvolto la Capitale su più livelli: spirituale, sociale e organizzativo.

Davanti ai fedeli riuniti in Vaticano, il rito di chiusura ha rappresentato l’ultimo atto di un lungo cammino che, nel corso dei mesi, ha portato a Roma oltre 33 milioni di pellegrini da ogni parte del mondo. Un flusso imponente, che ha trasformato la città in un crocevia globale di fede e culture.

Accanto alla dimensione religiosa, il Giubileo ha richiesto uno sforzo straordinario sul fronte della sicurezza. Sono stati oltre 70mila gli agenti delle forze dell’ordine impiegati negli eventi giubilari, come ha reso noto il questore di Roma Roberto Massucci proprio nel giorno della chiusura.

«L’impegno sul fronte della sicurezza va considerato il risultato di un insieme istituzionale e non solo», ha spiegato Massucci, sottolineando come il lavoro svolto sia stato frutto di un vero e proprio “sistema Paese”. Oltre a polizia, carabinieri e guardia di finanza, hanno contribuito alla gestione dell’evento anche la polizia locale, la protezione civile, Atac, Ama e Ares 118, garantendo ordine e assistenza a milioni di persone arrivate nella Capitale.

Il bilancio, secondo il questore, è positivo non solo per l’esito dell’Anno Santo, ma soprattutto per ciò che lascia in eredità. «Il Giubileo della Speranza si chiude, ma l’eredità che lascia è un’eredità importante», ha dichiarato Massucci. Un patrimonio fatto di competenze, coordinamento e capacità di risposta che, secondo il numero uno della Questura romana, dovrà essere custodito e rafforzato.

«È la dimostrazione che il sistema della Capitale sa gestire grandi eventi con equilibrio, competenza e senso di responsabilità», ha aggiunto, guardando già alle sfide del 2026, che si annunciano complesse e impegnative. L’obiettivo, ha spiegato, è trasformare questa capacità di collaborazione istituzionale in un modello stabile al servizio dei cittadini.