la crisi
"Serve un ordine restrittivo": Trump bullizza Giorgia Meloni sui social
Il leader Usa ridicolizza la premier italiana con una caricatura web. L'incidente si innesta sulle tensioni del G7 di Evian e sulla visita annullata da Tajani negli Stati Uniti
La diplomazia internazionale sembra aver abbandonato i tavoli negoziali per scivolare sui social network, trasformandosi in un ring di scherni personali.
Su Truth, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un nuovo, durissimo affondo contro la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni. Non su complessi dossier strategici o commerciali, bensì su un meme: un’immagine che ritrae la premier in un atteggiamento di adorazione verso il leader americano, accompagnata dalla pungente didascalia «serve un ordine restrittivo».
Questa ennesima sortita della Casa Bianca rappresenta un inquietante salto di qualità, segnando il passaggio dal confronto politico alla delegittimazione personale.
Un rapporto fin lì istituzionale è deragliato in un vero e proprio «teatrino di disprezzo digitale», orchestrato per screditare pubblicamente una leader alleata. A Roma, la reazione ha superato i consueti schieramenti, poiché l’episodio è stato percepito come un oltraggio alla dignità istituzionale del Paese.
Carlo Calenda, leader di Azione, ha espresso immediata solidarietà a Meloni, definendo senza mezzi termini Trump un «ignobile bullo», rincarando la dose dopo averlo già bollato in passato come «mentitore seriale» e «bullo da operetta».
La frattura non è però un fulmine a ciel sereno, ma l’esito di una crisi maturata nelle ultime settimane.
Le crepe più evidenti risalgono al G7 di Evian-les-Bains, in Francia: il 19 giugno, in un’intervista, Trump sostenne che Meloni lo avrebbe quasi supplicato per ottenere una foto insieme.
La replica della premier fu perentoria: smentì la ricostruzione definendola «completamente inventata» e rivendicò che «Io e l’Italia non imploriamo mai».
L’incidente spinse il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a tracciare una linea rossa, cancellando una visita negli Stati Uniti in risposta a parole ritenute «gravi e offensive» per l’intero Paese.
Il quadro attuale rappresenta un rovesciamento rispetto al 2025. Appena un anno fa, Giorgia Meloni era considerata una delle interlocutrici europee di maggior peso per Trump, al punto da essere l’unica leader dell’Unione Europea invitata alla sua cerimonia di insediamento.
In primavera, la premier si era recata alla Casa Bianca con l’obiettivo di consolidare il proprio ruolo di mediatrice transatlantica.
A rendere ancora più pesante la portata del meme è la tempistica. La provocazione digitale arriva alla vigilia di un cruciale vertice della Nato, in programma ad Ankara il 7 e l’8 luglio 2026.
Inserire questa polemica a ridosso di un summit incentrato su sicurezza, Medio Oriente e spese militari rischia di avvelenare il clima diplomatico.