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L'intervista

Il ministro Tajani a Catania: «Forza Italia, ascolterò tutti. La priorità è difendere la bandiera, non rinuncio alla guida della Sicilia»

Il vicepremier: «Schifani governa bene, nel partito tutti indispensabili. Caruso segretario “inadeguato”? Non decido io, dopo il referendum se ne parlerà al congresso»

Redazione La Sicilia

17 Gennaio 2026, 07:52

11:21

Il ministro Tajani  a Catania: «Forza Italia, ascolterò tutti. La priorità è difendere la bandiera, non rinuncio alla guida della Sicilia»

Antonio Tajani al suo arrivo nella redazione di La Sicilia

Antonio Tajani atterra puntuale a Fontanarossa. Ma impiega più tempo del previsto per raggiungere La Sicilia. «Sta facendo una call importante», dicono dal suo staff. Ed è proprio così: un colloquio con Marco Rubio, segretario di Stato americano. «Abbiamo affrontato - dirà il ministro degli Esteri all’arrivo nella nostra redazione - tutte le situazioni più calde del palcoscenico internazionale, dal Venezuela all’Iran, da Gaza all’Ucraina e la Groenlandia», confermando «la vicinanza tra Italia e Stati Uniti». Tajani ha ufficializzato a Rubio la sua partecipazione «al vertice del 4 febbraio, dedicato alle materie prime e alle terre rare».

E così dalle tensioni internazionali si arriva alle fibrillazioni siciliane di Forza Italia, che il leader del partito prova a dirimere nella sua due giorni nell’Isola. Di questo, ma anche di altri temi nazionali e regionali, Tajani ha parlato in un forum con il direttore Antonello Piraneo e il vicedirettore Mario Barresi. Annunciando, in premessa, «l’accordo che firmeremo presto tramite il ministero degli Esteri e la Regione Siciliana, con cui potremmo veramente favorire il rilancio dell’export».

Arriva in Sicilia e come “benvenuto” trova la richiesta d’arresto per il deputato regionale forzista Michele Mancuso.
«Io sono stato garantista sempre: anche quando c’è stata una vicenda analoga a Milano che riguardava una forza politica diversa dalla nostra, cioè il Partito democratico, ho sempre detto che sono per la presunzione di innocenza fino alla condanna in terzo grado. La magistratura faccia il suo corso e siccome sono stato garantista con gli esponenti della sinistra a Milano, lo sono pure con gli esponenti di Forza Italia in Sicilia».

Lo scopo della sua visita in Sicilia è ascoltare i mal di pancia di parte della classe dirigente o sedare la fronda anti-Schifani?
«Forza Italia ha un consenso straordinario in questa regione, l’abbiamo visto fino alle Europee. Poi, è chiaro, si avvicinano i congressi e può esserci una certa vivacità. Io sto parlando e parlerò con tutti i nostri dirigenti. Tutti sono indispensabili al partito: ovviamente il presidente Schifani insieme a Caruso, l’onorevole Falcone, l’onorevole Chinnici, l'assessore Tamajo, tutti gli amici di Catania, dove siamo al governo, e di Palermo. Il mio compito è quello di favorire il dialogo e, se ci sono delle incomprensioni, di risolverle».

Falcone ha definito «inadeguato» il segretario Caruso. Questa è più che un’incomprensione.
«Ho parlato con Falcone, credo che dirà delle cose diverse (e in effetti in serata arriva una nota distensiva, ndr). Provate a sentirlo».

Un passo indietro di Caruso per un segretario-pacificatore può essere uno scenario possibile?
«Non tocca a me decidere i candidati: mi sono tolto il potere di scegliere i segretari regionali, la rivoluzione che abbiamo fatto è dare la parola agli iscritti. Dopo il referendum sulla Giustizia, che per Forza Italia è un impegno prioritario, ne riparleremo. Finché non ci sarà il congresso Caruso è il segretario e va sostenuto».

Gli equilibri congressuali incideranno sulla leadership di Schifani e sulla sua ricandidatura?
«Schifani sta governando bene: il Pil in Sicilia è cresciuto più che nel resto d’Italia, quindi vuol dire che Forza Italia, che ha la responsabilità di guidare il centrodestra alla Regione, sta governando bene. Il nostro partito non intende rinunciare alla Sicilia».

Però c’è chi mette pepe a questo dibattito: Mulè ha pure spostato la residenza in Sicilia...
«Se Mulè ha voluto trasferire la residenza in Sicilia ha fatto bene. Io sono ciociaro, ho trasferito la mia residenza in Ciociaria. Il dibattito qui è più frizzantino, io ascolto tutti ma non dimentichiamo che il bene primario è la difesa della bandiera di Forza Italia. Al momento giusto si prenderanno tutte le decisioni».

Anche Lombardo, che chiede il secondo assessore regionale, è un federato forzista frizzantino...
«Il movimento di Lombardo è una forza federata, partecipa ai nostri consigli nazionali. Lo conosco, lo stimo: s’è impegnato tantissimo per noi alle Europee. Anche lui è una tessera fondamentale del mosaico di Forza Italia».

L’invito di Piersilvio Berlusconi a un ricambio in Forza Italia è un preavviso di rottamazione nei suoi confronti?
«Io dopo la morte di Berlusconi ho dovuto fare un partito completamente diverso: non c’è un leader carismatico e io non sono Berlusconi. Detto questo, il ricambio è nei fatti: c’è Simone Leoni che è una figura emergente e ci sono facce nuove in parlamento e nelle Regioni, come qui in Sicilia. Ma rinnovare non significa soltanto ringiovanire, c’è anche un allargamento al mondo civico, delle forze produttive in corso».

Quanto c'è di vero circa il retroscena che la famiglia Berlusconi abbia delle simpatie per Occhiuto come potenziale leader del partito?
«I leader si eleggono nei congressi. Noi lo faremo prima delle Politiche perché è giusto che il nuovo segretario porti Forza Italia alle elezioni. Non ho mai avuto segnali di sfiducia da parte della famiglia Berlusconi. Che la famiglia Berlusconi incontri i dirigenti di Forza Italia, parli con loro e li ascolti, mi pare un fatto positivo, non un’ingerenza. Il rapporto Forza Italia-Berlusconi è un matrimonio indissolubile. Poi, ripeto, per scegliere i leader ci sono i congressi e il nostro sarà un congresso vero, in cui ogni iscritto sceglierà in prima persona, senza il sistema dei signori delle tessere».

Quanto è fantascientifica la prospettiva di Antonio Tajani il primo presidente della Repubblica di centrodestra?
«Non ci ho mai pensato, non ci penso. Il presidente Mattarella, un siciliano a cui mi lega il rapporto di stima e l’essere entrambi figli di una cultura popolare, sta facendo benissimo, è una garanzia. Per me già è difficile fare il vicepresidente del Consiglio dei ministri... vedremo».