×
☰

la minaccia

Gli Stati Uniti ritirano tutti i bombardieri da Fairford dopo un nuovo allarme

La decisione arriva durante un’inchiesta antiterrorismo ancora aperta

05 Ottobre 2026, 07:28

07:30

Gli Stati Uniti ritirano tutti i bombardieri da Fairford dopo un nuovo allarme

Prima sono state evacuate le case intorno alla base, poi sono partiti i bombardieri. A Fairford, nell’Inghilterra occidentale, un allarme di sicurezza ha coinvolto una comunità rurale e una delle infrastrutture utilizzate dagli Stati Uniti per le operazioni aeree a lungo raggio. Ora tutti i bombardieri americani sono rientrati negli Stati Uniti, mentre l’indagine britannica su un presunto piano contro la base resta aperta.

Gli Stati Uniti hanno confermato di aver riportato nelle rispettive basi nazionali tutti i bombardieri schierati a Fairford, nel Gloucestershire. La conferma è arrivata mentre la polizia britannica continua a indagare sugli eventi avvenuti nei pressi dell’installazione una settimana prima. Un funzionario del Pentagono ha confermato il rientro degli aerei; osservatori dei movimenti militari hanno segnalato partenze di B-1 nella giornata di domenica. Non è stata annunciata una chiusura della base.

Il punto più delicato riguarda il motivo della decisione. Secondo una fonte statunitense citata dalla Cnn, il trasferimento sarebbe seguito a una nuova minaccia, della quale non sono stati divulgati i dettagli. La conferma del rientro, però, non conteneva una spiegazione pubblica delle ragioni operative. 

Il rientro negli Stati Uniti e la minaccia non descritta

La fonte sentita dalla Cnn ha presentato l’allarme come legato a un episodio concreto, senza precisarne natura, provenienza o modalità. Ha inoltre sottolineato come fosse insolito riportare i bombardieri nelle basi americane invece di trasferirli in un’altra installazione della regione.

Il ritorno degli aerei non va inoltre confuso con la cessazione della capacità americana di condurre missioni a lungo raggio. Nel confermare il trasferimento, il Pentagono ha ribadito che la forza da bombardamento resta disponibile per operazioni globali, comprese quelle con partenza e rientro negli Stati Uniti continentali.

Dagli arresti vicino alla base all’indagine a Londra

La vicenda investigativa comincia nella notte del 27 settembre. Secondo la ricostruzione della polizia antiterrorismo, intorno alle 00:45 una segnalazione riguardò tre veicoli sospetti che sembravano dirigersi verso Fairford. Gli agenti armati intervennero nell’area di Whelford e arrestarono cinque uomini, inizialmente per sospette violazioni della normativa sugli esplosivi e poi per il sospetto di preparazione di un atto terroristico. 

Per gli abitanti dei dintorni l’allarme ebbe conseguenze immediate. Furono evacuate 85 abitazioni nel villaggio di Whelford e gli artificieri dell’esercito utilizzarono un robot per esaminare tre furgoni bianchi. Le misure di sicurezza trasformarono così un’indagine su alcuni veicoli in un’emergenza capace di interrompere la vita della comunità vicina alla base. 

Il successivo esame dei veicoli ha fornito una precisazione decisiva: non sono stati trovati ordigni esplosivi improvvisati, mentre è stata recuperata una quantità di benzina. I primi cinque arrestati sono stati rilasciati il 28 settembre in regime di police bail, con condizioni rigorose, mentre le indagini proseguivano. L’aggiornamento ufficiale del giorno seguente ha spiegato che il rilascio era una decisione investigativa e ha confermato lo svolgimento di perquisizioni a Londra.

Il 1° ottobre l’inchiesta ha portato a un sesto arresto, questa volta nel quartiere londinese di Westminster. L’uomo ha 25 anni e possiede la doppia cittadinanza britannica e iraniana. È stato fermato per il sospetto di preparazione di atti terroristici ai sensi della sezione 5 del Terrorism Act 2006; nella stessa zona sono state perquisite due proprietà. 

Anche quest’ultimo sospettato è stato rilasciato in regime di police bail, dopo la conclusione delle perquisizioni delle due proprietà. Il bilancio dei sei arresti non coincide quindi con sei persone ancora detenute.

La pista di un coinvolgimento straniero

La responsabile del coordinamento nazionale della polizia antiterrorismo, Vicki Evans, ha descritto l’indagine come particolarmente complessa. Nel comunicato del 1° ottobre ha spiegato che le squadre specializzate stanno seguendo diverse piste, fra le quali un possibile coinvolgimento di uno Stato straniero. La formulazione non identifica un mandante accertato: indica un’ipotesi che gli investigatori stanno esaminando insieme alle altre. 

L’attenzione verso l’Iran si inserisce nel contesto della guerra e dell’impiego della base. L’Associated Press riferisce che autorità britanniche hanno collegato l’episodio a Teheran, mentre l’Iran ha negato un proprio coinvolgimento. La stessa agenzia ricorda che le autorità iraniane avevano già definito possibili obiettivi le basi utilizzate per attaccare il loro territorio.