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L'analisi

"La bella addormentata": dopo l'inchiesta de "La Sicilia" cresce il dibattito politico propositivo sulle problematiche annose di Caltanissetta

Tra sprone e servizio, così nel capoluogo nisseno da 70 anni il giornale dà voce e forza alla comunità cittadina grazie a una solida relazione quotidiana fatta di fiducia, attenzione e appartenenza

Enrico De Cristoforo

08 Gennaio 2026, 14:00

"La bella addormentata": dopo l'inchiesta de "La Sicilia" cresce il dibattito politico propositivo sulle problematiche annose di Caltanissetta

Una veduta della Fontana del Tritone e dalla Cattedrale in piazza Garibaldi a Caltanissetta

In un territorio che fatica a trovare una direzione, dove i numeri raccontano una crisi strutturale e non più congiunturale, il giornalismo locale resta uno degli ultimi strumenti di tenuta democratica. La comunità nissena ha ancora bisogno di luoghi dove leggere la realtà senza filtri, senza slogan, senza compiacenze.
«La Sicilia», nonostante la crisi profonda che attraversa l’editoria, è uno strumento importante al servizio dei cittadini. Lo è, qui, da settant’anni, da quando l’allora giovanissima testata catanese - fondata nel 1945 - aprì uno spazio di cronaca locale che non è e non può essere un megafono del potere, non un archivio di comunicati, ma un presidio giornalistico critico che interpreta i dati, li collega, li contestualizza e li restituisce alla collettività con la chiarezza che la politica spesso non riesce a garantire. In un territorio come il nostro, dove lo spopolamento avanza, la povertà cresce e le infrastrutture mostrano limiti evidenti, il ruolo dell’informazione diventa ancora più centrale: raccontare ciò che accade non basta, bisogna spiegare perché accade e quali conseguenze produce.

È questo il ruolo di sprone che un giornale deve esercitare nei confronti soprattutto dei palazzi del potere, dell’amministrazione comunale, della politica e delle Istituzioni. Non per spirito di contrapposizione, ma per responsabilità. Quando una città perde oltre 600 abitanti l’anno (dati Istat), quando oltre 10mila persone vivono in povertà assoluta (dati Caritas e Comune), quando il sistema idrico collassa e la programmazione resta frammentata, il silenzio non è un’opzione. Il compito della stampa è ricordare, ogni giorno, che i problemi non si risolvono da soli e che la gestione dell’emergenza non può diventare l’unica forma di governo. Un giornale non è solo un insieme di pagine. È un legame, una relazione quotidiana fatta di fiducia, attenzione, appartenenza, Lo ha ribadito l’editore Salvatore Palella quando, otto mesi fa, ha acquisito questa testata. Aggiungendo: «Non guardare al passato solo come ferita, ma iniziare a guardarlo come forza. È il momento di rialzare la testa. Adesso, Sicilia, è il nostro momento. Facciamolo insieme».
Questo è il senso dell’impegno che qui si rinnova giorno dopo giorno da settant’anni affinché non si debbano raccontare e commentare soltanto fenomeni sociali ed economici negativi, affinché nessuno sia costretto a scegliere tra dignità e appartenenza. Il quotidiano «La Sicilia» continua a essere apprezzato proprio per ciò che oggi sembra più raro: obiettività, rigore, argomentazioni dettagliate. In un’epoca di comunicazione istantanea e superficiale, il giornale mantiene la scelta - controcorrente - di approfondire, verificare, contestualizzare.
È questo che i lettori riconoscono e premiano: la capacità di raccontare la complessità senza semplificazioni, di denunciare senza gridare, di proporre senza illudere. La credibilità non si improvvisa: si costruisce ogni giorno, con precisione e continuità.
Ma un giornale non vive solo di analisi: vive di comunità. E la comunità nissena, pur ferita, ha ancora energie, competenze, idee. Il nostro compito è valorizzarle, metterle in rete, dare voce a chi costruisce soluzioni e non solo a chi evidenzia problemi. Perché la critica è necessaria, ma senza una prospettiva rischia di diventare sterile. L’informazione deve essere anche motore di proposta, spazio di confronto, laboratorio di visione. Un territorio che non discute è un territorio che si arrende. E nessuno può vuole svolgere servizio in ruoli istituzionali senza confrontarsi, senza mettersi in discussione. Un territorio che cambia ha bisogno di una stampa che non arretra.
E una comunità che vuole futuro ha bisogno di una voce che faccia informazione giornalistica con obiettività e abnegazione, che approfondisca documentandosi e studiando, che non consideri questo impegno uno strumento di potere ma soltanto un’occasione di servizio; che continui a ricordare alla comunità che il futuro si costruisce, non si attende.