Guerra
La tv iraniana: «Colpita la portaerei americana Abraham Lincoln». E Teheran minaccia i soldati Usa: «Vi stiamo aspettando»
L’Azerbaigian ha denunciato un attacco dei Pasdaran, annunciando «ritorsioni» e ha iniziato ad infiammarsi anche il fronte iracheno
Un altro Paese è stato sfiorato dall’escalation che sta travolgendo il Medio Oriente nel contesto del conflitto tra Israele e Stati Uniti da un lato e l’Iran dall’altro: l’Azerbaigian ha denunciato un attacco con droni attribuito a Teheran, annunciando “ritorsioni”. Sono segnali di un’ulteriore spirale di tensione: mentre sulla capitale iraniana proseguono i bombardamenti della coalizione, i Pasdaran rispondono prendendo di mira diversi Paesi del Golfo, e il regime afferma di essere pronto a fronteggiare una possibile “invasione di terra” da parte delle truppe statunitensi.
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Intanto, mentre cresce la pressione dell’Idf sul Libano contro Hezbollah, la Nato ha riunito il suo Consiglio dopo il missile diretto verso la Turchia, comunicando un rafforzamento della postura difensiva contro le “minacce balistiche”. “Un atto terroristico è stato perpetrato dall’Iran sul nostro territorio”, ha denunciato il presidente azero Ilham Aliyev, aggiungendo di aver ordinato alle Forze armate di “preparare e attuare misure di ritorsione”.
Secondo il Ministero della Difesa di Baku, quattro velivoli senza pilota sono stati lanciati contro “un edificio scolastico, che si è schiantato vicino all’edificio” e contro “il terminal dell’aeroporto nella Repubblica Autonoma di Nakhchivan”. Il bilancio provvisorio è di quattro feriti. L’ambasciatore iraniano, convocato dalla diplomazia azera, ha replicato sostenendo che l’attacco sarebbe opera di Israele.
Da tempo Teheran teme che lo Stato ebraico, stretto alleato dell’Azerbaigian e suo fornitore di armamenti, possa utilizzare il territorio dell’ex repubblica sovietica del Caucaso per colpire l’Iran. Il raid in Azerbaigian è stato condannato dalla Turchia, che il giorno precedente aveva rilevato nel proprio spazio aereo un missile balistico iraniano, neutralizzato dalle difese della Nato. Recep Tayyip Erdogan mantiene comunque cautela: nella riunione del Consiglio dell’Alleanza Atlantica non si è discusso dell’attivazione dell’articolo 5, che prevede l’assistenza collettiva tra alleati. Le forze dell’organizzazione restano comunque “vigili” e “pronte a difendere” i membri.
Nel Golfo, le difese di Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti hanno continuato a intercettare salve di droni e missili iraniani, diretti in prevalenza contro basi statunitensi, con residenti allertati da numerose esplosioni. Ad Abu Dhabi si registrano sei feriti a causa dei detriti di un drone, mentre a Dubai l’Oms ha sospeso le attività del centro logistico per le emergenze sanitarie.
La televisione di Stato di Teheran ha annunciato un nuovo attacco alla portaerei americana Lincoln. L’emittente ha riferito che droni del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) avrebbero colpito l’unità navale dispiegata nell’area del Golfo dalla fine di gennaio, senza fornire ulteriori dettagli. Lunedì l’Irgc aveva già affermato di aver centrato la portaerei con quattro missili iraniani, un’affermazione bollata come “bugia” dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom). I Pasdaran oggi hanno inoltre rivendicato di aver affondato una petroliera statunitense in Kuwait.

Si infiamma anche il fronte iracheno: obiettivi iraniani hanno preso di mira una base americana a Erbil e i quartier generali delle forze curde. A Teheran cresce il timore che “migliaia di combattenti” possano attraversare il confine nord-occidentale per combattere sul terreno. Alcuni media americani avevano già parlato di un’offensiva in corso; in ogni caso, i preparativi sembrano procedere, anche alla luce della notizia secondo cui Donald Trump avrebbe offerto “copertura aerea ai ribelli”.
Sul teatro libanese, l’Idf, con una mossa senza precedenti, ha intimato a centinaia di migliaia di residenti dei sobborghi meridionali di Beirut, considerati roccaforti di Hezbollah, di “evacuare immediatamente”, mentre continuano i bombardamenti sulle postazioni delle milizie sciite. “Presto l’area diventerà come Khan Yunis”, ha avvertito il ministro ultraconservatore Bezalel Smotrich. Per contenere la crisi, il governo libanese ha vietato l’ingresso nel Paese ai Pasdaran, prevedendo l’“arresto” in caso di violazione. Dall’altra parte del confine la situazione appare relativamente più stabile, nonostante le sirene d’allarme: l’aeroporto Ben Gurion ha riaperto dopo cinque giorni. Teheran, invece, resta nel mirino dei raid americani e israeliani, estesi all’intera provincia. “Siamo pronti a un’invasione di terra, li aspettiamo, per loro sarebbe un disastro”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
