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Flotilla, l'attivista: «La missione riparte e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia»
Nuove adesioni dalla Grecia, dall'Italia, dalla Spagna dall'Olanda e da tutta Europa
«La Flotilla riparte. Useremo questi giorni per sistemare tutto e per rimettere a posto le barche. Abbiamo compagni dalla Grecia, dall'Italia, dalla Spagna dall'Olanda e da tutta Europa che si sono mobilitati per venire qui». Lo ha detto Luca, un attivista in collegamento dalla Grecia, durante una conferenza stampa della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla davanti alla Farnesina.
«Abbiamo preso tutte le precauzioni che dovevamo prendere, siamo in contatto con le autorità - ha aggiunto - ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia. Se prima avevamo un milione di motivi per andare a Gaza, ora ne abbiamo uno in più».
La Global Sumud Flotilla, coalizione internazionale di attivisti per i diritti umani, è ripartita ad aprile per una nuova missione marittima verso la Striscia di Gaza. Nonostante gli stop da parte delle forze israeliane dei giorni scorsi, la determinazione espressa dagli attivisti è che la missione prosegua, con l'obiettivo di «rompere l'assedio» e portare aiuti umanitari, con numeri e partecipazione in crescita rispetto alle precedenti iniziative.
Thiago Avila e Saif Abukeshek «erano a bordo di una barca italiana. Questo significa, per il diritto del mare, averli prelevati illegalmente da Roma. Le barche erano a 20 miglia da Creta, in acque internazionali ma di competenza greca. È grave non per gli attivisti ma per l'Europa». Lo ha spiegato la portavoce italiana della Global Sumud Italia, Maria Elena Delia, durante una conferenza stampa al presidio organizzato davanti alla Farnesina.
«Chiediamo che vengano liberati: è una questione giuridica - aggiunge - Se si consente di rapirli in acque internazionali da una barca battente bandiera italiana è una ulteriore escalation di una sistematica e impunita violazione del diritto internazionale. Chiediamo a tutti di agire e mobilitarsi, di creare presidi permanenti. Thiago e Saif rappresentano i 10mila prigionieri palestinesi. Chiediamo che si intervenga per la liberazione di tutti e che ci sia un atteggiamento vigile per chiedere che venga fatta giustizia».