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L'annuncio shock di Trump: dazi ai Paesi europei che si oppongono all'ipotesi di annettere la Groenlandia agli Usa: mercati globali in crisi

La minaccia senza precedenti rivolta agli alleati storici per costringere la Danimarca a cedere l'isola: borse in calo, Europa e Sicilia sotto pressione

Fabio Russello

17 Gennaio 2026, 18:35

L'annuncio shock di Trump: dazi ai Paesi europei che si oppongono all'ipotesi di annettere la Groenlandia agli Usa: mercati globali in crisi

Scossone senza precedenti sui mercati globali: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato un’imposta del 10% su tutte le merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia a partire dal 1° febbraio 2026. La tariffa salirà al 25% dal 1° giugno e resterà in vigore “fino al raggiungimento di un accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia”.

Lo ha scritto su Truth Social, motivando la decisione con una presunta “situazione molto pericolosa per la Sicurezza, la Protezione e la Sopravvivenza del nostro Pianeta”. Il dazio viene presentato come fulcro di una contesa geopolitica ad alta tensione.

Trump accusa i Paesi europei interessati di aver dispiegato truppe in Groenlandia per “motivi sconosciuti”, generando un “livello di rischio non più sostenibile né accettabile”. “Questi Paesi stanno giocando a un gioco estremamente rischioso”, attacca il tycoon, che considera l’isola artica un tassello strategico per la difesa statunitense, in particolare per il “Golden Dome”, sistema missilistico avanzato che, a suo dire, richiederebbe il controllo groenlandese per ottimizzare “angoli, misure e confini”. In assenza della Groenlandia, avverte, “Cina e Russia” potrebbero prevalere, compromettendo la stabilità mondiale.

Le ripercussioni finanziarie sono immediate: il Dax tedesco arretra del 2,5%, il Cac 40 dell’1,8% e il FTSE britannico dell’1,7%. L’Italia, pur non direttamente nel mirino, rischia contraccolpi tangibili.

La Sicilia, snodo mediterraneo, esporta vino, agrumi e prodotti agroalimentari verso i mercati nordici e quello tedesco per oltre 500 milioni di euro l’anno (dati Istat 2025). Un effetto domino sulle catene di approvvigionamento potrebbe far lievitare i costi e ridurre la competitività delle imprese.

Nel merito degli scambi, l’inasprimento tariffario renderebbe più costose negli Stati Uniti auto tedesche, vini francesi, macchinari olandesi e pesce norvegese, incidendo sul principale mercato di sbocco per le importazioni europee, superiore ai 500 miliardi di euro annui. Trump giustifica la stretta ricordando come gli USA avrebbero “sovvenzionato” l’Europa per decenni senza misure simmetriche. “Ora, dopo secoli, è tempo che la Danimarca restituisca: la pace mondiale è in gioco!”, scrive, ironizzando sulle “due slitte trainate da cani” come difesa groenlandese.

La posta in gioco va oltre le risorse minerarie dell’isola (terre rare, uranio): la Groenlandia è una pedina del Grande Gioco artico. Trump resuscita un progetto coltivato da oltre un secolo, sostenendo che da Truman a Biden tutti abbiano tentato invano di acquistare il territorio da Copenaghen. Alla luce del “Golden Dome” e delle tensioni con Pechino e Mosca, l’isola diventa cruciale. “Solo gli Stati Uniti, sotto la mia guida, possono proteggerla con successo”, afferma, aprendo a negoziati immediati ma subordinandoli alla cessione totale.

Sul terreno, Danimarca e alleati avrebbero rafforzato nei giorni scorsi la presenza militare a Nuuk per “motivi di sovranità”, in risposta a voli cinesi sospetti e manovre russe. Per Trump si tratta di una provocazione: “Nessuno toccherà questo sacro pezzo di terra, soprattutto perché è in gioco la sicurezza nazionale degli USA e del mondo intero”. La reazione europea è dura. La premier danese Mette Frederiksen bolla i dazi come “un ricatto inaccettabile”, mentre a Copenaghen e a Nuuk scoppiano proteste anti-USA. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, convoca per il 20 gennaio un vertice d’emergenza e valuta ritorsioni su colossi tecnologici statunitensi come Apple e Boeing. “Non cederemo al bullo di Washington”, dichiara il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

In Italia, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avverte: “I dazi Trump colpiscono l’intera filiera UE, inclusa la nostra meccanica e agroalimentare”. La Sicilia, con i porti di Catania e Palermo, è particolarmente esposta: le esportazioni di olio e vino verso Scandinavia e Germania valgono 120 milioni annui. Confindustria Sicilia stima perdite fino al 15% per le PMI e spinge per una diversificazione dei mercati verso Asia e Medio Oriente.

Trump lascia uno spiraglio: “Gli USA sono immediatamente disponibili a negoziare con la Danimarca e/o questi Paesi, nonostante tutto ciò che abbiamo fatto per loro”. Il registro, tuttavia, resta bellicoso e i mercati temono un’escalation. Secondo analisti di Goldman Sachs, se le tariffe dovessero perdurare l’export europeo potrebbe rallentare del 3-5% nel 2026, con un impatto sull’inflazione statunitense stimato a +2%. L’Europa si trova così di fronte a un bivio: concessioni – ritenute improbabili sulla Groenlandia – o ritorsioni, con il rischio di una guerra commerciale globale. La Sicilia, crocevia di scambi nel Mediterraneo, osserva con apprensione: i dazi non sono solo cifre, ma una minaccia alla fragile stabilità del dopo pandemia.