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Meloni e il test dei fatti, quando le parole non reggono ai numeri: due su tre sono "imprecise"

Un bilancio severo: meno di un terzo delle affermazioni della premier supera la prova dell’attendibilità. Ma il fenomeno non riguarda solo Palazzo Chigi

Redazione La Sicilia

27 Dicembre 2025, 18:49

18:50

Meloni e il test dei fatti: quando le parole non reggono ai numeri

Il tabellone digitale si illumina: tre colonne e un risultato che rovescia le aspettative. Nella prima, “attendibili”, il contatore si ferma a 59. Nella seconda, “imprecise”, sale a 66. Nella terza, “poco o per nulla attendibili”, si piazza a 65. Fine del match: su 190 dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sottoposte a verifica nel 2025, poco meno di un terzo supera la prova dei fatti. Il resto, quasi il 70%, presenta omissioni, errori o ricostruzioni sbagliate. È il bilancio annuale di Pagella Politica, che porta a “quasi 400” le affermazioni della premier fact-checkate dall’inizio del mandato. Un termometro impietoso, ma utile a capire come si formano – e si deformano – i messaggi al centro del dibattito pubblico.

Che cosa dicono i numeri, davvero

Nel 2025 le dichiarazioni di Meloni valutate come “attendibili” sono il 31,1% (cioè 59 su 190). Quelle “imprecise” ammontano al 34,7% (66), mentre le “poco o per nulla attendibili” sono il 34,2% (65). La fotografia è quasi speculare a quella di un anno prima: nel 2024, su 184 affermazioni verificate, oltre il 60% non superava pienamente la prova dei fatti. In sintesi: la curva non migliora e il rapporto con i dati resta, nella maggioranza dei casi, problematico.

C’è anche un elemento importante di metodo: Pagella Politica ribadisce che il suo non è un “pagellino” statistico sulla credibilità di un leader. Le frasi selezionate non sono un campione casuale, ma quelle più esposte, controverse o rilanciate dai media. Proprio per questo però l’analisi è indicativa: descrive come vengono gestiti i fatti quando contano di più.

Uno sguardo oltre Chigi: come se la cavano gli altri

Allargando lo zoom al 2025, e togliendo dal conteggio la premier, la situazione non diventa rosea: tra le altre 210 dichiarazioni verificate, solo il 13,8% risulta “attendibile”, il 31%impreciso” e addirittura il 55,2%poco o per nulla attendibile”. In altre parole, la tendenza a piegare i numeri non è monopolio del governo. È un tratto trasversale alla politica italiana che investe anche opposizioni e leader di primo piano.

Due anni (e oltre) sotto la lente: la continuità del fenomeno

Guardando alle serie storiche, il quadro conferma la persistenza del fenomeno. Nel bilancio dei primi due anni di governo, tra ottobre 2022 e ottobre 2024, oltre la metà delle dichiarazioni di Meloni verificate risultava “imprecisa” o “poco o per nulla attendibile” (complessivamente il 61%). Il 2025 non capovolge la tendenza, ma la prolunga.

Dove la premier è più accurata (e dove non lo è)

Un altro dato interessante riguarda il contesto. Secondo l’analisi di Pagella Politica, nel 2025 la premier risulta relativamente più attendibile in ambito istituzionale – interventi in Parlamento, comunicazioni formali, discorsi ufficiali – dove i testi sono preparati e passano filtri tecnici. La performance peggiora durante eventi di partito e interviste, ambienti in cui la retorica politica tende a prevalere sulla precisione e le affermazioni si caricano di enfasi. È qui che proliferano le “imprecisioni” e le valutazioni “poco o per nulla attendibili”.

I temi ricorrenti: PNRR, lavoro, esteri

Le verifiche del 2025 mostrano alcuni filoni ricorrenti:

Il PNRR: le rivendicazioni di successo sugli obiettivi raggiunti spesso trascurano scadenze, condizionalità o variazioni introdotte in corso d’opera. Non sempre si distingue tra “impegni” e “pagamenti”, e capita che gli avanzamenti siano raccontati senza chiarire la differenza tra target formali e impatti reali.

Il mercato del lavoro: le cifre sull’occupazione tendono a essere presentate senza il contesto di inflazione, demografia e qualità dei contratti, elementi indispensabili per leggere il saldo.

La politica estera: sulle crisi internazionali, dal Medio Oriente all’Ucraina, alcune dichiarazioni risultano sovrastimate o affidate a formulazioni che non riflettono sempre con accuratezza i dati disponibili al momento.

Caso di studio: il discorso di Atreju

Un esempio emblematico arriva dal discorso di Meloni ad Atreju del 15 dicembre 2025, dove Pagella Politica ha passato al setaccio 16 affermazioni. Nel set compaiono dichiarazioni corrette e altre contestabili: dai risparmiatori italiani che comprano BTP “come mai in passato”, alla dinamica dei salari citata richiamando la vicepresidente della Commissione europea. Risultato: un mosaico in chiaroscuro, con passaggi confermati dai dati e altri che, senza il contesto necessario, cambiano significato. Il caso mostra bene come, nei momenti di mobilitazione politica, la narrazione possa comprimere la complessità dei numeri.

Perché queste percentuali contano (anche se non sono una “media nazionale” della verità)

Che cosa possiamo dedurre, dunque, da un 31,1% di frasi “attendibili”, un 34,7%imprecise” e un 34,2%poco o per nulla attendibili”?

Primo: quando la premier interviene sui temi a massima esposizione – PNRR, economia, sicurezza, politica estera – è più probabile imbattersi in semplificazioni o enfasi non supportate da tutti i dati necessari.

Secondo: il problema non è individuale ma sistemico. Nel 2025, al netto di Meloni, oltre la metà delle dichiarazioni verificate degli altri protagonisti politici cade nella fascia meno affidabile.

Terzo: le verifiche non misurano “la verità” in astratto, ma la qualità informativa delle affermazioni che guidano l’agenda mediatica e politica. È lì che si gioca la battaglia per l’opinione pubblica.