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Il retroscena

L’“ambulatorio” del leader fra mal di pancia repressi e riposizionamenti tattici. E al Politeama si prepara un bagno di folla

Ecco chi c'è (e chi non c'è) con Falcone. Mentre Calderone sibila : «Quello che abbiamo in testa si scoprirà quando sarà tardi. Ma non per noi...»

Mario Barresi

17 Gennaio 2026, 08:01

L’“ambulatorio” del leader fra mal di pancia repressi e riposizionamenti tattici. E al Politeama si prepara un bagno di folla

Alla fine «l’ambulatorio catanese di Tajani» (geniale definizione di un dissidente assente) è un po’ meno affollato del previsto. Il leader di Forza Italia concede a Marco Falcone la mezza giornata di «confronti singoli e privati» per ascoltare le voci - e soprattutto i mal di pancia - dei siciliani che «non vogliono morire schifaniani», ma il format dell’incontro all’hotel Plaza perde in parte la sua portata rivoluzionaria. Anche perché l’uscita dell’eurodeputato che definisce «inadeguato» il segretario regionale Marcello Caruso è un errore tattico che sposta il dibattito della giornata sul «clima di tensione» denunciato da Nicola D’Agostino. Tant’è che è lo stesso Antonio Tajani a chiedere di abbassare i toni. E Falcone obbedisce: «Nulla di personale verso nessuno, men che meno verso l’attuale segretario Caruso», scandisce in una nota pomeridiana. Riservandosi però il diritto di rivendicare che «l’unità non è uno slogan, ma un principio irrinunciabile» e precisando che «il tema è politico: noi lavoriamo per trovare soluzioni che diano lustro e prestigio al partito».

Ma se doveva essere l’inizio della fine dell’era di Renato Schifani così non è stato. Nello “sfogatoio” di Catania sono presenti i parlamentari nazionali Tommaso Calderone e Daniela Ternullo, oltre al capogruppo dell’Ars, Stefano Pellegrino, con i colleghi Alessandro De Leo, Marco Intravaia e Bernardette Grasso. Mancano altri potenziali scontenti, «anche perché l’inchiesta su Michele Mancuso» - confessa uno dei presenti - ha rimescolato gli equilibri del rimpasto in giunta: quindi qualcuno che sarebbe venuto se l’è fatta alla larga per non mettersi contro Schifani. Magari sarà davvero così, ma bisogna dare atto al governatore di essere riuscito a “sterilizzare” ancora una volta la fronda. Anche con la formula pensata per la seconda tappa siciliana di Tajani prevista per oggi a Palermo: un incontro pubblico al Politeama. «Faremo una manifestazione con il botto», gongolano i Renato-boys, pregustando un bagno di folla (e di complimenti per il presidente) da contrapporre ai «quattro gatti di Catania».

Che poi proprio quattro non sono, visto che in serata si materializza anche Raffaele Lombardo, accompagnato dal deputato regionale Ludovico Balsamo. «Solo per un saluto di cortesia, non devo chiedere niente», precisa il patron dell’Mpa che invece avrebbe ottenuto da Tajani la conferma del secondo assessore chiesto a Schifani. Presente anche il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, mentre in videoconferenza si materializza anche il collega mazarese Salvatore Quinci, pronto a passare in Forza Italia su input di Pellegrino e Falcone.

Nei faccia a faccia i temi ascoltati con più attenzione da Tajani riguardano «l’assenza di collegialità nelle scelte», certificata da «una segreteria regionale che non s’è mai riunita». Il leader azzurro avrebbe vidimato anche la nuova linea sugli assessori chiesta a più voci: «Via i due tecnici, spazio ai deputati regionali». E il rimpasto di Schifani, che potrebbe prendere per Fi uno dei due posti della Dc, avrebbe tre caselle da distribuire. «Ma stavolta non può fare di testa sua», la richiesta pressante. Che verrà ribadita oggi, nell’incontro che Tajani avrà con il gruppo dell’Ars dopo la convention al Politeama.

Tanto rumore per nulla? Forse sì. Ma non per Calderone, che ammettendo di aver «fatto gli onori di casa assieme a Falcone», dopo la cena sibila: «Il silenzio e la riservatezza sono un’arma micidiale nella politica. Quello che abbiamo in testa si scoprirà quando sarà tardi. Ma non per noi...». Cosa avranno in testa?